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Triello Leoniano per lo scudetto

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Come nel 1973 si lotta a tre per il tricolore. La Juventus di Sarri, l’Inter di Conte e la Lazio di Inzaghi. Chi sarà alla fine Clint Eastwood…

Tre gli eserciti di fronte nella battaglia campale chiamata lotta scudetto. C’è la solita Juventus che gioca ancora il ruolo dell’Eddy Merckx del campionato. C’è la Lazio di Inzaghi che sembra quella della banda Maestrelli, anno del signore 1974. E c’è la squadra di Conte che vuole ripetere le gesta che furono del Trap: vincere il titolo passando dalla panchina di nostra signora degli scudetti all’Inter rivoluzionaria.

Tre eserciti appunto, forti e diversi che combattono come russi, austriaci e francesi, combattevano ad Austerlitz. Si colpiscono senza colpo ferire cioè. Questo è infatti, il primo dato che ha mostrato il campionato fin qui: l’equilibrio di un triello leoniano che lascia aperte tutte le soluzioni, al di là dei distacchi.

Un punto di ritardo o quattro indietro, adesso contano poco, perché quattordici partite sono un’eternità e tutto può succedere. L’equilibrio è negli scontri diretti: la Lazio col suo contropiede lungo e mortifero ne ha vinti due su tre; la Juventus che fatica a digerire l’idea di gioco che si dovrebbe anteporre agli uomini e soprattutto alle individualità, uno su due. L’Inter ne ha vinto uno su tre, ma a Torino Conte può farcela rimettendo tutto in gioco e vendicandosi così delle correnti che lo defenestrarono.

L’equilibrio dunque degli scontri diretti, ma anche la diversità del gioco decideranno la lotta a tre. Quest’ultimo punto si lega alla storia del campionato: la Juventus nelle volate raramente ha perso facendo leva sulla sua forza di carattere; l’Inter ha spesso sognato e perso all’ultimo, mentre la Lazio una volta ha perso per paura e due ha vinto col coraggio dei pirati.

Oggi, tutte e tre ritrovano queste loro caratteristiche storiche nel presente. Vincerà chi le accentuerà di più, proprio come nel 1973 quando nel triello scudetto di allora c’erano la Juventus, la Lazio e una milanese con le loro diversità.

Fonte foto: Sky Sport

Matteo Quaglini

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