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Storia della tattica: la riscossa del calcio inglese guidata da Stan Cullis e Alf Ramsey

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Dopo essere stati superati dai propri allievi, i maestri del calcio hanno tentato di riformarsi a cavallo tra gli anni 50′ e 60′

Dopo la sconfitta per 6-3 contro l’Ungheria a Wembley nel 1953, fu evidente a tutti che gli allievi in giro per il mondo avevano superato i maestri del calcio inglese. Come spesso accadde però la reazione nel Regno Unito verso il nuovo fu esitante ed impaurita. Da un lato si prese atto che il W-M ormai era modulo superato, dall’altro però si tentò di tornare ancora più indietro, cercando di riesumare il 2-3-5, ossia il modulo a Piramide. Solo poche squadre cercarono di emulare la nazionale ungherese: tra queste c’erano il Manchester City di Les McDowall e il Tottenham di Arthur Rowe, che conquistò il primo double (vittoria di campionato ed Fa Cup nella stessa stagione) della storia degli Spurs. La formazione inglese che in quegli anni si distinse di più però fu il Wolverampthon di Stan Cullis.

La rivoluzione di Stan Cullis e Charles Reep

La carriera da allenatore di Stan Cullis iniziò, come spesso capita, quando ancora era un calciatore. Cullis era un mediano molto tecnico, ma anche piuttosto metodico, meticoloso. Credeva molto nel duro lavoro e nell’importanza della preparazione atletica. Una volta divenuto allenatore insistette ancora di più su questi concetti. Dal punto di vista tattico Cullis si ispirava al W-M, ma quello che per lui contava di più era l’avanzamento veloce della palla. Ogni azione doveva mirare a portare il pallone dalla difesa all’attacco nel minor tempo possibile, senza lanci lunghi ma con passaggi rapidi e precisi. Cullis era un tecnico molto pragmatico, prediligeva il collettivo al singolo e non credeva ci fosse un modo più giusto di un altro di giocare. Per lui l’importante era riuscire a vincere. Secondo Cullis inoltre la vittoria per 6-3 dell’Ungheria contro l’Inghilterra non era stata la vittoria del possesso palla, come pensavano molti, ma la maggior parte dei gol erano arrivati da azioni in verticale come piacevano a lui. Nel diffondere la sua visione, l’allenatore del Wolverampthon fu aiutato da un altro grande personaggio: Charles Reep.

Il Wolverampthon di Cullis e Reep (fonte immagine: Pallonateinfaccia.wordpress.com)

Reep era un ufficiale della Royal Air Force (RAF) inglese e un grande appassionato di calcio. Dopo la seconda guerra mondiale sfruttò le sue conoscenze nelle istituzioni per cominciare ad analizzare i filmati delle partite di campionato, al fine di elaborare statistiche che potessero aiutare Cullis a prendere di volta in volta le decisioni tattiche migliori. Con il passare del tempo Reep evidenziò alcuni schemi ricorrenti: che di solito solo due gol su nove provenivano da azioni che prevedevano più di tre passaggi; che di regola il possesso palla recuperato dentro o appena fuori l’area di rigore avversaria portava nella maggior parte dei casi al goal; che normalmente erano necessarie otto occasioni da gol per poi realizzarne uno. Reep fu anche l’autore di una teoria (di cui però non si hanno prove scritte) che riguardava lo schieramento delle ali. Secondo lui la zona di massima pericolosità era quella tra il palo della porta e la riga laterale dell’area di rigore. Per questo motivo, in fase offensiva, le ali dovevano tenersi larghe, quasi sulla riga del fallo laterale, per poi convergere verso il centro e buttarsi alle spalle della difesa per entrare nella zona individuata. Una volta ricevuto il pallone in quella posizione le probabilità di segnare erano sensibilmente più alte. Il lavoro di Reep fu mastodontico. Tra il 1953 ed il 1967 lui e Bernard Benjamin, presidente della Royal Statistical Society, analizzarono ben 578 gare e scoprirono che il 94% delle azioni erano eseguite con meno di quattro passaggi. Successivamente questi dati furono messi in discussione, soprattutto confrontandoli con quelli proveniente dagli altri campionati e dalle competizioni internazionali, ma è indubbio che Cullis ebbe un enorme vantaggio competitivo grazie al lavoro di Reep, oggi considerato come uno dei primi analisti tattici della storia del calcio.

