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Da Conte a Inzaghi: l’Inter e il piano B mancante

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Fonte eurosport.it

Uno dei pochi limiti che ha accomunato la Beneamata delle ultime tre stagioni è quello di non saper cambiare pelle quando sorge qualche difficoltà, un aspetto che quest’anno potrebbe costare caro

Fabio Capello lo chiese a Conte, non finì bene. L’Inter e il famoso piano B, quella strategia da adottare quando saltano gli schemi oppure viene a mancare qualche elemento che non si può sostituire semplicemente con un altro giocatore. Il tecnico salentino sopperì a questo con lo spirito battagliero e la personalità infusa a tutta la squadra. Simone Inzaghi quest’anno rischia di mandare tutto all’aria proprio per il non saper cambiare le carte in tavola quando l’avversario ti sa leggere o quando le difficoltà di infortuni o squalifiche ti mettono i bastoni tra le ruote. Neanche la situazione di vantaggio a volte induce a dare una sterzata.

La benzina inizia a scarseggiare negli elementi che hanno tirato la carretta durante tutta la stagione e nei momenti più densi di impegni. L’Inter del post derby si è piano piano afflosciata, gli unici sussulti si sono visti con il Liverpool in Champions League. Lodevoli ma dove, forse, si poteva anche allentare la presa vista la montagna da scalare. In campionato, invece, è stato dilapidato tutto il vantaggio e ora tocca inseguire. Perché non cambiare allora? E’ questa la domanda che serpeggia nel tifo interista. L’infortunio di Brozovic, giocatore a detta di molti insostituibile, è stato affrontato con un semplice avvicendamento, senza provare una reale alternativa tattica. I rimedi non hanno sopperito alla mancanza anche perché non basta cambiare giocatore o spostarne un altro nella posizione dell’assente per ottenere lo stesso risultato.

L’interrogativo sul perché non inventarsi qualcosa per i momenti di difficoltà rimane. L’acquisto di Gosens poteva essere interpretato in questa maniera. Adesso il tedesco è guarito e pronto, allora era possibile rischiare una difesa a quattro con lui terzino e Perisic esterno alto. Adesso ci sono cinque attaccanti a disposizione, quindi si potevano schierare quelli meno stanchi. Oppure, vista la mancanza di un centrocampista fondamentale, l’inserimento di una punta in più a fare da raccordo poteva essere plausibile. Tutte soluzioni rimaste inespresse. Inzaghi rimane incatenato ai suoi precetti e allora ecco che se escono due punte ne entrano altre due. I “braccetti” di difesa si avvicendano tra loro, così come gli esterni. L’avversario ringrazia e la marcia non cambia mai. Soltanto nei minuti di recupero si è vista una punta in più come mossa della disperazione.

Ora una sosta che in molti sperano sia benefica sia per recuperare energie sia per ritrovare gli infortunati. Alla ripresa c’è il match della vita con la Juventus ed è un appuntamento che non si può proprio fallire dopo 7 punti in 7 gare e un Milan che è scappato via. La situazione, vista anche la partita da recuperare, non è irrimediabile ma i bonus sono finiti, dal prossimo inciampo, probabilmente, non ci si rialzerà più.

Glauco Dusso

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