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Storia della tattica: il calcio inglese tra Europa Centrale e Sud America

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In questa seconda puntata scopriamo come è stato esportato e come è mutato il football britannico in Austria e in Argentina

Uno dei grandi meriti degli inglesi, oltre ad aver di fatto codificato il calcio, è stato quello di esportarlo nei paesi in cui avevano interessi commerciali. Non solo e non tanto all’interno dell’Impero Britannico, ma soprattutto in Europa Centrale ed in Sud America. Nella Mittel-Europa il calcio inglese, o meglio il passing game scozzese, si diffuse soprattutto in Austria, paese che assimilò il 2-3-5 delle Public Schools apportando al contempo alcune modifiche allo stile di gioco.

L’inglese-scozzese Jimmy Hogan

Per strano che possa sembrare, se il calcio scozzese si è diffuso in Austria il merito è di un inglese di ferro: Jimmy Hogan. Nato e cresciuto in una famiglia cattolica, giocò nel Burnley per gran parte della carriera, passando poi al Fulham e infine allo Swindown Town. Durante la sua carriera da calciatore cominciò a gettare le basi di quello che sarebbe stato il suo modo di allenare. Hogan non si trovava a suo agio col conservatorismo inglese, basato su allenamenti fisici e quasi sempre senza il pallone. Lui credeva nella tecnica individuale, era un perfezionista e mirava a estrarre da ogni suo giocatore il maggior valore possibile. Inoltre, fu uno dei primi a considerare fondamentale il possesso palla.

Una volta terminata la carriera da calciatore (e dopo una breve parentesi al Dordrecht come allenatore) Hogan venne assunto da Hugo Meisl, grande pioniere del football austriaco, nella federazione austriaca di calcio. Inizialmente Hogan lavorava in banca e si occupava di raccolta fondi per la federazione, poi acquistò progressivamente spazio divenendone di fatto il capo e lasciò il lavoro da bancario. Meisl apprezzava il suo modo di vedere il calcio e gli concesse l’onere e l’onore di preparare la nazionale austriaca per i Giochi Olimpici di Stoccolma del 1912.

Sia Hogan che il suo mentore ritenevano ottimo il modulo a Piramide, ma tentarono sin da subito di integrarlo con tutta una serie di allenamenti basati su possesso palla, dribbling e strette combinazioni di passaggi. In Svezia, l’Austria uscì ai quarti di finale, sconfitta per 4-3 dall’Olanda, ma Meisl fu contento del lavoro fatto da Hogan e gli chiese di rimanere per preparare anche le Olimpiadi successive del 1916. Purtroppo però lo scoppio della Prima Guerra Mondiale rovinò tutto. L’allenatore inglese riuscì a far tornare in Gran Bretagna sua moglie e i suoi figli, lui invece si trasferì a Vienna perché voleva continuare ad allenare. Scelta rischiosa ma azzeccata, visto che poco meno di un anno dopo Baron Dirstay, vice-presidente dell’MTK Budapest, gli offrì un nuovo contratto da allenatore. Hogan applicò il suo metodo e i risultati furono ottimi, l’MTK conquistò il titolo nel 1917 e batté anche diversi squadre inglesi (tra cui il Bolton, ex squadra di Hogan). Il tecnico inglese però aveva sofferto la lontananza della sua famiglia, così a guerra finita decise di tornare in Gran Bretagna.

Il lavoro di Hogan fu portato avanti sempre da Meisl, che nel dopoguerra divenne primo allenatore dell’Austria. Dopo qualche anno di difficoltà, Meisl edificò quello che nei decenni successivi sarebbe stato ricordato come il Wunderteam austriaco, una delle formazioni più belle ed incompiute dell’epoca. Il calcio, per come lo si conosceva all’epoca, si era evoluto. La Piramide restava il modulo di base, ma nell’Europa centrale il passing game scozzese si era estremizzato fino a dare vita ad un nuovo modello di gioco: la Scuola Danubiana. La tecnica aveva vinto sulla fisicità e lo stesso accadde in Sud america, se possibile in maniera ancora più evidente.

Calcio e Tango

In Argentina le regole del gioco della Football Association arrivarono nel 1867, ma solo dagli anni 80′ del diciannovesimo secolo il calcio prese piede. Il merito, come in Europa centrale, fu di un inglese, Watson Hutton, che nel 1884 fondò la English High School e reclutò un insegnante ad hoc per il calcio. Nove anni dopo nacque anche la federazione argentina (l’AFA) e nel frattempo il football inglese cominciò a spopolare anche sull’altra sponda del Rio de la Plata, in Uruguay.

Nei primi anni i giocatori erano soprattutto inglesi, o comunque di origine britannica. Col passare del tempo però il calcio sudamericano si staccò da quello inglese, diventando radicalmente molto diverso. Come in Austria, su entrambi i lati del Rio de la Plata la tecnica ed il possesso palla furono preferiti alla fisicità, ma soprattutto in Argentina il football fu declinato in maniera molto più barocca. La ragione era soprattutto sociale. A Buenos Aires il calcio si sviluppò nei bassifondi, nei vicoli stretti, chiusi ed irregolari della città, non in grandi ed ordinati campi verdi come avvenne nelle Public School inglesi. Ciò favorì un’evoluzione individualistica ed anarchica del calcio, accompagnata dalla voglia di divertirsi prima che di vincere.

Dall’altra parte del Rio de la Plata, a Montevideo, le cose andarono in maniera leggermente diversa. Tecnica individuale e dribbling erano si valorizzati, ma il collettivo, la squadra, veniva prima di tutto. In quegli anni in Uruguay nacque il mito della Garra Charrua (ancora oggi esaltata da molti giornalisti sportivi), un mito legato agli Indiani Charrua, una popolazione indigena dell’Uruguay, mentre la “Garra” era l’artiglio o, in maniera più metaforica, il coraggio, lo spirito combattivo. Questo mix letale di grinta, corsa e tecnica permise ad una nazione che ha gli stessi abitanti della Toscana di vincere sei coppa America, due Olimpiadi ed un Mondiale. Tutto in soli in 14 anni, dal 1916 al 1930. Una delle dinastie più vincenti della storia del calcio sudamericano. Arrivederci alla prossima puntata.

Luca Missori

(Fonte immagine: Telemundodeportes.com)

Per recuperare le puntate precedenti basta cliccare sui link sotto:

Prima puntata: Regno Unito, dove tutto ebbe inizio

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