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PSG: tutta la verità e nient’altro che la verità

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I parigini anche quest’anno vivono una stagione a due facce: invincibili in patria ma “umani” e a tratti fragili al di fuori dei confini nazionali

La specie umana si pone continuamente domande. Anche il mondo PSG ne ha una: “Perché l’imbattibile corazzata della Ligue 1 non riesce ad affermarsi in Champions League?”

I francesi in campionato marciano a ritmi record: undici vittorie in altrettante giornate di campionato, 39 reti realizzate (3,5 a partita) e otto punti di vantaggio sulla seconda (il Lille). Parallelamente a questo cammino senza macchia ve ne è un altro, quello nelle manifestazioni internazionali, in cui la situazione è agli antipodi. Anche quest’anno è communis opinio di tifosi ed esperti, abbagliati dal luccichio dei milioni spesi da Al Khelaifi nelle campagne acquisti, che i parigini siano una delle favorite per la conquista della Champions League. La società ha costruito il più forte tridente del mondo, dispone di giocatori offensivi dal talento cristallino e polivalenti (Di Maria e Draxler) ma non ha solidità negli altri reparti.

È questa la chiave per dare risposta all’annoso interrogativo del PSG. In difesa, salvo Thiago Silva e Dani Alves, i giocatori non sembrano all’altezza degli obiettivi del club e in grado di ripagare i milioni investiti su di loro. Esempio emblematico è Marquinhos: pagato poco più di 31 mln.€, colonna della squadra ma incapace di convincere nelle gare europee sia contro le medie che contro le grandi squadre.

Anche a centrocampo non si sta meglio (a differenza di ciò che si crede): in questa zona Tuchel può contare sul camaleontico Verratti, sontuoso in in Ligue 1 ma inconsistente e con un’ attrazione, fatale, per il cartellino rosso nelle notti europee e su Rabiot, sovente in difficoltà nel mostrare la giusta personalità nei match che contano e spesso non convocato neanche in Nazionale, si dice per motivi squisitamente comportamentali e non tecnico-tattici ma il fatto non è da poco come lo si vuol far passare dal momento che i grandi campioni sono tali perché completi su tutti i fronti, anche quello mentale. Il contributo che fino alla passata stagione garantiva Thiago Motta è venuto meno e non si può credere che N’Kunku, Diaby, N’Soki e Lassana Diarra possano considerarsi giocatori da “tripla” nelle notti europee e tantomeno si può pretendere che gli adattati Di Maria e Draxler possano svolgere ruoli di copertura non propriamente nelle loro corde (soprattutto per il secondo).

A ogni interrogativo, anche al più difficile, si può dare risposta e ciò vale anche per il PSG: un attacco stellare e buonissimi giocatori possono bastare in Ligue 1 dove, non ce ne voglia nessuno, gli avversari non sono di primissimo livello ma non in Europa dove è importante l’equilibrio, la disciplina e la completezza in tutti i reparti.

Paolo A.G. Pinna
Fonte foto: LaRepubblica

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