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USA ’94, l’ultimo baluardo del calcio malinconico

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Proviamo a fare un parallelismo di quegli anni e di come l’intero sistema di comunicazione stravolse l’etere e noi stessi

A partire dal 1993 la rete di telecomunicazioni, da tutti noi conosciuta come Internet, che fine ad allora era stata utilizzata unicamente per la trasmissione scientifica inizia ad avere sempre più accessi da parte di utenti privati che ne sviluppano, inconsapevolmente una fitta rete che si estenderà con imponenza verticale, sino ad arrivare al 1998, anno in cui milioni di fruitori connessi in parallelo tracceranno mappature di interazione che si dirameranno quasi per intero nei continenti più tecnologici.

Il 17 luglio del 1994 per tutti gli italiani verrà ricordato come uno degli ultimi spaccati di vita al termine di più di due ore di passione, sofferenza e sconforto, in cui dovendo gestire la forte scossa emotiva fu obbligatorio accaparrarsi del proprio cuscino e concedergli il lusso di impregnarsi di tenue e gentili lacrime che avevano un retrogusto di vittoria. Nessuna pièce teatrale social, nessun aforisma del buon Neruda a sconfinare lungo le pagine dell’etere attuale. Soltanto l’incessante delusione nell’aver visto il nostro più valoroso e geniale campione tirare verso le stelle di Pasadena l’ultimo e decisivo calcio di rigore. Nulla sarebbe stato più lo stesso, nessuno avrebbe più guardato un mondiale di calcio con un tale, spassionato e dovuto spirito di aggregazione. E’ come se Roberto Baggio, sapesse che il mondo sarebbe cambiato e quasi per stizza avesse deciso di virare, col suo velluto destro il tiro andando verso qualche corpo celeste che passava di lì per caso.

Che sia questo il velato motivo che porta alcuni ad avere un nodo smielato alla gola quando si parla di USA ’94? L’ultimo baluardo sportivo all’insegna della compartecipazione diretta e non per interposto gingillo automatizzato programmabile. A tutto ciò va logicamente aggiunto a peso d’oro, che le diottrie si disperdevano esponenzialmente leggendo gli almanacchi delle rose di quegli anni. Campioni su campioni che si distribuivano uniformemente nelle rispettive nazioni, arricchendole di fascino e rendendo le competizioni attigue in quegli anni avvincenti e dagli esiti mai scontati.

Fonte della foto: Il Post

Cesare D’Agostino

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