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El bandolero stanco

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Cinque giorni fa è venuto a mancare Joaquín Peiró campione anarchico della serie A anni ’60. Spagnolo dinoccolato, magro e geniale, era l’asso di Helenio Herrera. Vinse una coppa campioni e una coppa Italia con gol memorabili

Quel simpatico “bandito” di emozioni che è stato Joaquin ‘Gioacchino’ Peirò era nato a Madrid nel gennaio del 1936, anno di stravolgimenti e guerra civile nella Spagna che fu di Cervantes e Filippo II. Mentre la penisola Iberica cambiava padrone e storia, lui sognava per le strade di sgusciare rapido sotto porta e con un tocco di astuzia sciabolare il gol che avrebbe battuto gli avversari.

Il suo calcio è stato irriverente e fiabesco. Come i suoi impensabili gol, quelli alla Peiró. Quando il portiere del Liverpool Lawrence sta palleggiando il pallone a terra e si accinge a rinviarlo, non può vedere che Joaquín è dietro di lui pronto al guizzo. In un attimo “El bandolero” ha il colpo di genio: sull’ultimo rimbalzo passa avanti, ruba palla e con un tocco morbido mette in rete. Una pennellata alla Picasso per il 2-0 che dà spinta alla rimonta dell’Inter sulla mitica squadra di Bill Shankly nella semifinale di coppa campioni 1965.

Quando approda alla Roma ritrova Herrera nel rivoluzionario ’68 romanista. Con i suoi gol e gli scambi con Fabio Capello, vince una coppa Italia storica firmando il suo guizzo più donchisciottesco. L’anno dopo nella semifinale di coppa coppe contro i polacchi del Górnik si va alla monetina dopo tre terribili partite: Peiró ha una accesa discussione con Herrera che gli impone di dire testa, mentre lui sente che uscirà croce. Il mago non può essere contraddetto e Peiró sa di essere il suo alfiere più grande: dice testa ed è l’unico guizzo che non gli è riuscito nella sua avventurosa vita.

Nell’estate del 1970 torna all’Atletico Madrid per il quale aveva giocato da giovane in 166 partite che erano valse, con i suoi 93 gol, due coppe di Spagna e una coppa delle coppe. Allenerà nella stagione 1989/90 i Colchoneros.

L’ultimo assolo Joaquín Peiró lo ha avuto con il Malaga che ha riportato, nel 1999, in Primera Division. Nel 2004 l’addio al calcio. Ci ha lasciato cinque giorni fa: “El bandolero stanco, col cuore infranto stanotte va; va, su un cavallo bianco, col suo tormento lontano va, dov’è silenzio…” Cantava Vecchioni che di geni e interisti se ne intende. Adios y hasta luego Don Joaquín, muchas gracias por todo.

Foto fonte: Inter.it

Matteo Quaglini

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