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Il curioso caso dell’Atalanta di Gasperini

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Dopo l’exploit di Anfield, anche all’estero hanno iniziato a parlare del modello societario dei bergamaschi, nonché dell’ex allenatore del Genoa, un esempio virtuoso e sui generis nell’odierno calcio italiano

Per chi segue poco la Serie A e non conosce bene il mondo Atalanta, la clamorosa vittoria di giovedì scorso per 3-0 contro il Liverpool può sembrare quasi un caso. Un successo estemporaneo, dovuto anche al modo superficiale con cui i Reds hanno snobbato l’Europa League per concentrarsi sul finale di campionato. Invece non è così, non solo perché la Dea aveva già vinto ad Anfield nel 2020 (unica squadra insieme a Barcellona Real Madrid a riuscirci per due volte in una competizione europea), ma anche e soprattutto perché il modello societario dei bergamaschi da anni gli consente di giocarsela alla pari con i top team italiani ed europei pur non disponendo dei loro stessi mezzi economici. 

Come funziona il modello Atalanta? È un insieme di componenti che ad ogni livello societario organizzano il proprio lavoro in maniera precisa, ottimizzando le risorse a disposizione. Si parte dal presidente Antonio Percassi, già patron della Dea negli anni ’90 e poi tornato a capo del club nel 2010, l’anno prima della promozione in Serie A. La proprietà bergamasca in queste stagioni ha scelto gli uomini giusti, in panchina e nella dirigenza, investendo sul settore giovanile e sul ‘nuovo’ stadio, aprendosi nel frattempo anche ad investitori stranieri. Nel febbraio del 2022 infatti, la maggioranza delle quote societarie del club nerazzurro sono state vendute ad una cordata di imprenditori americani guidata da Stephen Pagliuca, co-proprietario dei Boston Celtics e del fondo d’investimento Bain Capital, uno dei più grandi del mondo. 

Dal punto di vista sportivo, il progetto Atalanta si è retto su due pilastri. Il primo è stato Giovanni Sartori, responsabile dell’area tecnica dei bergamaschi dal 2014 al 2022. Sartori ha scoperto, ingaggiato e poi anche rivenduto calciatori giovani e di qualità, pur avendo a disposizione meno risorse di altri suoi colleghi. Un continuo ricambio di giocatori portato avanti in maniera oculata, che da un lato ha garantito alla Dea importanti introiti economici e dall’altro ha permesso ai nerazzurri di rimanere competitivi ad alti livelli in Serie A. Nelle ultime due stagioni, l’ex dirigente atalantino ha replicato il suo eccellente lavoro anche a Bologna, con la squadra di Thiago Motta che, anche grazie ai suoi acquisti, è in piena corsa per una storica qualificazione alla prossima Champions League

L’altro pilastro è, ovviamente, Gian Piero Gasperini. Il tecnico di Grugliasco è arrivato a Bergamo nel 2016 dal Genoa e da allora non si è più mosso. Non sono mancati i momenti difficili ed in un paio di occasioni Gasp è stato anche vicino all’esonero, ma con il passare del tempo l’Atalanta ha voluto fare una scelta radicale ed in controtendenza con l’abitudine, soprattutto italiana, di ingaggiare e cacciare allenatori con grande frequenza. La Dea ha eletto Gasperini a suo Sir Alex Ferguson e chiunque venga a vestire la maglia nerazzurra ora sa che dovrà aderire convintamente a questa leadership senza mai disconoscerla. 

A livello tattico, l’Atalanta gasperiniana ha un sistema di gioco molto peculiare, fatto di marcature a uomo a tutto campo e di continui duelli individuali. Ispirato da Marcelo Bielsa, questo sistema è stato importato dall’ex tecnico del Grifone in Serie A e poi ripreso successivamente, con alcune varianti, da altri allenatori come Ivan JuricRaffaele Palladino Thiago Motta, che a tutti gli effetti possono essere considerati dei suoi allievi. Non a torto dunque, Gasperini è considerato da colleghi e addetti ai lavori come uno degli allenatori italiani più innovativi degli ultimi quindici anni. 

Cosa manca a questo punto per mettere la ciliegina sulla torta? Forse un trofeo. Il modello Atalanta è stato giustamente lodato anche senza che la Dea abbia vinto alcun titolo in questi anni. In questa stagione però, oltre alla Coppa Italia, dove c’è da rimontare l’1-0 della semifinale d’andata contro la Fiorentina, ci potrebbe essere qualcosa di più. La vittoria contro il Liverpool in Europa League infatti, se sarà preservata nel ritorno di giovedì, metterà i bergamaschi contro una tra Benfica Marsiglia in semifinale. Avversari ostici, ma tutt’altro che insuperabili. La finale di Dublino ora è un sogno realizzabile e sarebbe il giusto coronamento di un ciclo quasi decennale ed unico nel suo genere. 

Luca Missori

(Fonte immagine: IlPost.it)

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