Home News Dal Psg all’Udinese pochi cambiamenti: la rivoluzione mancata dell’Inter

Dal Psg all’Udinese pochi cambiamenti: la rivoluzione mancata dell’Inter

Fonte repubblica.it
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La chiusura del mercato evidenzia come i nerazzurri, chiamati a una svolta radicale, abbiano perso l’occasione di farla nonostante una potenza economica finalmente disponibile

L’infernale serata di Monaco di Baviera sembrava aver messo un bel punto e a capo nella storia recente dell’Inter. Giocatori svuotati e alcuni segnati dal tempo che passa. La rivoluzione dopo 6 anni, Conte più Inzaghi, era una cosa anche fisiologica. L’addio del tecnico pareva a tutti l’antipasto di tutto questo invece è rimasta l’unica mossa in quel senso. Segnali poco incoraggianti arrivavano dalla scelta del successore. Cristian Chivu, mister ancora da verificare, viene messo sulla panchina interista dopo aver sondato almeno altri due profili. Le sole 13 gare in serie A da tecnico del Parma fanno storcere il naso ai più. Però è simbolo dell’interismo, fidiamoci, pensano i tifosi.

Il mondiale per club, dall’utilità discutibile, serve soltanto ad allungare l’agonia nerazzurra. L’uscita con il Fluminense con annesso sfogo di capitan Lautaro al termine della contesa fanno capire che la misura è colma. Tutti in vacanza e il nuovo corso può davvero partire. O almeno così sperano i sostenitori della Beneamata. La Champions League e il mondiale hanno rimpinguato le casse dell’Inter, pronta finalmente ad avere potenza di fuoco, senza esagerare, nelle compravendite estive. Prima della rassegna statunitense erano già arrivati Sucic e Luis Henrique, buoni sì ma serve altro. Potato qualche ramo secco, vedi attaccanti di scorta, si finisce lì.

Due erano i nodi principali: la difesa va svecchiata e serve il giocatore che fa saltare il banco, quello che anche solo con una giocata ti risolve le partite. Non succede nulla di tutto questo. Il difensore di grande spessore annunciato mesi fa non arriva. Il secondo punto sembra materializzarsi. Lookman era con un piede alla Pinetina ma il dietrofront dell’Atalanta fa saltare tutto. Si cercherà qualcun’altro. No. Si prende Diouf, giovane centrocampista di belle speranze, oltre che Bonny già approdato. Via Asllani e cessione incomprensibile di Zalewski. Plusvalenza, ok, ma anche di fatto il solo giocatore che poteva farti la giocata imprevedibile.

Inizia il campionato. Il roboante successo con il Torino butta fumo negli occhi, la caduta con l’Udinese mette davanti l’Inter alla dura realtà. I giocatori umiliati dal PSG sono ancora tutti praticamente lì. Il problema del dribbling, del guizzo, pure. Lo si è visto con i friulani. Vai in svantaggio e sbatti contro la muraglia eretta da Solet e compagni. Proprio lui che sarebbe stato il colpo perfetto per il primo punto all’ordine del giorno. Quasi con un moto d’orgoglio l’ultimo giorno arriva Akanji, ma va via Pavard. Tutto sa di confusione, proprio quest’anno invece che bisognava fare cose precise.

Niente rivoluzione quindi e la domanda è: perché? L’Inter rimane un’ottima squadra, sia chiaro, ma completamente simile a quella dello scorso anno. Ci sono stati innesti positivi, come i ricambi davanti, ma i problemi antichi rimangono. Senza contare che tutti i giocatori, soprattutto i più esperti, hanno una primavera in più. Invece tra un po’ arriva l’inverno. I tifosi già gelati dalla gestione societaria sperano di non farlo anche davanti ai risultati sul campo.

Glauco Dusso

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