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Bologna, nonostante le difficoltà un anno promettente ma con tante incognite

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I felsinei possono fare tanto ma tutto dipenderà anche dal mercato

A pochi giorni dall’esordio in campionato il Bologna si candida a pieno titolo come una delle squadre con tutte le carte in tavola per aspirare a qualche soddisfazione tangibile in questa imminente edizione del torneo.

I felsinei infatti si sono dimostrati una delle squadre più ostiche e temibile di tutta la Serie A, costringendo molti big a cedere il passo come ben si ricordano i tifosi di Inter e Roma.

Dietro ad una società cresciuta molto nel corso di questi anni non c’è solo un ottimo piglio dirigenziale ma anche una linea di comando incisiva e molto empatica.

Le scelte del trio Saputo Bigon Sabatini si sono dimostrate efficaci oltre che in grado di fondere entusiasmo ed intraprendenza. Fra i tre il primo, all’anagrafe canadese ma italiano d’origine, ha saputo portare nel ruolo da presidente quella mentalità tipicamente nord americana alla base del successo sportivo d’oltre oceano.

D’altronde come i suoi colleghi provenienti dagli States, Commisso o Pallotta prima e Friedkin dopo, ha posto come priorità il progetto stadio cominciando delle trattative serrate per riqualificare e ristrutturare lo storico impianto della città, il Dall’Ara.

In foto, l’amministratore delegato Claudio Fenucci e il coordinatore dell’area tecnica Walter Sabatini

Il secondo invece pur essendo un figlio d’arte, impossibile dimenticare le imprese del padre tra Milan e Napoli, ha deciso di specializzarsi in tutt’altro confermandosi come uno dei ds più promettenti d’Italia.

Infine il coordinatore dell’area tecnica Walter Sabatini riconosciuto tra i migliori talent scout d’Italia, Pastore Lamela e Alisson giusto per citare alcune delle sue scoperte, è già riuscito a rispettare la fama che lo precede.

Parlando di meriti non si può non citare, poi, il comandante a cui è stato affidato questo organico: Mihajlovič. Nessuno più di lui si merita un appellativo del genere perché essere riuscito a plasmare un calcio estremamente offensivo e agonistico nell’anno della malattia e del covid non è da tutti.

Del resto non è un caso se momenti difficili richiedano sempre gente preparata. Siniša ha tutte le carte in regola per esserlo.

Il serbo chiede però uno sforzo non indifferente sul mercato alla società. Difatti a fronte di una rosa omogenea vi è la convinzione che manchi il numero nove.

Non si può, d’altronde, pretendere da un giocatore infinito come Palacio, il cui peso degli anni comincia a farsi sentire, di disputare un’intera ed intensa stagione come solo questa del post Covid può essere senza un degno sostituto.

Fonti foto: Passione del Calcio, Il Resto del Carlino

Guglielmo M. Crostelli

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