Home News Roma-Barcellona per sempre

Roma-Barcellona per sempre

1

Un ricordo, personale e collettivo, di quella memorabile serata di un anno fa

Il fatalismo, nel bene e nel male, è un tratto distintivo di tutti i tifosi, soprattutto di quelli della Roma. C’è una convinzione ben radicata per cui, siccome le cose sono sempre andate in un certo modo, continueranno ad andare così anche in futuro. Per quanto ci siano delle valide ragioni a supporto di questa teoria c’è un aspetto che non deve essere trascurato: per far sì che le cose cambino bisogna innanzitutto VOLERE che cambino. Esattamente un anno fa, nella sfida di Champions League contro il Barcellona, alla Roma è successo proprio questo.

Ricordo ogni attimo di quella serata. Sono arrivato allo stadio con calma, senza fretta, senza ansia. Non credevo fosse possibile la rimonta, speravo solo di godermi una bella partita. Una volta arrivato in Curva Sud però qualcosa è cambiato. Ho avvertito una fiducia, una consapevolezza che non mi aspettavo di trovare. Anche i cori e gli incoraggiamenti avevano un tono diverso dal solito. Non era solo sostegno incondizionato, c’era veramente la voglia di spingere la Roma a realizzare qualcosa di straordinario. E’ partito tutto da lì, dalla negazione del fatalismo, dal rifiuto di accettare il destino di squadra sempre e comunque incompiuta. Il resto è stato solo una inevitabile conseguenza.

Poche volte ho visto il tifo incidere in maniera così netta sul risultato finale di una partita.  Dietro ogni momento decisivo del match c’è stata l’impronta digitale di tutti coloro che hanno creduto all’impresa. Dietro la galoppata di Dzeko, dietro la rincorsa di De Rossi, dietro la capocciata di Manolas. Una vera unione di intenti, tra tifosi, staff e squadra, che ha reso possibile l’impossibile. L’ha detto anche De Rossi ai suoi compagni dopo il riscaldamento: “Stasera è difficile, ma se ci credono loro abbiamo il dovere di crederci anche noi”. Così è stato. Mai come quella sera la Roma è stata il riflesso in campo della sua gente. Ogni giocatore, dal primo all’ultimo minuto, si è messo a nudo di fronte ai propri limiti e ha fatto tutto quello che era in suo potere per superarli. Lo stesso Di Francesco ha raccolto quel coraggio, preparando e gestendo in maniera magistrale la sfida ad una squadra che fino a quel 10 aprile era imbattuta sia in campionato che in Champions.

Personalmente ho diversi ricordi indelebili di quel Roma-Barcellona: il mio amico che dopo il gol di Manolas scoppia in lacrime e passa gli ultimi sette minuti più recupero a piangere sulla mia spalla; il ragazzo, sconosciuto, che al momento del rigore di De Rossi si gira insieme a me e mi abbraccia perché, entrambi, non abbiamo il coraggio di guardare; i due distinti signori che, in fila davanti a me in tabaccheria quella mattina, si sono giocati con assoluta nonchalance rispettivamente 10 e 20 euro sul 3-0 della Roma; infine quell’anonimo eroe che mentre passava il pullman del Barcellona ha urlato a Messi: A Lionello prepara er pallottoliere che stasera ve famo la manita”. Ci è andato vicino.  Col senno di poi, gli indizi per presagire l’impresa c’erano, bastava solo guardare con attenzione. D’altronde molte cose sono impossibili solo fino a che non le fai o perlomeno, fino a quando non pensi che si possano fare. Forza Roma.

Luca Missori

1 commento

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.