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van Basten: il cigno di cristallo

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La storia di uno dei più grandi attaccanti di sempre, il quale vessato dagli infortuni, ha dovuto dire basta troppo presto

“C’era tristezza ovunque. Quella del pubblico, e la mia. Correvo, perché non volevo far vedere che zoppicavo, battevo le mani alla gente. E intanto pensavo che non c’ero già più, mi sembrava di essere ospite del mio funerale. Quella sera pensavo soltanto che la mia vita era stata il calcio. Adesso era diventata una fogna. Avevo il fegato a pezzi per gli antidolorifici. Avevo un dolore pazzesco a quella caviglia maledetta. Ero disperato. Dopo, quando ne sono uscito, ho capito di aver vissuto qualcosa di simile alla depressione”

Con queste parole l’ex asso rossonero, ha commentato il suo ritiro dal calcio, in un’intervista recente ed era impossibile non cominciare da queste dichiarazioni per raccontare la storia del più forte centravanti degli anni ’90.

La storia d’amore con il Milan iniziò in un’altrimenti oscura amichevole, il 2 agosto del 1987, vinta per 7-0 contro la Solbianese, quel giorno Marco non segnò ma ben presto si sarebbe rifatto e con gli interessi.

Il 23 agosto esordisce in Coppa Italia contro il Bari, il Milan vince 5-0 e lui segna un gol, si ripete all’esordio in campionato a Pisa, dove mette a segno il terzo gol su rigore.

Da lì in poi, non ha più smesso d’incantare il pubblico rossonero, anche perché ha avuto la fortuna di giocare in una delle squadre più forti di sempre: il Milan di Arrigo Sacchi.

Con quella squadra straordinaria, ha vinto praticamente tutto: 3 Scudetti (1987-88, 1991-92, 1992-93), 2 Coppe dei Campioni (1989, 1990), 2 Coppe Intercontinentali (1989, 1990), 2 Supercoppe Europee (1989, 1990), 2 Supercoppe Italiane (1989, 1992), 3 Palloni d’Oro (1988, 1989, 1992), 2 titoli di capocannoniere del Campionato Italiano (1989-90 – 19 reti, 1991-92 – 25 reti) ed ha messo a segno la bellezza di 125 gol in 201 partite.

Questi numeri eccezionali non spiegano il motivo per il quale, ancora oggi, tutti i tifosi del Milan lo venerano come una divinità, infatti la sua tecnica ed il cuore con il quale giocava sono ancora vivi negli occhi dei tifosi.

Probabilmente il suo gol più bello con la maglia dei rossoneri lo ha siglato con quella stupenda rovesciata, che ancora oggi e ben viva negli occhi di chi ha potuto vederla, contro gli svedesi del Goteborg: ricordo ancora da ragazzino, come quel gol mi avesse affascinato, nonostante non sia milanista, ma un gol messo a segno da un campione del genere, non può che essere apprezzato.

Segnò un gol stupendo anche nella semifinale della Coppa dei Campioni del 1988-’89, quando ammutolì il “Santiago Bernabeu” con un colpo di testa in tuffo, che prima di entrare in rete, baciò l’incrociò dei pali e si divertì a ballare per qualche istante sulla linea di porta.

Il talento olandese si ripeté anche nel ritorno, siglando il quarto dei cinque gol con cui il Diavolo si sbarazzò degli spagnoli ed ovviamente marchiò a “sangue” la finale contro la Steaua Bucarest, con una doppietta come il suo connazionale Gulllit.

Eppure non c’era grande simpatia con Sacchi, secondo van Basten non era corretto nei rapporti e se la prendeva sempre con i giovani, anche quando non centravano nulla.

Questo non gli ha impedito di vincere tutto con lui.

Fonte foto: wikipedia.org

Firma: Alessandro Nardi

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