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Gli Stati Uniti “USA-no” e gettano l’Olanda: 2-0 ed americane campionesse del mondo per la quarta volta in otto edizioni

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Rapinoe e Lavelle regalano alle ragazze a stelle e strisce il quarto mondiale della loro storia dopo una partita dominata in lungo ed in largo

“Massima espressione del calcio femminile in assoluto”. Può essere così riassunta questa finale mondiale tra Stati Uniti e Olanda: si sono, non a caso, affrontate le campionesse del mondo in carica e quelle d’Europa.

SI COMINCIA

Si gioca a Lione in una giornata splendida: entrambe schierano un 4-3-3 con gli Stati Uniti che, grazie al rientro di Capitan Rapinoe, mettono in campo il tridente pesante con Morgan e Heath. Pericoloso e velenoso il trio d’attacco dell’Olanda composto da Beerensteyn, Martens e dalla numero 9, bomber Miedema, 226 reti tra club e nazionale in carriera.

NIENTE PAURA (O QUASI)

Tanta frenesia, poca concretezza nelle prime battute del match: la tensione è alta, nonostante si affrontino due squadre che di finali importanti ne hanno giocate parecchie ( gli USA sono alla quinta finale in otto edizioni) e le occasioni da gol sono poche. Prevalgono palle lunghe molto spesso preda dei portieri e contrasti molto duri, come se le due compagini cercassero una sfida continua contro le avversarie.

MAGLIE LARGHE E STATI UNITI CHE DOMINANO

Più si va avanti col match, più aumenta la sensazione che possa essere un episodio a sbloccare il tabellino: la difesa olandese traballa e lascia molti spazi che vengono sfruttati molto bene dalle americane, che d’altro canto sprecano molto: l’occasione più ghiotta ce l’ha Julie Erzt, che su sviluppi di calcio d’angolo battuto da Rapinoe, tuona al volo di destro un pallone destinato sotto la traversa ma preda dell’ottima reazione del portiere van Veenendaal. Gli Stati Uniti sono però ancora pericolosissimi, Morgan non riesce al 38‘ a spingere in rete un tap-in che sembrava facile facile e si vede parare in angolo, pochi secondi dopo, un mancino velenoso dal limite dell’area.

Primo tempo di gran lunga a stelle e striscie, le olandesi non si sono praticamente mai neanche affacciate in territorio americano. Dominio totale.

SECONDO TEMPO : 1/2 LETALE DEGLI STATI UNITI

Ripresa che inizia sulla falsa riga della prima frazione, con un Olanda che tenta di impensierire gli USA in contropiede ma senza risultati degni di nota. Al 60′ minuto, la svolta: contatto dubbio in area olandese tra Morgan e van der Gragt con l’arbitro Frappart che, dopo un’analisi al VAR, assegna un calcio di rigore per le americane, trasformato perfettamente da Rapinoe, che raggiunge proprio la compagna Morgan e l’inglese White in vetta alla classifica marcatori, a quota 6 gol.

Ma non finisce qui: dieci minuti dopo raddoppiano le ragazze di Jill Ellis con un bel mancino insidioso dal limite dell’area di Rose Lavelle, che batte per la seconda volta van Veenendaal e mette in ghiaccio la partita.

FURIA A STELLE E STRISCE

Dal 60′ in poi le Yankees si rendono pericolose praticamente in ogni minuto del match: prima Morgan che sbatte contro Dekker, poi Krieger anticipata nel tap-in da van Lunteren ed infine Dunn che, dopo uno slalom in area, si vede chiudere lo specchio dall’ottima parata della solita van Veenendaal, di gran lunga la migliore in campo per le Oranje.

CHE BELLEZZA!

Si conclude così il campionato mondiale di calcio femminile più seguito della storia sia a livello mediatico che sugli spalti. Gli Stati Uniti si dimostrano ancora una volta la nazionale più forte (record di trionfi iridati) e continuano a rubare la scena agli uomini. Per l’Olanda, che tra l’altro ha eliminato l’Italia (se ti sei perso le nostre analisi e pagelle di Italia-Olanda clicca qui) rimane l‘amaro in bocca per aver disputato una partita di gran lunga sotto tono, non degna di una finale mondiale.

PREMI INDIVIDUALI

Scarpa d’oro: Megan Rapinoe (USA)

Scarpa d’argento: Alex Morgan (USA)

Guanto d’oro: Sari van Veenendaal (Olanda)

Pallone d’oro: Megan Rapinoe (USA)

Fonte foto; gettyimages, fifa.com

Riccardo Cascioli

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