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Una parte di Napoli contro Spalletti senza un valido motivo

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Fonte foto: Sky sport

Dissenso in settimana nei confronti dell’allenatore azzurro con qualche striscione. Le motivazioni si faticano obiettivamente a comprendere

Napoli contro Spalletti o quantomeno una parte della tifoseria partenopea contro il tecnico di Certaldo. Motivazioni? Ad oggi, pressoché inspiegabili. Come si può criticare Spalletti dopo una stagione così. Una stagione conclusa con l’obiettivo dichiarato ad inizio anno della Champions League (terzo posto quasi in cassaforte), una stagione terminata appena l’anno precedente al quinto posto in classifica con il clamoroso psicodramma dell’ultima giornata contro il Verona al Maradona. Una stagione che ha visto il Napoli protagonista in Italia e in lotta fino a poche giornate dal termine per la vittoria del campionato. Un Napoli, da molti sopravvalutato sia nella qualità che nella lunghezza della rosa, senza tener presente la mano indispensabile di Spalletti. Se il Napoli e determinati calciatori hanno avuto un notevole exploit in questa stagione, il merito è assolutamente da assegnare al mister toscano.

AL DI LA’ DELLE ATTESE

Eppure c’è chi ha parlato di dovere del Napoli di vincere lo Scudetto. Con 73 punti in classifica (potenzialmente 79 dopo 38 giornate, +2 dello scorso anno), gli azzurri hanno ottenuto l’obiettivo dichiarato ad inizio stagione: ovvero trovarsi nuovamente in Champions League. Qualificazione peraltro ottenuta con tre giornate d’anticipo. Il lavoro di Spalletti, arrivato in estate dopo i dissidi (soliti) del presidente De Laurentiis con l’allenatore di turno (nel caso Gattuso), è stato a dir poco encomiabile. Il Napoli ha viaggiato per lunghi tratti in marcia Scudetto tenendo testa a Inter (campione in carica) e Milan (miglior squadra dell’ultimo biennio). Spalletti ha valorizzato la rosa dello scorso anno (arrivata quinta) grazie ad un lavoro sui singoli impressionante.

Se oggi Rrahmani è uno dei migliori centrali in Italia lo si deve a mister Spalletti che ha creduto in lui relegando in panchina il deludente Manolas, poi ripartito per la Grecia. Ha rivitalizzato Juan Jesus, non giocatore nei tre anni precedenti tra Roma e Napoli, trasformandolo in una riserva extra lusso. Ha plasmato Lobotka e Anguissa. Il primo, oggetto misterioso sotto la corte di Gattuso (oggi lo si paragona ad un certo Brozovic); il secondo, arrivato dalla Championship (bravo anche il ds Giuntoli), e oggi tra le sorprese più positive dell’intera stagione. Per non dimenticare Fabian Ruiz, praticamente un fantasma per un anno e mezzo, e con Spalletti – quasi per magia – record di gol in Serie A (7). La cosiddetta storia della rosa lunga ed equilibrata ha un solo e unico artefice: Luciano Spalletti.

I PERCHE’ DEL NON SCUDETTO

Gli interrogativi sul perché il Napoli si sia sciolto nelle ultime giornate sono diversi. C’è ovviamente il demerito dello stesso tecnico in certe partite (normalità) ma anche tanto altro. Dal valore effettivo della rosa al capitolo infortuni fino ad arrivare alla poca incisività di determinati interpreti. Il primo punto si può riassumere facendo riferimento ad una zona di campo ben precisa: la fascia sinistra. Mai come quest’anno, quella porzione di campo è stata decisiva durante l’arco della stagione. Il duo rossonero Theo-Leao sta per condurre il Milan al 19esimo tricolore della propria storia; il solista Ivan Perisic ha praticamente arato e dominato l’intera annata nerazzurra (decisivo in Coppa Italia). Fattore che a Napoli, purtroppo, non c’è stato. Per tutto il rispetto di Mario Rui e Insigne, i tre sopra citati sono oggettivamente di un’altra categoria. Qualcosina dal mercato si poteva e doveva fare in estate!

Secondo capitolo. Gli infortuni. Il Napoli ha vissuto quest’anno con una caterva clamorosa di guai fisici che hanno impedito a Spalletti di far esprimere al meglio la sua squadra. Di Lorenzo, Osimhen, Lozano, Anguissa, Koulibaly. Molte volte il Napoli ha dovuto rinunciare a questi giocatori durante l’arco della stagione. In certi casi, anche tutti contemporaneamente. Terzo e ultimo motivo: la poca incisività. Fra tutti Osimhen, a zero gol negli scontri diretti. Un caso, una coincidenza? Fatto sta che i suoi colleghi di Inter e Milan, probabilmente meno forti di lui, hanno timbrato più volte il cartellino (Giroud, Dzeko, Lautaro Martinez). Stagione no anche per lo stesso Insigne, il quale ha segnato sì 10 gol ma ben otto su calcio di rigore. Per non parlare della deludente annata di Politano, uno dei migliori lo scorso anno. I perché del non Scudetto sono diversi ma guai a dare la colpa all’unanimità a mister Spalletti.

Sandro Caramazza

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