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Guardiola: il demiurgo d’Europa

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Come tutti i grandi allenatori ha introdotto nel suo credo tattico la flessibilità. Con l’alternanza dei moduli, l’universalità dei giocatori chiave, il calcio fatto di possesso e verticalizzazioni, cercherà di rivincere la Champions League

Anche un grande allenatore ha dei sogni. Quelli di Josep Guardiola, spagnolo di Santpedor e catalano nel cuore, è di riconquistare la Coppa dei Campioni il trofeo oltre il quale non c’è più sconfitta. Questa filosofia del traguardo da raggiungere, l’ha appresa da Julio Velasco così come da Johan Cruijff ha imparato il metodo per realizzare la vittoria delle vittorie: costruire una squadra polivalente e insegnarle a giocare.

La doppia formula prima carpita, poi studiata, infine messa in pratica ha avuto successo nel Barcellona dei dioscuri Messi, Xavi e Iniesta. Le due coppe campioni vinte contro Sir Alex Ferguson e il suo mitico Manchester United l’hanno nominato demiurgo, l’onore massimo per un allenatore. Qualcosa ha cominciato a scricchiolare a Monaco di Baviera, dove i suoi cavalieri tenutonici campioni del mondo l’hanno prima seguito e poi abbandonato dopo tre semifinali perse contro il meglio del calcio spagnolo.

In quelle sconfitte mancò la seconda parte degli insegnamenti dei suoi mentori: insegnare alla squadra a giocare. E’ lo stesso problema che aveva fino a poco fa il Manchester City, troppo impegnato a eseguire il palleggio ipnotico e poco capace di giocare sciolto come fanno quelli che non conoscono solo la parte da recitare, ma che interpretano il gioco sviluppandolo con flessibilità e alternative continue nell’attaccare.

Una squadra statica e un allenatore, Josep Guardiola, scontento perché sì due Premier ti fanno re d’Inghilterra ma non imperatore d’Europa. Così il Pep si è messo a pensare e ha trovato il bandolo della matassa: la verticalità. Una sola mossa per dare valore a tutto il suo gioco fatto di alternanza dei moduli, di difesa a tre quando bisogna costruire più intensamente il gioco dal basso, di controllo della palla e di centrocampisti portati a fare i difensori per avere un giocatore in più.

Il suo Manchester City verticale è una squadra ora completa che può attaccare gli spazi della metà campo avversaria in più modi e con più velocità, come faceva il grande Milan di Sacchi. Studiando sulla carta dell’Europa la tattica del pallone Guardiola, come facevano i generali della storia, ha trovato da un altro generale la soluzione. La vittoria di Madrid in rimonta ci dice che la rotta è giusta e il trionfo europeo finalmente possibile, d’altronde un demiurgo se vuole vincere deve costruire.

Foto fonte: tuttosport.com

Matteo Quaglini

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