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L’anno duro del grande Real

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Tra zero tituli, nessun convocato per la Roja ad Euro 2020, il Contegate, l’addio di Sergio Ramos, Ancelotti che fa arricciare il naso. Il tutto, con la Liga finita all’altra sponda del Manzanarre

La dècima, la undècima, la duodecima, la decimotercera. Quelle mini lezioni di spagnolo nella seconda metà degli anni dieci, quella noia che solo i professionisti dell’informazione -o meglio, dell’infotainment- combattevano con l’arma della parola: il Real Madrid pre-covid era tanto, troppo monotono nel vincere a raffica. Mancava quella magia, forse quella popolarità ad uso e consumo delle multinazionali dell’articolo sportivo a mettere a pari un Benzema, un Marcelo o un Courtois allo stesso leggendario piano di Zidane, Raùl, Figo o Casillas. Galacticos di inizio duemila, Merengues brave sì, ma non leggendarie. Con tutto che oggi più di ieri, il Real Madrid è un brand internazionale con le scuole calcio di tutto il mondo che sgomitano a far credere ai propri pupilli, un giorno, di diventare una piccola merengue.

Ora, di quel Real rimangono solo i protagonisti e nulla più. E’ storia di oggi: il Madrid (lo sanno gli stessi tifosi dell’Atletico: la capitale per antonomasia è blanca) per la prima volta in undici anni finisce la stagione a zero tituli. Era il primo anno della gestione di Florentino Perez, Manuel Pellegrini in panchina, poi l’epopea Mourinho, Cristiano Ronaldo, la pioggia di trionfi e un bel po’ di Champions in bacheca. Adesso, nell’anno della Liga vinta dai colchoneros, lo smacco è ancora più grande, in un’annata che definire dura è un eufemismo volto a salvare l’onore della nobiltà del calcio.

Forse, il segno vero dei tempi è nella prima pagina di Marca, di qualche settimana fa. Ni Ramos, ni el Madrid. Per la prima volta nella storia, la nazionale spagnola non ha convocato alcun giocatore del club più importante del XX secolo in una competizione d’alto bordo. Nemmeno il caso Busquets ha invertito la rotta. Solo il biondo difensore avrebbe potuto salvare l’onore, ma la precaria forma fisica del Capitano ha sciolto i dubbi di Luis Enrique. Se in pochi si erano illusi del successo numero 35 in Liga, sono le assenze di Isco, Carvajal e Asensio a fotografare la progressiva-seppur temporaneo- scomparsa di ciò che al tempo, anche e soprattutto a livello giovanile, era il marchio di qualità della Spagna nel mondo.

Serviva un rinnovamento, si proseguirà con la continuità. Zidane va via con una lettera polemica. Niente Conte, arriva Carlo Ancelotti. Il fresco vincitore dello scudetto con l’Inter sarebbe stato un terremoto non da ridere: in 10 avrebbero annunciato di aver le valigie pronte in caso di Conte alla Casa Blanca, con l’ormai ex capitano che tuonava due anni fa: “il rispetto si guadagna, non si impone”. Arriva dunque mister La Dècima, la Champions che fa pendant con le due conquistate alla guida del Milan. Ora, Florentino Perez non è tipo da smobilitazioni né da accrocchi con minestre riscaldate, eppure la decisione di prendere un tecnico arrivato decimo con l’Everton, dopo il Contegate, sembra andare proprio in questa direzione: non avere a disposizione il migliore sulla piazza, ma comunque un nome che scaldi abbastanza una tifoseria che si sta disabituando a vincere in Europa.

In tutto questo, Gareth Bale vorrebbe persino lasciare il calcio per il golf. La foto lascia poco spazio all’immaginazione., sulle priorità dell’ex mister 101 milioni di euro.

A poco vale l’annuncio, per ora volto più a tenere buoni i tifosi, di uno Mbappè in procinto di vestire la camiseta blanca; né servirebbe granchè, nell’economia di una squadra che ha già un esercito di campioni, e che -fisiologicamente- ha vissuto un periodo di stanca persino con un allenatore competente e gran connoisseur dell’ambiente come Zinedine Zidane. Forse arriva Lozano, forse torna CR7, sicuramente il cambiamento prenderà altre strade, con lo stesso Sergio Ramos che saluta e, se non dovesse andare al PSG o al Manchester City, terminerà con ogni probabilità la carriera al Siviglia.

Il tempo passa per tutti, cantava Max Pezzali. Nessuno indietro lo riporterà, neppure noi. Figuriamoci nello sport. Se è pur vero che dal nulla di undici anni fa si sono poste le basi per una seconda epopea vincente di Florentino Perez, sarà solo questione di poco tempo, nel tornare agli anni d’oro del grande Real.

Valerio Campagnoli (fonti WP Cave, TheRealChamps, Tuttosport, SkySport)

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