Home News Euro 2020 (21): l’Inghilterra brama il suo primo titolo

Euro 2020 (21): l’Inghilterra brama il suo primo titolo

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Gli inventori del calcio non hanno mai vinto la competizione continentale e vogliono a tutti i costi spezzare la maledizione

Più di 60 anni e ben 15 edizioni dopo il primo campionato europeo di calcio, l’Inghilterra è ancora a secco di vittorie in una delle kermesse più importanti che ci siano. Nemmeno un titolo, al contrario del mondiale, e neanche una finale raggiunta. Uno score deludente, che il CT Gareth Southgate insieme ai suoi ragazzi vuole a tutti i costi riscattare nel prossimo mese.

L’Inghilterra che arriva all’Europeo è senza dubbio una squadra giovane, ricca di talento, con tutti i pro ed i contro che ciò comporta. Nel girone di qualificazione ha vinto 7 partite su 8 segnando 37 goal e subendone appena 6. La qualità del reparto offensivo è molto alta, con un pool di trequartisti di talento come Mount, Sancho e Grealish a supporto del bomber del Tottenham Harry Kane. In difesa dominano i terzini destri, schierati a cadenze regolari da Southgate sia a sinistra che al centro, complice soprattutto il recente infortunio di Maguire. A centrocampo invece si attende il ritorno di Jordan Henderson, ancora in dubbio per la partita d’esordio e tassello fondamentale dello schermo difensivo nel probabile 4-2-3-1 che Southgate è intenzionato ad utilizzare nelle prossime settimane. A prescindere dal sistema di gioco comunque, l’Inghilterra è una compagine che ha un’idea di calcio propositiva, improntata al possesso palla ed alle verticalizzazioni, un misto tra l’idea classica di football albionica, fatta di corsa e lanci in profondità, e le innovazioni arrivate oltremanica in questi ultimi trent’anni (pressing avanzato, tiki-taka etc.). Nel corso delle qualificazioni e delle amichevoli i ragazzi di Southgate hanno provato a ricavare una sintesi dall’apparente contrasto tra queste due idee. Spesso ci sono riusciti, altre volte, soprattutto quando il livello dell’avversario si alzava, invece no.

La chiave alla fine è tutta lì: l’Europeo è una competizione dove il livello medio degli avversari si alza, anche se si tratta di squadre già affrontate in sfide non ufficiali. Chi sulla carta è inferiore ti studia per impedirti di giocare come sai. Senza sconti, senza compromessi. L’Inghilterra questo lo sa bene, non basta il talento se non è unito a quel killer instinct necessario a portare a casa le gare secche di una competizione internazionale. Le prossime settimane ci diranno quanto gli inglesi, inventori del calcio, hanno imparato dai fallimenti del passato. Parola al campo.

Luca Missori

(Fonte immagine: Eurosport.it)

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