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Dai 60 anni di Zenga all’impresa del Camp Nou: 28 aprile, un giorno speciale per l’Inter

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Compleanno importante per l’Uomo Ragno, portiere rimasto nei cuori dei tifosi nerazzurri. E sono passati 10 anni dalla sconfitta più “dolce” della storia della Beneamata: la mancata remuntada del Barcellona permise alla squadra di Mourinho di qualificarsi alla finale di Champions

Sarti, Bordon, Pagliuca, Toldo, Julio Cesar, Handanovic. Di portieri forti l’Inter ne ha avuti eccome nella sua storia, ma probabilmente nessuno è stato amato come Walter Zenga. Oggi, 28 aprile, l’attuale allenatore del Cagliari (anche se non ha ancora esordito sulla panchina sarda) compie 60 anni e sul web sono migliaia i messaggi di auguri dei tifosi nerazzurri, che non lo hanno mai dimenticato.

Inizialmente soprannominato il “deltaplano” per la sua abilità atletica tra i pali, fu lo stesso Zenga a etichettarsi l’appellativo di ‘Uomo Ragno’ che gli rimase per tutta la carriera. Tolta l’esperienza giovanile, ha difeso la porta dell’Inter dal 1982 al 1994 (il primo anno fu riserva di Bordon, poi sempre titolare), vincendo uno scudetto, una Supercoppa Italiana e due Coppe Uefa. L’apice della sua carriera è stata a fine anni ’80 quando conquistò appunto il tricolore dei record con Trapattoni in panchina, subendo appena 19 reti, e quando fu il portiere dell’Italia nel Mondiale 1990. In quella competizione iridata, nonostante la celebre uscita a vuoto su Caniggia nella semifinale contro l’Argentina, Zenga mantenne inviolata la porta azzurra per 517 minuti (un record) e fu nominato miglior portiere del torneo. Venne inoltre eletto per tre anni consecutivi, dall’89 al ’91, miglior portiere dell’anno dall’IFFHS. Nel 2018 è stato inserito nella ‘Hall of Fame’ dell’Inter. La sua carriera da allenatore non è stata fin qui all’altezza di quella da giocatore, pur avendo vinto due titoli con Steaua Bucarest e Stella Rossa, ma non ha mai nascosto il sogno di allenare la Beneamata. Anche una volta appesi i guanti al chiodo, infatti, non ha mai smesso di professare l’amore per la sua squadra del cuore e, proprio per questo, i tifosi nerazzurri gli tributano sempre cori e applausi anche quando si presenta a San Siro da avversario.

Il 28 aprile è un giorno speciale per tutti i tifosi interisti anche per un altro ricordo. Sono infatti passati 10 anni esatti dalla sconfitta più ‘bella’ della storia nerazzurra, ossia l’1-0 del Barcellona al Camp Nou. Era la semifinale di ritorno di Champions League, all’andata Milito e compagni si erano imposti per 3-1 (Sneijder, Maicon e proprio il Principe dopo il vantaggio iniziale di Pedro). Alla corazzata di Guardiola non riuscì la ‘remuntada’ nonostante giocò per oltre 70 minuti in superiorità numerica per l’espulsione di Thiago Motta (che pagò la sceneggiata di Sergio Busquets). Per tutti i tifosi nerazzurri, Moratti in primis, fu una partita drammatica, 90 minuti al cardiopalma soprattutto dopo il gol di Piqué e la rete annullata in pieno recupero a Bojan. Ma al triplice fischio fu una liberazione che trascinò poi i ragazzi di Mourinho alla conquista della Champions e del Triplete. Ripensando agli ultimi anni di difficoltà, il pubblico nerazzurro non può che intonare il celebre brano di Al Bano: Nostalgia canaglia.

Fonti foto: sport.sky.it, cagliarinews24.it, it.eurosport.com

Francesco Carci

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