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Eriksson, il perdente di successo che portò la Lazio sul tetto d’Europa

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Il tecnico svedese, accolto con scetticismo all’inizio, risultò essere la scelta più azzeccata possibile, nonché l’allenatore più vincente della storia biancoceleste

Nel 1997 la Lazio si apprestava ad entrare nell’Olimpo delle squadre più forti d’Italia e d’Europa. Non a caso il mercato di quell’anno aveva portato nella capitale giocatori del calibro di Mancini, Almeyda, Jugovic e c’era stato il ritorno di Boksic dalla Juventus. Occorreva un allenatore che sapesse trarre il meglio dalle personalità spiccate presenti all’interno dello spogliatoio biancoceleste. Il patron Sergio Cragnotti era stato “costretto” da Mancini ad ingaggiare Sven Goran Eriksson, suo tecnico nella Sampdoria.

Lo svedese aveva una storia che non entusiasmava l’ambiziosa tifoseria laziale. In primo luogo aveva allenato la Roma, con la quale era riuscito a perdere uno scudetto a causa della sconfitta casalinga con il Lecce già retrocesso, correva l’annata 1985-86. Avendo perso anche due finali europee con il Benfica, rispettivamente in Coppa Uefa contro l’Anderlecht e in Coppa dei Campioni contro il Milan, era considerato un perdente di successo. Nonostante l’aspetto elegante ed il carattere pacato, il glaciale tecnico di Torsby si impose con la società per vendere uno degli idoli della tifoseria biancoceleste. In pochi gli perdonarono la cessione di Beppe Signori, almeno in un primo momento, perché la cavalcata di quell’anno diede ragione allo svedese. La Lazio riuscì a raggiungere sia la finale di Coppa Uefa, che perse contro l’Inter, sia quella di Coppa Italia che,invece, portò a casa contro il Milan. Eriksson era riuscito a far mettere in bacheca un trofeo ai capitolini dopo ben 24 anni. L’annata 1998-99 portò con sé altri successi come la Supercoppa di Lega contro la Juventus e il primo trofeo europeo della storia laziale, la Coppa delle Coppe. Il campionato venne dominato fino alla penultima giornata, in cui l’amaro pareggio di Firenze, regalò il sorpasso ai rossoneri di Zaccheroni. L’ennesima debacle sul più bello, aveva provocato numerosi malumori in società, tanto che si paventava la sostituzione dello svedese. Cragnotti tenne duro e ancora una volta ebbe ragione. La stagione 1999-2000 consegnò i biancocelesti alla storia del calcio, arrivò il triplete con la Supercoppa Europea di Montecarlo, strappata agli Invincibili del Manchester United e poi finalmente lo Scudetto e un’altra Coppa Italia. La Lazio era prima nel Ranking Uefa, tanto che l’anno successivo andò ad affrontare la Champions League da testa di serie numero uno.

La rivincita da parte del buon Sven fu totale, prima di salutare la capitale il tecnico svedese vinse un’altra Supercoppa italiana, per un totale di 7 trofei in appena 3 anni e mezzo. Niente male per il perdente di successo più vincente dell’ultracentenaria storia della Lazio.

FOTO: Gianlucadimarzio.com

MARCO FABIO CECCATELLI

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