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Tutto Molto Bello | Coppa Italia, ultimo atto. Inter, nell’aria c’è profumo di vittoria

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“…il cuore nerazzurro sogna gloria, e vuol cantare la sua fedeltà alla sua storia…”

Per i Millennials, la Gen. X, e per chi non tifa la Beneamata, queste strofe non diranno granchè. Per tutti gli altri, è l’indimenticabile Cuore Nerazzurro dei Camaleonti, inno che ancora per tanti attempati tifosi baùscia è molto più rappresentativo del pur degnissimo “C’è solo l’Inter” e del viralissimo “Pazza Inter”.

Una scelta non casuale per il titolo: con la vittoria di ieri non solo l’Inter si mette in bacheca l’ottava Coppa Italia, ma si galvanizza incredibilmente nel rush finale per lo scudetto. Profumo della vittoria che deve ancora arrivare. Sotto di due punti al Milan, quando sempre due ne mancano alla fine: eppure riacchiappare la banda Pioli non è un’impresa COSI’ complicata con questo entusiasmo e giocando contro Cagliari e Sampdoria con la stessa disarmante e spensierata prova di forza messa in mostra ieri all’Olimpico.

Albo d'Oro Coppa Italia: ottavo trionfo dell'Inter

Una partita che fa bene, non solo all’Inter ma a tutto il calcio. Per paradosso, anche chi ieri è uscito a testa bassa farà tesoro della finalissima. La Juve di Allegri  -primo anno di zero tituli dopo l’epopea dei dieci scudetti di fila in una stagione assolutamente anonima- con ieri sera traccia una linea di demarcazione tra l’età dell’oro e il tempo in cui i sogni si pettinano, la principessa torna a fare l’operaia, si torna nel mondo degli umani. Non sarà la Juve drammatica di Del Neri, forse più quella di Maifredi: la Vecchia Signora è bella, ma non balla.

HA VINTO LO SPORT – Citazione dei superinteristi della Gialappa’s Band a suggello della serata. Al di là del prevedibile pienone tv (8 milioni, 600mila e passa davanti a Canale 5, 41,5% di share secondo Calcio&Finanza), i 170 paesi collegati con Roma son stati premiati da 6 gol, contesa protratta per due ore di extra time, ma soprattutto un equilibrio spezzato alla fine in maniera virulenta: l’uno-due di Perisic è l’accelerazione in una gara di dragster in cui il bolide nerazzurro stacca quello bianconero impietosamente, sulla lunga distanza .

Arisa canta l’inno di Mameli alla finale di Coppa Italia e i social si scatenano per il suo look “sexy”. Con lei anche Vito Coppola

Riavvolgendo il nastro, Arisa nel suo look total red riesce a strappare meno buu dei soliti haters eternamente presenti come il prezzemolo. Buon segnale, finalmente qualcuno che riesce a rilassarsi ascoltando il Canto degli Italiani senza dover polemizzare. Strette di mano, Chiellini e Handanovic forse alle loro ultime finali chiudono degnamente le loro parentesi da bandiere di Juve e Inter. Bastano sei minuti per capire che non sarà serata per Allegri. Il cupio dissolvi della prima, facilissima, rete di Barella è la fotografia plastica non solo di una serata, ma di una stagione.

A deliziare la platea ci pensa proprio il portierone sloveno: uno che a trentasette anni, con uno e novantatre di statura, ti leva quella palla a Vlahovic, tanto mollo non può essere, parafrasando l’inossidabile Alberto Malesani. Mollo poi lo è, quando al secondo tempo si accascia sul quasi rasoterra di Alex Sandro e di coscia pareggia i conti. Una partita vera, tirata, in cui la Juve con Dusan Vlahovic fa quasi valere quella sua voglia di futuro, non prima però di tirar fuori gli artigli con un uno-due di quelli che fiaccano chiunque (in rete va Vlahovic).

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Italia, pizza, spaghetti, mandolino e polemiche eterne. Due rigori contro la Juve, capirai. Basta poco a ribaltare carnefici e vittime allo stesso modo del lato delle salsicce in una grigliata. Il fuoco, inutile indicare quale sia, divampa a fiamma alta quando, dei due penalty decisivi per la coppa, l’ultimo è in una chiara situazione che in altri paesi (leggi Premier League) avrebbe indotto a rialzarsi senza tanti fronzoli. Prima Calhanoglu e poi Perisic eseguono la condanna, il croato si toglie anche lo sfizio di far capire chi davvero meritava di portarsi a casa la finale.

La meraviglia del croato, quando passeggia sulla tre quarti e infilza Perin col destro che toglie tutti i dubbi: l’Inter è squadra che può anche perdere il campionato, ma che in questa stagione ha davvero dato prove di forza, di concretezza, di solidità. Un collettivo che davvero, balbettii della prima metà di stagione a parte, è semplicemente la squadra che meglio gioca al calcio. Se è vero che non sempre il più forte vince, di sicuro chi vince diventa il più forte.
La prima missione è compiuta. Ora, due settimane e vedremo se doblete avrà da essere.

Valerio Campagnoli (Calcionews24, FattoQuotidiano, Ansa, calciomercato.com)

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