Home News Scommesse e ludopatia, ci si divide tra buonisti e colpevolisti

Scommesse e ludopatia, ci si divide tra buonisti e colpevolisti

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Seppure sia un problema reale, sembra essere sin troppo semplice additare la ludopatia come unica colpevole dell’ennesimo scandalo del calcio italiano

Sembra tiri un’aria di eccessivo buonismo nei confronti dei “peccatori”, quasi a voler giustificare qualcosa che, comunque, viola le regole, qualcosa che non si deve fare e qualcosa che, professionisti super pagati, dovrebbero conoscere molto bene: le regole, queste fantomatiche regole che sembrano divenire sempre più aleatorie, quasi mai menzionate, quasi a volerle dimenticare, quasi che non siano importanti. Tutti sappiamo bene che invece non è così e che le regole sono alla base di un degno comportamento umano, sono quel qualcosa che ci aiuta e permette di vivere nel migliore dei modi e che permettono una degna convivenza. Naturalmente non è nostro compito insegnare nulla a nessuno, ma bisognerebbe sempre essere capaci di fare dei distinguo e, nel mondo del calcio, si parla sempre meno di valori e sempre più di contratti, di milioni, di interessi economici. Calciatori super pagati che non comprendono il valore dei soldi? Calciatori viziati? Calciatori malati? Senza dubbio è sempre facile giudicare dal di fuori, ma si dovrebbe analizzare meglio il mondo del pallone. Crisi e scandali ce ne sono stati molti, anzi troppi, e siamo ancora qui a chiederci perché avvengano, perché ciclicamente ci si ritrovi a condannare qualcuno e non si approfondisca davvero mai quale possa essere il vero male del calcio.

Rimanendo in tema di valori, anche i soldi hanno un valore e questo bisognerebbe “insegnarlo” anche e soprattutto a quei ragazzi, a volte giovanissimi, che hanno ricevuto un dono dalla natura e che guadagnano cifre esorbitanti, correndo il rischio di non comprendere appieno che la fortuna va gestita e non sperperare i propri guadagni è segno di maturità. Azzardiamo nel dire che, ludopatia o meno, probabilmente si farebbe del bene a questi calciatori, facendo vedere loro uno sprazzo di vita quotidiana di una persona “normale” che guadagna uno stipendio “normale” (a volte anche molto meno) e non può permettersi di sperperare nulla. Facile retorica si potrebbe dire, ma questa non è retorica, è realtà. Certo, una realtà lontana dal capitalismo sfrenato che spinge sempre a correre, guadagnare, spendere e non permette a nessuno di fermarsi a riflettere.

Lo scopo di questo nostro articolo non è di incriminare o discriminare qualcuno, ma solo quello di riflettere se sia giusto perdonare o punire coloro che hanno scommesso e, per giunta, su piattaforme illegali. Quanto sarebbe facile paragonare lo stipendio di uno degli indagati (o già sportivamente condannati) a quello di un comune operaio? Colui che deve valutare bene se ha i soldi per andare a vedere una partita di calcio dei suoi idoli, oppure rimandare a tempi migliori. Colui che, per guadagnare quanto lo stipendio annuale di uno dei suoi beniamini, dovrebbe lavorare “secoli”, sì avete letto bene, alcune centinaia di anni, nel vero e proprio senso della parola. Allora forse bisognerebbe far riflettere questi giovani e fortunati ragazzi sul portare rispetto anche a coloro che, in un modo o nell’altro, sono i loro benefattori, i tifosi! Senza pubblico si potrebbe comunque giocare, ma uno spettacolo senza spettatori non potrebbe mirare a grossi guadagni, perché tutto gira intorno a loro, tutto! Allora diciamola davvero tutta, il vero tifoso vorrebbe tornare a vedere il calcio per quello che realmente è, cioè uno sport, quel qualcosa che appassiona e che fa battere il cuore ed il tifoso, quello vero, vuole un calcio sano e pulito, come i valori fondanti dello sport!

Fonti foto: open.online; gioconews.it

Luigi A. Cerbara

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