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Storia della tattica: la rivoluzione di Viktor Maslov e la nascita del pressing

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Il tecnico russo fu uno dei primi ad introdurre il concetto di pressione organizzata e pose le basi anche del Calcio Totale

Una delle innovazioni tattiche che ha fatto da spartiacque tra calcio tradizionale e calcio moderno è stato il pressing. La diffusione della pressione organizzata di squadra ha cambiato il modo di vedere il gioco, tant’è che se oggi guardiamo una partita di 50-60 anni fa ci sembra che tutto si svolga al rallentatore. In Europa in particolare il pressing si è diffuso grazie a grandi allenatori come Rinus Michels, il tecnico dell’Ajax del calcio totale, Arrigo Sacchi, alla guida del Milan, e Graham Taylor del Watford. Nessuno di loro però può essere considerato l’inventore del pressing. Il suo creatore è stato un russo, sconosciuto ai più fino alla caduta del Muro di Berlino: Viktor Maslov.

Il comandante gentile

Maslov nacque a Mosca nel 1910 ed ebbe un’ottima carriera da calciatore come mediano della Torpedo Mosca. Appese gli scarpini al chiodo nel 1942 ed iniziò subito ad allenare proprio la Torpedo, con cui arrivò a vincere, nel 1960, il primo titolo della storia del club moscovita. Nel 1964 passò poi alla Dinamo Kiev, dove le sue idee trovarono l’humus giusto per poter sbocciare.

Maslov era un personaggio particolare, forte caratterialmente ma allo stesso tempo molto empatico ed umano con i propri giocatori. Coltivò e sfruttò con scaltrezza il suo legame con la sezione sportiva del Partito Comunista in Ucraina per portare alla sua corte i migliori calciatori del paese, allettati dalla paga e dai benefit di ogni genere che il Partito poteva offrire loro. Con i suoi ragazzi invece, il tecnico russo non si comportava mai in maniera autoritaria. Anzi, era disponibile al dialogo ed al compromesso a tal punto che, certe volte, lasciava decidere i giocatori al posto suo. Arkady Galinsky, uno dei più famosi giornalisti sportivi dell’epoca, racconta che durante una partita della Torpedo Maslov aveva deciso di effettuare una sostituzione, ma il giocatore da rimpiazzare, il capitano Ivanov, si rifiutò di lasciare il campo; Viktor non batté ciglio e disse alla riserva che stava per entrare di rimettersi la tuta e di accomodarsi in panchina. Galinsky rimase scioccato da quell’episodio e pensò che fosse il segno dell’incapacità del tecnico russo di farsi rispettare all’interno dello spogliatoio. In realtà era proprio il contrario: Maslov amava mettere in discussione le proprie idee e confrontarsi con i propri calciatori. Prima delle partite era solito chiamare quelli più rappresentativi per chiedere loro un parere sulle tattiche che aveva deciso di adottare.

Questa estrema empatia e questo livello di fiducia reciproca con i propri atleti consentirono a Maslov di porre le basi di un sistema di gioco rivoluzionario non solo per il suo paese, ma anche per il resto d’Europa. Grazie a Gavriil Kachalin, CT della nazionale sovietica, il calcio russo aveva già conosciuto e sperimentato il 4-2-4 a cavallo tra gli anni 50′ e 60′. Il tecnico della Dinamo Kiev però andò oltre. Come Alf Ramsey, allenatore dell’Inghilterra che vinse il mondiale del 1966, Maslov arretrò prima una delle ali del 4-2-4 a centrocampo, poi, superando lo stesso Ramsey, arretrò anche l’altra ala, architettando il primo 4-4-2 della storia del calcio.

Nel 4-4-2 di Maslov i due mediani giocavano scaglionati, uno a schermo davanti alla difesa, l’altro più avanzato, in linea con le due ali e subito dietro le due punte (fonte immagine: Quora.com).

Sull’altare di questo sistema di gioco furono sacrificati diversi giocatori, alcuni anche di talento, che secondo l’allenatore moscovita non si adattavano al nuovo modulo. Il più illustre di questi fu Valerij Lobanowski, che una volta diventato allenatore (ironia della sorte) riprenderà le stesse idee di Maslov servendosi del metodo scientifico per divulgarle al mondo come mai era stato fatto in precedenza.

