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Storia della tattica: Regno Unito, dove tutto ebbe inizio

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Le prime regole, i primi moduli, i primi match ufficiali, l’Inghilterra e la Scozia sono la culla del calcio moderno

Nel corso dei secoli diversi paesi hanno rivendicato il fatto di essere la patria del gioco del calcio. L’antica Roma, la Grecia, l’Egitto, ma anche la Cina ed il Giappone hanno dato vita, in più occasioni, a tornei in cui l’obiettivo primario era infilare un oggetto sferico dentro una sorta di porta. Al netto di questi excursus storici però, è ormai pacificamente riconosciuto che il calcio moderno, per come lo conosciamo, sia nato in Gran Bretagna nel corso del diciannovesimo secolo e che sempre lì siano germogliate le prime regole di gioco e le prime tattiche.

I primi accenni di “calcio” si trovano nelle Public Schools dell’epoca, di matrice cristiana, all’interno delle quali lo sport era visto come un modo per edificare la morale degli alunni. I modi di giocare e le regole variavano però di scuola in scuola, delle volte anche in maniera evidente, basti pensare che in alcuni istituti era permesso toccare la palla con le mani. Per appianare queste divergenze furono organizzate diverse riunioni. Al termine della quinta, che si tenne l’8 dicembre del 1863 presso la Freemason’s Tavern di Londra, fu stabilito che era illegale toccare la palla con le mani e, successivamente, che il passaggio poteva essere fatto anche in avanti. Le differenze, però, permanevano.

Inghilterra e Scozia: due filosofie a confronto

In Inghilterra, soprattutto al sud, il modo di giocare era molto rudimentale. Si puntava su dribbling, corsa e forza fisica. I passaggi tra compagni di squadra non solo non erano previsti, ma venivano anche pesantemente criticati in quanto irrispettosi dell’agonismo e della fisicità del football inglese. Il calcio era uno sport da duri e disfarsi del pallone era un segno di debolezza. Lo Sheffield Club, prima squadra di calcio professionista della storia (fondata il 24 ottobre del 1857), si discostava da questo integralismo proponendo in alcuni casi un gioco basato su passaggi lunghi volti a scavalcare la difesa avversaria. Si trattava però di una corrente minoritaria, la maggior parte delle squadre inglesi infatti adottava il cosiddetto dribbling game.

In Scozia invece si sviluppò il passing game, a partire proprio da un’amichevole con l’Inghilterra. Il primo incontro ufficiale tra le due nazionali si disputò all’Hampden Park di Glasgow nel 1872. Gli inglesi si schierarono con uno squilibratissimo 1-2-7, mentre gli scozzesi, più rapidi e piccoli fisicamente, scelsero un modulo più “cauto”, con un difensore in più ed un attaccante in meno, un 2-2-6. Gli inglesi erano favoriti, ma il match terminò 0-0, anche e soprattutto perché gli scozzesi avevano sorpreso i rivali con una fitta rete di passaggi che gli aveva permesso di tenere il controllo della palla per la maggior parte del match. Se il passing game aveva un successo maggiore in Scozia però non era solo per via della differenza di stazza fisica con gli inglesi. Elemento chiave era la regola del fuorigioco. Al nord infatti il fuorigioco scattava quando al momento del passaggio l’attaccante si trovava oltre il penultimo difensore, al sud invece oltre il terzultimo. Questa differenza favoriva indubbiamente un gioco basato maggiormente sui passaggi.

La vittoria scozzese ed il primo modulo: la Piramide

Con il passare degli anni fu evidente anche in Inghilterra che il passing game era non solo più bello ma anche più funzionale. Lo stile di gioco scozzese si diffuse anche al sud ed il merito fu principalmente di due uomini: Renny Tailyour e John Blackburn. Erano entrambi tenenti dell’esercito ed entrambi portarono il passing game nelle squadre inglesi dove militavano. In seguito, le combinazioni strette di passaggi iniziarono ad essere insegnate anche nei college inglesi e proprio nei college, partendo dal 2-2-6 di matrice scozzese, si posero le basi di quello che è considerato il primo vero modulo della storia del calcio: la Piramide.

La Cambridge University, a partire dagli anni 80′ del diciannovesimo secolo, escogitò una variante del 2-2-6 facendo arretrare un attaccante nel ruolo di centromediano e consegnandogli di fatto le chiavi della manovra offensiva. Si passò così al 2-3-5, lo schieramento a piramide. In breve tempo il centromediano divenne il giocatore più importante della squadra. Attaccante e difensore, creatore e distruttore di gioco, leader e spesso capitano della propria squadra.

La contaminazione reciproca tra Inghilterra e Scozia annullò progressivamente tutte le differenze che esistevano tra le filosofie di gioco, ma era indubbio che fosse stato il passing game scozzese ad avere avuto la meglio. La Piramide, derivante dal passing game, sarebbe rimasta il modulo di gioco universale fino al cambiamento, nel 1925, della regola del fuorigioco. Nel frattempo però il 2-3-5 fu esportato in tutti i luoghi e in tutti paesi in cui gli inglesi avevano rapporti commerciali, ma di questo parleremo nella prossima puntata.

Luca Missori

(Fonte immagine: Foxsports.it)

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