Una sconfitta durissima quella subita dai nerazzurri che così terminano la stagione nella maniera peggiore, con zero titoli e umiliazione finale, mentre i parigini conquistano la loro prima coppa dalle grandi orecchie della storia. Una manita oltretutto da record, dato che non c’era mai stato un risultato con un divario così eclatante in una finale della coppa più prestigiosa d’Europa
Monaco di Baviera si conferma portafortuna per le squadre ancora a digiuno di vittorie, regalando al PSG la sua prima Champions League. All’Allianz Arena si sono affrontate due formazioni, per molti aspetti, diametralmente opposte: l’Inter formazione con età media particolarmente alta che dovrebbe anche significare maturità, esperienza, capacità di gestire i momenti, ma anche di dirigere la partita su binari a lei maggiormente congeniali mentre, dall’altra parte, il Paris Saint-Germain squadra molto giovane, con un’età media di poco sopra i 24 anni, con un’incredibile energia che esprime con una grande intensità su tutto il terreno di gioco, con e senza palla. Le premesse quindi potevano far pensare ad un’Inter sorniona e attendista, come nella sua natura, e un PSG impetuoso ed in effetti è proprio così che è andata la partita, tranne che i nerazzurri non sono stati attendisti, ma praticamente assenti dal terreno di gioco mentre i parigini hanno messo in campo aggressività asfissiante, palleggio, che definire egregio sarebbe un eufemismo, tecnica sopraffina, fisicità e velocità doppia rispetto agli avversari. C’è stata insomma un’energia completamente diversa tra le due compagini e la partita si è incanalata in una direzione dalla quale non sì è più mossa e cioè con i parigini a giocare a calcio e l’Inter a correre a vuoto, a fare lanci lunghi come non mai in stagione e con innumerevoli errori che hanno pregiudicato la gara rendendola una vera e propria agonia. Les Parisiens, invece, sfilavano quasi in passerella con giocate di alta classe, dall’ex di turno Achraf Hakimi, autore della prima rete al 12′, all’astro nascente Désiré Doué, autore di un assist e due goal al 20′ e 63′, da Khvicha Kvaratskhelia che firma il poker al 73′, alla promessa Senny Mayulu che chiude il conto con il 5-0 all’86’, senza dimenticare i tocchi geniali di Ousmane Dembélé e svariate altre occasioni sfumate per poco. L’Inter, praticamente non pervenuta è però riuscita a rendersi minimante pericolosa, in un paio di occasioni, con il solo Thuram, mentre Lautaro ha corso e pressato tanto, ma senza molto criterio, né successo. La confusione, forse, ha regnato anche in panchina, perché in nessun modo si è riusciti a trovare alcuna contromisura allo schema tattico avversario e, oltretutto, anche i cambi non sono apparsi molto comprensibili, tanto che dall’ora di gioco in poi in campo c’erano ben quattro terzini interisti.
Come detto il PSG si aggiudica la sua prima Champions League, mentre Luis Enrique diventa il secondo allenatore della storia a vincere il Triplete con due squadre diverse dopo un altro tecnico spagnolo, Pep Guardiola e, come se non bastasse, vince la sua dodicesima coppa con dodici finali disputate come tecnico, una sentenza! L’Inter ed il suo tecnico, perdono la seconda finale di Champions in tre anni. Probabilmente una squadra che è andata oltre i propri limiti quella nerazzurra e potrebbe essere alla fine di un ciclo, con Simone Inzaghi in procinto di lasciare la panchina per cercare una nuova avventura, mentre la rosa nerazzurra dovrebbe essere rifondata per buona parte lasciando partire diversi ultra trentacinquenni.
Fonte foto: corrieredellosport.it
Luigi A. Cerbara









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