L’uomo nella zona

Oltre al sistema di gioco, la vera innovazione di Maslov fu la marcatura a zona. Alcuni allenatori sovietici, tra cui il CT della nazionale Nikolai Morozov, avevano tentato questa strada senza successo e poi l’avevano abbandonata. Per Maslov invece la zona era il sistema migliore per difendersi e, soprattutto, era lo strumento ideale per ottenere la superiorità numerica in ogni parte del campo. I due giocatori chiave su cui il tecnico moscovita impostò questa strategia furono Andrij Biba e Vasyl Turyanchyk. Biba era il fantasista, giocava dietro le punte, era slegato da qualsiasi compito di marcatura ed era l’unico a cui Maslov lasciava carta bianca nel suo scacchiere tattico, confidando nella sua autodisciplina. Turyanchyk invece ricopriva il ruolo di mediano di contenimento, faceva da schermo alla difesa e fungeva da anello di congiunzione tra reparto arretrato e trequartisti. Fu fondamentale nell’applicazione del modello di gioco basato sul pressing ed è probabile che, senza di lui, Maslov non sarebbe stato in grado di realizzare compiutamente le sue idee rivoluzionarie.

Maslov spiega i suoi schemi alla squadra
Fonte immagine: Futbolsapiens.com

I risultati non arrivarono subito, ma quando lo fecero furono strabilianti. Dopo aver concluso la prima stagione al sesto posto e la seconda al secondo posto, la Dinamo Kiev di Maslov vinse tre campionati consecutivi tra il 1966 ed il 1968. In tre stagioni la formazione ucraina disputò 100 gare incassando solo 43 reti e dominando in lungo e in largo la gran parte dei match. Prima della Dinamo Kiev, nessuna squadra era stata in grado di far coesistere in maniera così incredibile l’individuo all’interno del collettivo, nessuna formazione aveva cercato di difendersi e di contrattaccare sfruttando lo spazio, occupando in maniera organizzata le zone invece di preoccuparsi di marcare i singoli giocatori. Il 4-4-2 infatti era tale solo su carta: i giocatori della Dinamo erano in grado di scambiarsi le posizioni in campo, di svolgere l’uno il compito dell’altro a prescindere dalla zona in cui si trovavano. Era Calcio Totale “prima” del Calcio Totale che tutti noi abbiamo conosciuto grazie all’Olanda e all’Ajax di Johan Cruijff e Rinus Michels.

Tutto ciò che passava per la mente di Maslov sarebbe stato poi messo nero su bianco negli anni successivi da Valerij Lobanovski (anche lui alla guida della Dinamo Kiev) grazie al metodo scientifico applicato al calcio. Di questo però parleremo in un’altra puntata.

Nota finale: in origine la differenza tra pressing e pressione era data dal fatto che il pressing era un movimento di squadra, mentre la pressione un’iniziativa individuale. Ora invece la definizione tecnica è basata sulla finalità di queste tattiche: il pressing ha l’obiettivo di recuperare il possesso palla, la pressione quello di ostruire le linee verticali di passaggio per non far avanzare il pallone.

Per recuperare le puntate precedenti della rubrica Storia della Tattica vi basta cliccare sui link che trovate qui sotto:

Prima puntata: Regno Unito, dove tutto ebbe inizio

Seconda puntata: Il calcio inglese tra Europa centrale e Sud America

Terza puntata: La regola del fuorigioco ed il terzo difensore

Quarta puntata: Vittorio Pozzo e l’Italia degli anni ’30

Quinta puntata: Il Disordine organizzato del calcio russo

Sesta puntata: La Grande Ungheria di Sebes e la maledizione di Bela Guttmann

Settima puntata: L’ascesa del calcio brasiliano ed il dramma del Maracanazo

Ottava puntata: Il 4-2-4 ed il Brasile di Pelé e Garrincha

Nona puntata: La riscossa del calcio inglese guidata da Stan Cullis e Alf Ramsey

Luca Missori

(Fonte immagine: Calcioscout.com)

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