Passionedelcalcio.it ha intercettato telefonicamente l’ex ciclista Claudio Chiappucci. Chiappucci, soprannominato el Diablo, ha corso tra gli anni ottanta e novanta trionfando nella Classicissima Milano-Sanremo del ’91, conquistando anche la classifica scalatori al Tour de France nel 1991 e 1992, maglia a pois, e al Giro D’Italia per tre volte, ’90, ’92 e ’93, mentre nel Giro d’Italia del 1991 ottiene la maglia a punti in qualità di miglior corridore piazzato nei traguardi. Chappucci è un noto tifoso juventino. Nel 2006 si è classificato secondo al reality show l’isola dei famosi
Cosa si aspetta dalla Juventus in questa stagione?
Un rilancio, la Juve di Thiago Motta dovrà dimostare di essere competitiva per i livelli alti come è nel dna di questo club. Nell’ultimo periodo si è vinto solo una coppa Italia, troppo poco. Bisognerà però avere pazienza, il tecnico dovrà essere bravo a creare una amalgama vincente. Da quel poco che si è visto mi sembra che la strada intrapresa sia quella giusta.
E’ un campionato che può riservare sorprese in quota?
Sì, almeno per il momento ogni squadra ha alti e bassi, per cui non c’è una favorita assoluta.
Qual è il giocatore juventino a cui è più legato?
Chi ha scritto la storia del club ovvero Platini, Roby Baggio, Del Piero e Buffon su tutti.

Lei ha ottenuto nelle grandi corse a tappe due secondi posti nella classifica generale al Giro nel ’91 e nel ’92 e un terzo posto nel ’93, stessi piazzamenti al Tour de France, due volte secondo nel ’90 e nel ’92 e una terzo nel ’91. Quali sono stati i momenti migliori? Non si è contraddistinto invece nella Vuelta a España, corsa due volte, come mai?
Dalla prima maglia gialla conquistata nel Tour del ’90 in poi ho vissuto momenti meravigliosi. L’impresa al Sestriere al Tour, dopo una fuga di 200 km, resta nella storia di questo sport. Non essendo mai stato in una grande squadra cercavo di arrangiarmi come potevo. Andavo forte in salita e anche nelle volate. Non ho mai puntato a vincere la Vuelta perchè correvo troppo e le priorità erano altre.

Lei è stato molto competitivo anche nelle corse di un giorno, nelle classiche monumento oltre ad aver vinto la Milano-Sanremo, si è piazzato due volte secondo al Giro di Lombardia, ’92 e ’94, quarto sia nel Giro delle Fiandre, ’95, che nella Liegi-Bastogne-Liegi, ’94. Ci racconta il trionfo nella classica di primavera? Nella Parigi-Roubaix non ha ottenuto buoni risulati, ci spiega il motivo?
Vincere la Milano-Sanremo è un qualcosa di straordinario. Sulla salita del Poggio ero ormai solo e ho tirato a tutta nella discesa verso Sanremo. La Parigi-Roubaix non era adatta alle mie caratteristiche ma ci partecipavo per esercizio, provavo i tratti in pavè utili anche per il Tour.
Lei e Marco Pantani siete stati i ciclisti più amati dagli appassionati italiani dagli anni novanta in poi, per il vostro modo di correre generoso, per il vostro carisma. Che ricordi ha del suo ex compagno di squadra Marco Pantani?
Eravamo simili per alcuni versi. Attaccavamo in salita, non facevamo calcoli. Trasmettavamo passione, emozionavamo la gente. Quando purtroppo Marco è deceduto così giovane la sua popolarità è continuata a crescere. Eravamo compagni di squadra nella Carrera Jeans, io ero quasi a fine carriera, lui agli esordi. Fin da giovane era fortissimo.
Ci descive i 4 campioni attuali: Remco Evenepoel, Tadej Pogacar, Primoz Roglic, Jonas Vingegaard?
Pogacar oltre alle notevoli qualità tecniche possiede grande carisma, vuole vincere tutto; Vingegaard è tenebroso e indecifrabile, può sorprenderti in qualsiasi momento; Roglic è un lottatore, è arrivato alla ribalta non da giovanissimo, commette qualche errore di troppo ma non molla facilmente; Evenepoel sta dimostrando di essere imbattibile a cronometro ed è competitivo sia nelle corse di un giorno che nelle corse a tappe.
Lei che un Mondiale lo ha sfiorato, medaglia d’argento nel 1994, su chi punta per la vittoria nella prova in linea di domenica?
C’è rammarico per quel Mondiale del 1994 corso in maniera strepitosa in casa ad Agrigento in un percorso durissimo. Meritavo di più. I favoriti sono Pogacar e Evenepoel, ma van der Poel, campione in carica, venderà cara la pelle. Disputandosi in Svizzera il Mondiale occhio allo svizzero Hirschi, potrebbe sorprendere tutti.
Fonti foto: Shotoe.com; ; Wikipedia.org; Gazzetta.it
Stefano Rizzo








