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Robben: l’ala di cristallo

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25th May 2013 - UEFA Champions League Final - Borussia Dortmund v Bayern Munich -Arjen Robben of Bayern Munich celebrates scoring the winning goal - Photo: Marc Atkins / Offside.

Il classe ‘84, dopo la scadenza del contratto con il Bayern Monaco, ha deciso di rinunciare a numerose offerte e ha annunciato il suo ritiro

Gli appassionati di calcio ricorderanno il 2019 come un anno nel quale tanti giocatori simbolo del primo decennio del XXI secolo hanno deciso di ritirarsi. Al pari di Cech e Torres, anche Arjen Robben ha annunciato che appenderà gli scarpini al chiodo.

Quando pensiamo al classe ‘84 olandese lo immaginiamo e lo descriviamo come un giocatore leggiadro, poetico con il pallone tra i piedi ma, al tempo stesso, troppo fragile: un cristallo sublime ma sfortunato. Nei suoi 18 anni da professionista gli infortuni di media e grave entità sono stati innumerevoli, circa quaranta.

Nel Groningen, compagine con la quale muove i primi passi tra i professionisti, mette subito in mostra le doti che lo consacreranno al grande pubblico: i rapidi scatti e i dribbling. Diventa in poco tempo un beniamino dei tifosi e viene eletto giocatore dell’anno dei Trots van het Noorden.  

Approda al PSV Eindhoven nell’estate 2002. Con i bianco rossi vince l’Eredivisie al primo tentativo ma inizia ad evidenziare, alla tenera età di diciannove anni, i limiti fisici che saranno una costante della sua carriera.  

Nel 2003 viene premiato con il Johan Cruyff Award, trofeo assegnato al miglior talento olandese Under21 del campionato

Nel 2004 viene ceduto al Chelsea per 18 milioni di euro. Anche il Manchester United si era fatto vivo con un’offerta di 7 milioni euro. “Per quel prezzo possono solo avere una maglia di Robben firmata”: le parole del presidente Van Raay. Con i blues e negli anni successivi con il Real Madrid, si ammirerà il suo talento a intermittenza. I ripetuti infortuni oscurano le sue qualità. L’esperienza con la camiseta blanca risulta comunque fondamentale per la sua crescita: con Juande Ramos inizia ad essere impiegato stabilmente a destra e ad affinare la giocata che diventerà il suo marchio di fabbrica: movimento a tagliare verso l’interno (partendo da destra) e conclusione di sinistro che non lascia scampo ai portieri avversari

Nel 2009 viene prelevato dal Bayern Monaco. Insieme a Ribery rappresenterà l’incubo delle retroguardie tedesche ed europee. La Robbery è stata una coppia che con le proprie magie ha regalato 21 trofei (in 10 anni) ai bavaresi e si è concessa numeri da capogiro: il francese ha messo a referto 124 reti e 182 assist (in 425 gare), l’olandese ha segnato 144 volte e regalato 101 passaggi vincenti (in 309 uscite).  

Nel 2010 i suoi sogni di gloria saranno interrotti a pochi minuti dalla realizzazione: in Champions League il suo Bayern viene battuto dall’ Inter formato “triplete” del suo amico Sneijder; nel Mondiale sudafricano la selezione olandese viene piegata al 116’ dal “hombre de la historia” Andrès Iniesta.  

Il riscatto, seppur parziale, arriverà nel 2013: a Wembley, teatro della finale della Coppa dalle Grandi Orecchie, al 89’ una sua fiammata all’interno dell’area di rigore annichilisce un generoso Borussia Dortmund. 

“La fragilità del cristallo non è una debolezza ma una raffinatezza”: la bellezza del Robben calciatore risiede proprio in questo paradosso. La sua fragilità fisica l’ha spesso piegato ma mai abbattuto. È stata lo stimolo per non smettere di arrendersi.

Grazie Arjen. Ci hai ricordato che nella vita, senza sacrifici, è impossibile realizzare i nostri obiettivi.

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Paolo A.G. Pinna

Fonti foto: Twitter.com; esquire.com; SEEN Sport Images; Sport.sky.it; Zimbio.com

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