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Storia della tattica: il Disordine Organizzato del calcio russo

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Alla scoperta di come è nato, cresciuto e mutato il football nell’Europa Orientale degli anni ’30

Come in Europa Centrale, anche in Russia il calcio fu esportato dagli inglesi. Uno di questi fu Harry Charnock, uomo d’affari britannico, che per convincere i suoi dipendenti a passare i fine settimana in modo diverso dal bere vodka, rinominò la sua squadra, i Morozov Mills, chiamandola Dinamo Mosca. Qualche anno più tardi, nel 1894, si giocò a Leopoli (ora territorio ucraino) il primo match della storia del calcio russo. Solo a partire dal 1936 però, quando fu istituito il primo campionato nazionale, il football si diffuse in maniera capillare.

L’isolamento politico dell’Unione Sovietica dal resto d’Europa però tracimò anche sullo sport, impedendo alle formazioni russe di confrontarsi con le altre squadre continentali e di misurare il proprio livello. L’unica occasione fu una tournée organizzata da una squadra basca, che per promuovere la causa indipendentista decise di giocare una serie di amichevoli contro le principali formazioni sovietiche. I baschi le vinsero quasi tutte. Il modulo con il terzo difensore infatti aveva sorpreso i giocatori russi, abituati nel solco della tradizione inglese a essere schierati con un rigido 2-3-5, lo schieramento a Piramide. Solo lo Spartak Mosca, dopo aver adottato una sorta di W-M più difensivo, riuscì a battere la rappresentativa basca in un’occasione, ma per il resto le formazioni russe collezionarono una sconfitta dopo l’altra. La rassegna stampa della Pravda al termine della tournée fu impietosa: il calcio sovietico era arretrato e doveva progredire.

Boris Arkadiev, il primo grande teorico del football sovietico

Il confronto con la squadra basca ebbe se non altro il pregio di far capire al calcio russo cosa non andava e cosa doveva essere sistemato. Con il passare del tempo infatti si diffuse l’idea che il W-M fosse un modulo più adatto alle caratteristiche dei giocatori sovietici. Il primo a capirlo fu Boris Arkadiev. Nato a San Pietroburgo nel 1899, dopo la rivoluzione Arkadiev si trasferì a Mosca, dove oltre al calcio si dedicò anche all’insegnamento della scherma, di cui era grande appassionato. Proprio grazie alla scherma Boris imparò l’importanza di difendersi bene e di contrattaccare e sin da subito provò ad applicare questi principi alle squadre che allenò.

Nel 1936, alla prima edizione della Supreme League, Arkadiev portò il Metallurg Mosca al terzo posto in classifica, guadagnandosi per l’anno successivo l’onere e e l’onore di allenare la Dinamo Mosca, formazione che aveva appena vinto il titolo. Nel corso della sua prima stagione alla Dinamo vinse coppa e campionato nazionale, ma dopo le amichevoli con la rappresentativa basca si rese conto che qualcosa doveva cambiare. Arkadiev vedeva con favore il 3-2-2-3, ma voleva applicarlo in maniera più anarchica e meno rigida di quanto facevano le altre squadre. Sfruttando la forza fisica e la velocità dei suoi ragazzi, il tecnico sovietico diede compito a 4 su 5 dei suoi attaccanti di svariare su tutto il fronte offensivo per levare punti di riferimento ai difensori avversari. Inizialmente i risultati stentarono ad arrivare, ma dopo che furono chiarite divergenze ed incomprensioni tra compagni di squadra cominciarono ad arrivare gol e vittorie.

Quotidiani ed addetti ai lavori ribattezzarono il gioco della Dinamo Mosca “Disordine Organizzato”. Dalla metà campo in su i giocatori di Arkadiev sembravano muoversi in maniera casuale, disordinata. In realtà invece tutti sapevano cosa fare e lo facevano molto bene. Non solo, con il passare del tempo il 3-2-2-3 della Dinamo Mosca si estremizzò ancora di più, facendo arretrare un mediano fino sulla linea difensiva e ponendo le basi di un innovativo anche se grezzo 4-2-4. Diversi esperti di calcio sovietico, tra cui il celebre Axel Vartanyan, considerano Arkadiev il primo allenatore della storia ad aver schierato una difesa composta da quattro giocatori. Nel 1943, durante la Seconda Guerra Mondiale, Boris passò dalla Dinamo al CDKA Mosca (antenato del CSKA odierno), ma non smise di vincere, conquistando ben cinque titoli nazionali prima che la squadra venisse sciolta da Stalin, che la riteneva colpevole dell’eliminazione della nazionale sovietica ai Giochi Olimpici del 1952.

Dalla Russia con amore

Nel frattempo la Dinamo, che aveva fatto tesoro degli insegnamenti di Arkadiev, ebbe modo di misurarsi con i maestri del calcio effettuando una serie di amichevoli in Gran Bretagna. Dopo un 3-3 a dir poco rocambolesco con il Chelsea, la formazione sovietica ne fece 4 all’Arsenal ed addirittura 10 al Cardiff. Giornalisti, giocatori ed allenatori rimasero impressionanti dall’energia e dalla coesione con cui i giocatori della Dinamo interpretavano i match. Gli inglesi conclusero che il loro modo di giocare estremamente collettivista fosse legato alla ideologia comunista e certamente i sovietici, per motivi di propaganda, non si affannarono a smentire questa visione. In realtà, l’individualismo nel Disordine Organizzato russo era ammesso ed incentivato, semplicemente veniva utilizzato in modo diverso e più funzionale ai principi di gioco adottati.

Dall’altro lato, nonostante le ripetute sconfitte, il calcio britannico rimase ancorato ad un conservatorismo che gli impedì di capire in che modo il gioco stava cambiando e si stava innovando nel resto d’Europa. Per incredibile che possa sembrare, alla fine fu proprio la presenza di grandi giocatori, soprattutto sulle ali, ad impedire la sperimentazione di nuovi moduli e nuove tattiche. Per lungo tempo in Inghilterra si era vinto giocando in un determinato modo, quindi si pensò che si potesse continuare a vincere facendo sempre e solo ciò che era stato fatto in passato. Ovviamente, gli inglesi si sbagliavano, ma se ne accorsero con parecchio ritardo. Ad aprirgli gli occhi non fu tanto l’Unione Sovietica quanto l’Ungheria, ma di questo parleremo nella prossima puntata.

Per recuperare le puntate precedenti basta cliccare sui link sottostanti:

Prima puntata: Regno Unito, dove tutto ebbe inizio

Seconda puntata: Il calcio inglese tra Europa centrale e Sud America

Terza puntata: La regola del fuorigioco ed il terzo difensore

Quarta puntata: Vittorio Pozzo e l’Italia degli anni ’30

Luca Missori

(Fonte immagine: Rivistacontrasti.it)

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