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Ricchezza non è sinonimo di vittoria

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La Premier League sembra debba ormai far man bassa dei trofei calcistici continentali, ma anche le società più prospere devono scendere in campo e sudarsi la vittoria

Sono diversi anni ormai che si decantano le lodi della Premier League (in seguito PL) come della miglior lega europea a livello di spettacolo e di introiti. Ci sono molte preoccupazioni in merito al flusso di denaro in entrata che dovrebbe conseguentemente produrre più risultati e il timore è infatti che a breve la Premier diverrà inarrivabile e potrà incamerare non solo ulteriori denari, ma anche tanti dei trofei europei per club in palio. Effettivamente il discorso economico non è assolutamente sbagliato. I club inglesi, con fatturati elevatissimi, surclassano letteralmente tutti gli altri club europei (fatte salve poche eccezioni). La 25esima edizione della Football Money League redatta da Deloitte piazza in vetta alla classifica il Manchester City con oltre 640 milioni di introiti di cui la metà derivanti dai diritti televisivi (dettaglio non da poco) e ben 10 club inglesi tra i primi 20. Questo divario tra la PL e gli altri, viene ampliato anche dai diritti televisivi. I fattori sono diversi, l’appeal del campionato inglese aumenta considerevolmente tali quote ed inoltre vi è equità nella distribuzione tra i club, cosa che porta molti liquidi nelle casse di ogni società inglese, dal primo all’ultimo e non come, ad esempio, in Italia dove la distribuzione non è affatto così equa. Questo “dettaglio” alimenta considerevolmente la crescita dell’intero sistema, proprio perché non lascia indietro nessuno.

Se osserviamo i dati, la PL nelle due ultime campagne acquisti estive ha rappresentato il 50% dell’intero flusso di denaro dei 5 grandi campionati europei e non è da meno in quelle invernali. Si comprano giocatori tra i più forti al mondo, così dicono alcune statistiche stilate da Global Player Index che afferma appunto che sui 200 migliori giocatori al mondo, ben la metà giocano in Inghilterra. Sappiamo anche che molti di questi acquisti vengono prelevati a peso d’oro. Il Manchester City ha acquistato, nel 2021, Jack Grealish per la modica cifra di 100 milioni di sterline (all’epoca 117 milioni di euro) stabilendo il record di acquisto più costoso nella storia della PL. Jack guadagnerà, per 6 anni, 14,4 milioni di sterline a stagione. Chiaramente non sta a noi stabilire se Grealish valga tanto denaro, ma possiamo senz’altro affermare che la Premier incassa molto, ma spende e spande senza tanti problemi e solo il tempo potrà dire se questi fattori, tutti insieme, porteranno al successo tanto temuto dai molti.

Come accennato, sono ormai diversi anni che ci si preoccupa di questo strapotere economico inglese, ma se ci rifacciamo ai numeri e non alle ipotesi, possiamo constatare che non è ancora accaduta nessuna catastrofe e che a vincere sono prevalentemente alcune squadre, quelle abituate a farlo, e non solo per una questione economica. Naturalmente non possiamo conoscere il futuro e nemmeno scommettere a cuor leggero sul grande successo che avranno le compagini d’oltre manica nelle varie competizioni europee, ma possiamo analizzare il passato e quindi ritagliamo una piccola finestra di 10 stagioni e vediamo cosa è successo. In quest’ultimo decennio quindi, in Champions League, le inglesi hanno portato a casa due trofei (uno in meno dei dieci anni precedenti) con Liverpool e Chelsea alle quali aggiungiamo 4 finaliste perdenti (una in meno delle 10 edizioni precedenti), Liverpool (2), Tottenham e Manchester City. In Europa League tre vincitrici (+3 sulla decade precedente), ancora Chelsea con due vittorie e Manchester United e ancora tre finaliste perdenti (una in più delle 10 edizioni precedenti), l’onnipresente Liverpool, Arsenal e Manchester United. Nella neonata Conference League, nell’unica edizione sin qui avuta, nessuna presenza inglese nella finale. Insomma, dati alla mano, sin qui nessuno stravolgimento, i ricchi diventeranno magari ancora più ricchi, ma dovranno sudare in campo per portare a casa più coppe che in passato.

Fonti foto: pinnacle.com; sky.it

Luigi A. Cerbara

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