Home News Cronaca di un’impresa: il Bologna torna in Champions League dopo 60 anni

Cronaca di un’impresa: il Bologna torna in Champions League dopo 60 anni

   Tempo di lettura 4 minuti

I felsinei con due giornate di anticipo centrano un traguardo storico che mancava dal 1964, è un successo inaspettato ma per nulla frutto del caso 

Ieri sera, la vittoria dell’Atalanta contro la Roma ha reso reale uno scenario che anche soltanto lo scorso agosto sarebbe stato considerato nient’altro che fantascienza: il Bologna che si qualifica in Champions League. Un traguardo storico, quello raggiunto dalla squadra di Thiago Motta, considerando che i rossoblù erano andati in Europa l’ultima volta nel 1964, l’anno del loro ultimo scudetto. C’è chi parla di impresa, chi di miracolo, ma un successo del genere, per quanto inatteso, è tutt’altro che frutto del caso. Vediamo meglio perché. 

Partiamo da Joey Saputo, businessman canadese di origini italiane, che quasi dieci anni fa si è unito ad una cordata di imprenditori americani, guidata da Joe Tacopina, ed ha rilevato il Bologna nell’ottobre del 2014. Nel settembre del 2015, dopo alcune discussioni proprio con TacopinaSaputo diventa l’unica guida del club emiliano e da quel momento in poi comincia un lento ma progressivo risanamento economico della società. A livello calcistico, il Bologna si salva senza problemi, ma continua a ristagnare a metà classifica senza avere mai obiettivi concreti nel finale di stagione. 

La svolta arriva due anni fa, quando a fine maggio del 2022 Saputo ingaggia Giovanni Sartori, uno dei più preparati ed allo stesso tempo sottovalutati dirigenti sportivi italiani. Ha già un curriculum notevole: doppia promozione dalla Serie C alla Serie A col Chievo Verona, che porta fino ai preliminari di Champions League; poi il gran lavoro svolto all’Atalanta in partnership con Gian Piero Gasperini. Con lui a coordinare il mercato, la Dea inizia a competere alla pari con le big della Serie A centrando tre volte la qualificazione in Champions League (nel 2020 arriva fino ai quarti di finale). Ripetersi al Bologna sembrava difficile, eppure anche stavolta Sartori ha sorpreso tutti. 

Con il giusto mix di calciatori affidabili e giovani talenti scartati dalle big, il direttore sportivo felsineo ha consegnato una squadra costruita con criterio a Thiago Motta, che grazie al suo eccellente lavoro tattico e di leadership l’ha valorizzata al di là di ogni più rosea aspettativa. Il Bologna in questa stagione ha regalato sprazzi di grande calcio, ha spesso battuto con merito squadre con rose più blasonate ed è riuscita a non mollare la corsa Champions anche nei periodi di calo. Il 4-2-3-1 dei rossoblù è ispirato ai principi tattici del gioco posizionale, è un sistema che si fonda sull’intensità nel pressing in fase di non possesso e sull’occupazione scientifica degli spazi in campo quando si ha la palla. A prescindere da infortuni e fisiologiche rotazioni, la formazione di Motta ha avuto il merito di non rinunciare mai alla sua identità.

Per concludere, vale la pena menzionare le punte di diamante di questo Bologna. A cominciare da Joshua Zirkzee, centravanti olandese classe 2001, dotato di una tecnica di base impressionante e già giocatore maturo sotto molti aspetti. I rossoblù l’hanno acquistato dal Bayern Monaco per poco più di 8 milioni di euro, ma i bavaresi hanno inserito nel suo contratto una clausola rescissoria esclusiva di 40 milioni di euro che potranno far valere in futuro. Oltre a Zirzkee, vale la pena citare Ferguson, trascinatore per gran parte della stagione ma ora purtroppo ai box dopo la rottura del crociato, Orsolini, fantasista della squadra, e infine Calafiori. Il giovane ex Roma è stato uno dei migliori difensori centrali di questo campionato, ora sogna l’Europeo ed il ritorno nella propria squadra del cuore. 

Luca Missori

(Fonte immagine: Calciomercato.com)

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.