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Il capolavoro di Thomas Tuchel

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Dal campo alla panchina, dalla Germania alla Francia e poi in Inghilterra. La vita calcistica di Thomas Tuchel è stata un’altalena di emozioni, culminata sabato scorso con quella che senza dubbio è stata la più grande soddisfazione della sua carriera: la vittoria della Champions League

E’ stato il successo delle idee e del pragmatismo, arrivato alla guida di una squadra di talento ma molto giovane, contro un top team come il Manchester City che, sulla carta, aveva ed ha tuttora una rosa superiore. Tuchel però ha studiato bene il suo avversario e dopo averlo battuto già due volte tra Premier League e Fa Cup ha completato il tris con una partita preparata in maniera perfetta. I Citizens infatti sono stati imbrigliati, disinnescati, relegati ad un possesso palla sterile che non ha quasi mai consentito loro di sfondare centralmente, costringendoli a sterili cross dalle fasce facili da intercettare per le torri difensive dei Blues. Il merito di Tuchel è stato dunque quello di avere avuto l’umiltà di adattarsi ad un avversario con uno schema di gioco ben delineato, di riconoscere i propri limiti ed abbracciare il cambiamento quanto è bastato per arrivare alla vittoria. Un qualcosa che il tecnico tedesco ha fatto lungo tutta la sua vita: dopo aver terminato anzitempo la sua carriera da calciatore per reiterati problemi di cartilagine si è messo a studiare economia aziendale lavorando nel frattempo come barista. Poi è rientrato dalla finestra nel mondo del pallone grazie a Rangnick, come allenatore delle giovanili dell’Ulm, squadra di terza divisione. Da lì in poi la storia è più nota: Augsburg, Mainz, Borussia Dortmund, Psg e poi Chelsea, approcciandosi ad ogni nuova avventura sempre con l’umiltà di chi ha tutto da imparare e con il coraggio di mettere in discussione le proprie idee senza rinnegare i propri principi, proprio come nella finale di Champions League di sabato scorso.

Dopo essere stato cacciato a stagione in corso dal Paris Saint-Germain, quello che un tempo era visto come l’erede di Jurgen Klopp ora si è ritagliato un posto tutto suo tra i grandi allenatori del calcio europeo. In silenzio, senza strafare, facendo di necessità virtù e portando risultati.

Luca Missori

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