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Tutto Molto Bello | Il coraggio di dire basta

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Storie di gente che ha fatto il suo tempo e che non ha più niente da dire

“Ti gridavano fenomeno ora invece gridano buuuu /un signore grasso e lento giunto al viale del tramonto / dai ascolto a chi ti vuole bene: campione, fallo anche tu! / meglio adesso che sei un mito, da domani sarai un peto!”
(Sunset Boulevard, Elio e le storie tese)

(Prima parte, la seconda è qui🙂

Come sempre, chi riconoscerà queste strofe (e le avrà canticchiate) e chi, semplicemente, è ancora troppo, troppo giovane. Era il 1993 e questa la sigla di un Mai dire Gol agli inizi nel suo essere un cult della televisione. Tra gli interpreti di quella sigla, in realtà, nessuno era “al viale del tramonto”: Lombardo, Gullit, Tacconi, Di Canio, Signori, Peruzzi, giusto per citarne alcuni.  

Si toccò ciò che adesso, ancora più di prima, è un argomento ancora tabù: il ritirarsi dalle scene quando non si ha più niente da dire, quando ormai lo smalto del vincente si è perso da tempo. La ragionevole alternativa al continuare, quando di quello smalto resta una patina opaca di chi campa sul proprio cognome. Il tutto per garantire ancora ascolti, contratti dagli sponsor (ma il marketing sa prima del campione quando è il momento di smettere), le luci della ribalta che più ragionevolmente, illuminano un comprensibile raschiare il fondo del barile.

Mourinho non vuole domande dopo l'Inter: distrugge la Roma con un monologo  di due minuti

Quel che accade vedendo la nuova vita di Mourinho in giallorosso (o per meglio dire, a leggere i risultati: solita vita, cambia solo la maglia), le voci che si rincorrono su un possibile quinto atto di Ballardini sulla panchina del Genoa, o ancora l’ennesima avventura di Walter Sabatini (destinazione Salerno) lanciano un grido di dolore: bisogna avere il coraggio di smettere, di lasciare il campo per non intaccare quello smalto di qualche rigo sopra. Le alternative sono tante: dalle pay-tv, alle dorate panchine cinesi o arabe, perfino entrare in nobili progetti per far crescere il calcio come ambasciatore FIFA/UEFA, o come testimonial pubblicitario. Sono mille i modi (il messaggio è più adatto allo Special One, ma per gli altri due la sostanza cambia di poco) con cui vivere di ciò per cui si è diventati un nome importante, senza però esporsi alle figuracce di chi figura nel front office del calcio.

Sia chiaro: non che continuare sia per forza sinonimo di incoscienza nel donare il proprio nome alla platea quando le gambe e il fisico (o la testa) non reggano più. Il caso di Gigi Buffon è emblematico. A 43 anni non si sa ancora quando appenderà i guanti al chiodo. Parma avrebbe dovuto essere un buen retiro, una tranquilla corona di quella che, semplicemente, è stata la carriera del portiere più forte di tutti i tempi. E’ diventata una seconda giovinezza, meglio ancora della sua fugace apparizione al Paris Saint-Germain.

Certo, certo: sono altri modi di vivere il calcio, altre situazioni. Imparagonabile la carriera del numero uno fra i numeri uno, con un altro uno, lo Special One. Proprio per questo è bene che Mourinho si dedichi ad altro: la parabola del mago del Triplete interista sta declinando in un cupio dissolvi, che è poi quello della Roma da più di un decennio: nessun risultato concreto, qualche lampo buono ad illuminare le piazze per qualche giorno, ma nulla più.

In particolare, il vate di Setubal sta incarnando alla perfezione una famosissima frase di Julio Velasco che rimarca la differenza tra il vincente e lo sconfitto: CONTINUA QUI…

Fonti GianlucadiMarzio, ForzaParma, Fanpage
Valerio Campagnoli

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