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Lazio, ecco perché la parola scudetto non è più un tabù, ma a gennaio…

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L’euforia in casa biancoceleste sta toccando punte altissime, giustificate dalle otto vittorie consecutive (Inzaghi ha eguagliato la striscia di Pioli e Rossi) e dalla posizione in classifica che permette di sognare traguardi sublimi

Ieri sera è andata in scena la consueta cena natalizia della S.S.Lazio in un rinomato locale dell’Eur a Roma. Un gran numero di tifosi ha accolto i propri beniamini all’entrata intonando cori soprattutto per Luis Alberto e Caicedo, protagonisti della rocambolesca vittoria di Cagliari e per mister Inzaghi, considerato ormai nell’olimpo dei tecnici della storia biancoceleste.

Nonostante i vertici societari predichino calma e piedi per terra, la parola scudetto è uscita più volte dalla bocca dei giocatori, che trovandosi a soli 3 punti dalle capoliste, forse cominciano a credere nell’impresa modello Leicester. I numeri giustificano un cauto ottimismo, 36 punti in 16 gare sono un bottino che va ad eguagliare quello del ’73-’74 (anno del primo scudetto laziale) in cui per la vittoria si raccoglievano soltanto 2 punti. In quel periodo la banda Maestrelli fu in grado di raccogliere 25 punti dopo 16 turni e poi sappiamo tutti come andò a finire.

La gara vinta con autorità contro la Juventus per 3 a 1 e quella successiva alla Sardegna Arena contro il Cagliari, hanno dimostrato che la Lazio non è Immobile-dipendente. Se il bomber campano non timbra il cartellino ci pensano i vari Luis Alberto, Milinkovic, Correa e il sempre più decisivo Caicedo. Il Panterone è arrivato al terzo goal siglato nei minuti di recupero. Le reti contro il Sassuolo e contro i sardi hanno regalato tre punti pesantissimi alla compagine biancoceleste ed il sigillo nel big match con i campioni d’Italia, potrebbe rivelarsi fondamentale in caso di arrivo a pari punti a fine campionato.

Le grandi squadre non hanno un attimo di respiro per i tanti impegni agonistici che le attendono. La Lazio partirà domani pomeriggio per Riad dove domenica alle 17:45 ora italiana disputerà la Supercoppa contro la Juventus, carica a pallettoni per una rivincita che vale un trofeo. I bianconeri dovranno impegnarsi al massimo dato che i capitolini sono l’unica squadra che negli ultimi due anni è riuscita a mettere al tappetto i piemontesi per ben 3 volte e soprattutto l’unica che è riuscita a strappare un titolo (la Supercoppa del 2017) ad una Juventus cannibale in Italia.

Una volta affrontata la partita in Arabia, indipendentemente dal risultato, società e tecnico si confronteranno ad una tavola rotonda dove saranno presenti anche Tare e Peruzzi. La rosa per ora sta tenendo botta contro le più accreditate sfidanti, ma nel lungo periodo i dodici/tredici giocatori che scendono in campo con maggiore regolarità potrebbero risentirne. Nonostante l’incoraggiante prestazione di Jony contro il Cagliari, la fascia sinistra rimane attualmente il punto debole della Lazio. Capitan Lulic non regge più di 60 minuti a buoni livelli e l’ex Malaga è soltanto adattato in quel ruolo. Lukaku non fornisce garanzie fisiche, il recupero dall’operazione ad entrambe le ginocchia si sta rivelando più lungo del previsto. Ora che la quinta in classifica dista 7 punti, il quarto posto sembra ad un passo, ma il campionato è lungo, in 22 partite si può passare dalle stelle alle stalle. A maggior ragione se si vuole cullare il sogno tricolore servono almeno un paio di innesti potenziali titolari.

Foto: Calciomercato.com

Marco Fabio Ceccatelli

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