Alf Ramsey e l’Inghilterra del 1966

Un altro grande allenatore nel Regno Unito del dopoguerra fu Alf Ramsey. Ramsey era stato un calciatore del Tottenham e aveva giocato da terzino destro la famosa amichevole con l’Ungheria persa 6-3 dall’Inghilterra. Anche lui come Cullis riteneva che la vittoria ungherese fosse stata possibile grazie al loro gioco in verticale e non al possesso palla, ma una volta diventato allenatore sperimentò diverse tattiche di gioco.

Anche Ramsey come Cullis pensava che meno passaggi si eseguivano, minore era la possibilità di sbagliarli e maggiore era la possibilità di creare pericoli per gli avversari. Oltre a questo però il tecnico inglese, nella sua prima esperienza da allenatore all’Ipswich, si concentrò sui punti deboli del W-M, che era ancora il sistema di gioco di gran lunga più utilizzato nel Regno Unito. Si accorse che una difesa a tre, come quella del Sistema elaborato da Chapman, andava in difficoltà se una squadra giocava con il 4-2-4, non riuscendo a scalare in modo adeguato per marcare tutti coloro che prendevano parte all’azione offensiva. Dopo la promozione in prima divisione nel 1961, l’Ispwich vinse a sorpresa il campionato successivo e Ramsey fu premiato con la panchina della nazionale inglese, uscita malconcia dal mondiale del 1962.

Alla guida dell’Inghilterra Ramsey riprese il lavoro fatto con l’Ipswich, coniugandolo con altre intuizioni che gli permisero di gettare le basi di quello che ad oggi rimane l’unico successo mondiale della storia del calcio inglese. Ad esempio fu uno dei primi a capire che giocando con la difesa a quattro non si poteva più utilizzare l’ala come in passato. Con il 4-2-4 lo spazio per svariare era minore, data la spinta maggiore dei terzini, e allo stesso tempo serviva maggiore copertura difensiva per non lasciare sguarniti i due mediani. Ramsey decise quindi di far giocare le sue ali più interne e più arretrate, per attirare fuori dalla linea difensiva i terzini avversari e allo stesso tempo creare più densità in mezzo al campo. Dopo aver provato diversi giocatori in quel ruolo, scelse Alan Ball e Martin Peters. Allo stesso tempo scaglionò i due mediani, piazzando Norbert Stiles a fare da schermo davanti alla difesa e Bobby Charlton sulla linea delle ali e a supporto delle due punte.

La formazione dell’Inghilterra al Mondiale casalingo del 1966 (Fonte: Opinionepubblica.com)

Dopo il deludente pareggio all’esordio contro l’Uruguay per 0-0, l’Inghilterra batté 2-0 sia Messico che Francia, qualificandosi da prima del girone. Dai quarti in poi Ramsey puntò in maniera ancora più decisa sul 4-1-3-2 e ottenne il risultato sperato. Gli inglesi ebbero la meglio sull’Argentina nei quarti e sul Portogallo in semifinale, riuscendo a contenere il fenomeno Eusebio. Nell’ultimo atto del torneo i ragazzi di Ramsey sconfissero la Germania ai supplementari per 4-2. Gli inglesi giocarono meglio dei tedeschi per la gran parte del match, ma la rete del 3-2 di Hurst è ancora oggi contestata perché la palla in realtà, dopo aver battuto sulla traversa, non entrò del tutto. In ogni caso, il pragmatismo inglese ebbe la meglio e Ramsey portò la nazionale alla vittoria. Da più di mezzo secolo in Inghilterra aspettano qualcuno che possa ripetere le sue gesta. Alla prossima puntata.

Per recuperare le puntate precedenti basta cliccare sui link che trovate qui sotto:

Prima puntata: Regno Unito, dove tutto ebbe inizio

Seconda puntata: Il calcio inglese tra Europa centrale e Sud America

Terza puntata: La regola del fuorigioco ed il terzo difensore

Quarta puntata: Vittorio Pozzo e l’Italia degli anni ’30

Quinta puntata: Il Disordine organizzato del calcio russo

Sesta puntata: La Grande Ungheria di Sebes e la maledizione di Bela Guttmann

Settima puntata: L’ascesa del calcio brasiliano ed il dramma del Maracanazo

Ottava puntata: Il 4-2-4 ed il Brasile di Pelé e Garrincha

Luca Missori

(Fonte immagine: Storiedicalcio.altervista.org)

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