Il movimento del cosiddetto “calcio a 5”, da tempo riconosciuto ufficialmente dalla FIFA, può essere propedeutico a quello dei “grandi”
Molto spesso si storce il naso quando si paragona il calcio a 5 con quello a 11, al quale siamo molto più abituati e che è sicuramente e di gran lunga più seguito, ma molti non sanno che tra i più grandi calciatori moderni, soprattutto sudamericani, ce ne sono moltissimi che hanno iniziato giocando nel calcio a 5. Ronaldinho, Neymar, Coutinho, Lamela, solo per citarne alcuni, tutti calciatori provenienti dal Futsal. Un esempio europeo è Brian Laudrup che prese parte alla prima edizione del Mondiale di Futsal nel 1989 con la Danimarca e solo pochi anni dopo, nel 1992, vinse l’Europeo con la nazionale di calcio. Alessandro Rosa Vieira, conosciuto come Falcão e noto per essere uno dei calciatori più forti di tutti i tempi nel calcio a 5, due volte campione del mondo con il Brasile, nel 2005 fece una breve apparizione nel calcio a 11, nel San Paolo, dove giocò 6 partite di campionato realizzando 5 reti ed esordendo anche in Copa Libertadores. Un successo insomma, ma il richiamo del Futsal fu troppo forte per lui e quindi tornò immediatamente alle origini.

Il calcio sente sempre più forte il bisogno di tornare alle origini, forse se ne sente sempre di più la necessità, soprattutto con le critiche che negli ultimi anni fanno pesare la mancanza di spettacolarità, l’appiattimento del gioco. Quanto sarebbe bello vedere in campo un nuovo Ronaldinho con i suoi dribbling e la sua efficacia, oppure la rabona di Lamela! Manca fantasia nel calcio moderno, non ci sono più calciatori che saltano l’uomo, gli unici che inventano qualcosa sono gli esterni, ma più per la corsa che per vera e propria tecnica da dribblomani. Allora perché non attingere dal Futsal? Ma non dal parco calciatori, bensì dalle tecniche di allenamento, dai moduli, dalla mentalità. Il calcio a 5 “costringe” gli atleti ad affinare la tattica e la tecnica individuale, sviluppa una maggiore velocità di pensiero e di azione. Su un campo di calcio a 5 gli spazi ridotti spingono, impongono a pensare e a decidere velocemente cosa fare, occorre quindi anche avere una grande tecnica di base per dominare la palla; si viene coinvolti maggiormente nel gioco; si impara ad attaccare e difendere; si sviluppa la capacità di concentrazione perché non vi sono pause; aumenta sensibilmente la possibilità di effettuare dribbling; il portiere spessissimo coinvolto, sviluppa velocità, impara a giocare con i piedi e anche con una mentalità d’attacco, partecipando attivamente alle azioni di gioco. Il Futsal, in poche parole, esalta la tecnica, la creatività, l’improvvisazione e il controllo di palla e molto altro ancora.
Chiaramente restano comunque due sport diversi per molti aspetti, ma calcio a 5 e a 11 si possono dire, per alcuni versi, complementari ed è per questo che alcuni allenatori di formazioni di calcio, stanno attingendo non solo ai concetti di allenamento del Futsal ma anche direttamente dal settore tecnico dello stesso. La Juventus nel 2020 ha avviato un progetto di integrazione tecnica nel proprio settore giovanile, con a capo Alessio Musti, ex CT della nazionale italiana di calcio a 5. Due anni dopo, Musti, viene nominato “Coordinatore tecnico del settore giovanile” dall’under 15 sino all’under 19. Marco Baroni ha nel suo staff, già dai tempi di Lecce, poi Verona ed ora alla Lazio, lo specialista Nicola Lami, esperto di Calcio a 5. L’espansione di questo nuovo modo di concepire il calcio ed allenare, si sta diffondendo sempre più e quindi la speranza è di vedere presto un nuovo Ronaldinho per farci tornare ad ammirare quei numeri che ci hanno fatto innamorare di questo gioco.
Fonti foto: calcioa5anteprima.com, l84.it
Luigi A. Cerbara








