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Lothar Matthaus: l’uomo che cambiò l’Inter

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Storia di quel giocatore fantastico, che con la sua classe ed il suo carisma fece grande il club nerazzurro

I calciatori si dividono in due categorie: chi tira calci al pallone e chi gioca a calcio.

Lothar Matthaus giocava a calcio.

Esordì giovanissimo nelle fila del Borussia M’gladbach e fin da subito iniziò a fare la differenza, dopo cinque stagioni (162 presenze e 36 reti) passò al Bayer Monaco e anche lì lasciò profondamente il segno.

In 4 stagioni mise insieme 113 partite e 57 gol, vinse per tre volte la Bundesliga oltre ad un coppa ed ad una Super Coppa di Germania.

Questi, sono solo dei numeri, algidi ed incapaci di spiegarci a fondo chi fosse questo giocatore.

Centrocampista di rara tecnica, dotato di una forza fisica impensabile se si va a guardare il fisico (1.74 per 71 kg.) ma la cosa più sorprendente era la sua innata leadership che lo portava a trascinare i compagni fin dal primo momento in cui mettesse piede nello spogliatoio.

“E’ stato il miglior avversario che abbia mai affrontato nel corso della mia carriera.

Questo la dice lunga su di lui”.

Testo e musica di Diego Armando Maradona.

Sì, “El Diez” aveva ragione: questa sua affermazione la dice veramente lunga su questo straordinario talento.

La Bundesliga iniziava a stargli stretta, in quegli anni (ahi noi perduti!) il sogno di ogni calciatore, che volesse ritenersi un campione, era la serie A.

Nella stagione 1988-89 Matthaus sbarcò all’Inter ed incominciò la fase migliore della sua carriera.

L’Inter di quei tempi era solo un pallido ricordo della squadra che circa un ventennio prima aveva dominato in Italia, nel Mondo ed in Europa: non vinceva il campionato da sette anni e l’ultimo trofeo era stata una Coppa Italia cinque stagioni prima.

Il suo arrivo diede il là a quella squadra per tornare ad essere protagonista.

Al primo anno in nero-azzurro fu subito Scudetto!

Matthaus si tolse lo sfizio di mettere a segno ben 9 gol in campionato (12 in totale) e divenne l’idolo silenzioso della San Siro neroazzurra.

L’apporto dei tedeschi fu fondamentale: Matthaus che dettava le geometrie a centrocampo, Brehme sulla fascia sinistra fecero la differenza per tutta la stagione.

Proprio sul terzino tedesco bisogna aprire una parentesi importante: fu proprio Matthaus a volerlo con insistenza nell’Inter, di lui dirà: “E’ il miglior giocatore con cui abbia mai giocato”.

Per entrambi le soddisfazioni non erano ancora finite, anzi, la più grande sarebbe arrivata proprio a termine della seconda stagione in maglia neroazzurra, era il 1989-90, ed intanto un altro tedesco si era aggregato alla compagnia meneghina: Klinsmann.

Quell’anno era partito col piede giusto per l’Inter e la Super Coppa Italiana, vinta contro la Sampdoria per 2-0 sembrava essere foriera di una grande stagione, ma poi in Campionato arrivarono terzi ed in Coppa dei Campioni uscirono malamente al primo turno contro gli svedesi del Malmoe.

Il Milan che vinse la Coppa dei Campioni, sembrava aver dato il colpo di grazia alla stagione dei neroazzurri e dei tre tedeschi, che venivano dileggiati a favore dei tre olandesi dei rossoneri.

Ci pensò il Mondiale a ribaltare la situazione a favore dei teutonici.

Proprio lo scontro a San Siro tra Gullit, Van Basten e Rijkaard e Matthaus, Brheme e Kilnsmann fu sparti acque per il Mondiale.

La Germania non si ferma più e vince grazie al rigore di Brheme la finale – rivincita contro l’Argentina.

Matthaus rimarrà ancora due stagioni a Milano per vincere una Coppa UEFA nel derby italiano contro la Roma, proprio in quell’Olimpico, che pochi mesi prima gli aveva dato la gioia più grande della sua carriera.

Ma lui, come tutti i veri campioni era così: sempre affamato.

Infatti tornò al Bayern e vinse di nuovo tutto, o quasi.

Sì perché lui era in campo in quella Finale assurda di Champions League, persa in modo molto poco “tedesco” contro il Manchester, ma è una macchia da poco.

Sarà comunque sempre Lothar che cambiò i destini dell’Inter.

Fonte foto: www.fcinter.1908

Firma: Alessandro Nardi

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