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Hristo Stoichkov, tanti auguri al Pallone d’Oro ’94

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Ripercorriamo la carriera dell’ex calciatore bulgaro, mancino puro dal carattere rissoso che ha collezionato tanti trofei quante squalifiche, pur mantenendo i riflettori del mondo del calcio puntati su di lui

L’accezione italiana del nome Hristo è Cristoforo (Christophoros), che dividendosi a sua volta ha in Christós, “Cristo” e phérō, “portare”, quindi la commettitura in “colui che porta Cristo”. Forse mai più appropriata e riuscita fu l’assegnazione, da parte della famiglia Stoichkov. Soprannominato Ayatollah, quando ai tempi non aveva, come nell’attualità, un’accezione politica così forte, Hristo rappresenta oltre che il giocatore bulgaro più talentuoso di tutti i tempi, anche un’eccellenza del calcio mondiale tanto da essere inserito da Edson Arantes do Nascimento, meglio conosciuto come Pelè nella speciale classifica da lui stilata dei FIFA 100, i più grandi calciatori di tutti i tempi.

Un mancino raffinato, genio indiscusso palla al piede, coniugava eleganza e potenza allo stesso tempo. Riesce negli anni a contraddistinguersi anche come uomo assist, avendo grande intelligenza tattica e visione del gioco.

Cresciuto in dignitosa povertà, da papà Stoichko e mamma Penka operaia, è nel CSKA Sofia, che per breve tempo fu denominato CFKA Sredetz Sofia, dove un giovanissimo Stoichkov riuscì a portare alla ribalta tutto il suo carisma e le potenzialità. Conquistò negli anni 1988-90 campionati bulgari, scarpa d’oro e Coppe di Bulgaria. Dal carattere stoico il calciatore lo si ricorda anche per l’irriverente maglia numero 4 che decise di indossare durante il ritorno della finale della Coppa di Bulgaria per schernire gli avversari del Levski Sofia, avendo proprio egli segnato un poker durante la gara d’andata finita per 5-0. Questo gli valse un anno di squalifica.

L’approdo al Barcellona nel 1990 lo porta a giocare in palcoscenici di più ampia considerazione, ma non per questo Stoichkov verrà meno al suo irascibile temperamento. Altri 6 mesi di squalifica gli furono comminati dopo che, durante la finale di Coppa di Spagna contro il Real Madrid, il giocatore diede un pestone all’arbitro Urizar in seguito all’espulsione del carismatico allenatore Cruijff. Nonostante tutto, il suo talento emerge come un fiume in piena, diventando oltre che beniamino dei catalani anche papabile vincitore del Pallone d’Oro nel 1992, vinto poi da Marco van Basten. Ci riesce due anni dopo, nel 1994 quando, pur avendo perso malamente la finale di Coppa dei Campioni per 4-0 contro un Milan stellare, sebbene mancassero sia Baresi che Costacurta in difesa, vince di gran lunga ai punti il prestigioso premio personale.

L’esperienza in Spagna termina nel 1995 a causa dei rapporti rovinati con il tecnico Cruijff. Approda per la cifra di 12 miliari di lire nel Parma di Nevio Scala, ma s’infortuna quasi subito alla gamba, diventando riserva di lusso del duo Filippo Inzaghi & Gianfranco Zola. Alla fine della stagione chiederà la cessione nuovamente al Barcellona, che in quel momento era diventato di Ronaldo il Fenomeno. Con il brasiliano si intende bene ritrovando una discreta condizione fisica. Al termine del biennio e dopo aver avuto dei dissapori col tecnico dei catalani Louis Van Gaal fa ritorno per poco nella sua vecchia squadra il CSKA Sofia, dove colleziona poche presenze prima di ultimare la sua carriera tra Arabia Saudita, Giappone e Stati Uniti, presso il D.C. United vincendo il campionato. Il 2003 è l’anno che sancisce la sua dipartita calcistica.

Fonte foto: planetfootball

Cesare D’Agostino

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