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Barcellona-Leeds United: l’ammutinamento del Bounty

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Semifinale di ritorno della Coppa Campioni 1974-75, chi vince va a Parigi a giocare la finalissima con il Bayern Monaco di Franz Beckenbauer. All’andata gli inglesi hanno vinto per 2-1 nel mitico Elland Road. Agli spagnoli basta l’1-0 per qualificarsi

Quando il Barcellona entra in campo guidato dal capitano Cruijff, i 100.000 “aficionados” ribollono di passione: alla finale “dei campioni” manca un gol. Solo uno. Re Johan e Neeskens vogliono segnarla quella rete, perché c’è un conto “mondiale” da regolare con Gerd Muller, Sepp Maier e Franz Beckenbauer, il cuore del Bayern Monaco che è già in finale, a Parigi. Quei fuoriclasse tedeschi sono anche l’anima della Germania Ovest che ha sconfitto gli olandesi volanti nella finale della Coppa del Mondo dell’anno prima, il gotico 1974. Vendicare quella sconfitta dell’Arancia Meccanica questa è la missione che Rinus Michels ha assegnato ai suoi soldati. Ma l’avversario, che si schiera nell’altra metà è terribile. E’, a proposito di gotici, il Leeds United. Gli inglesi non hanno più la guida di Don Revie passato a condurre l’Inghilterra, ma lottano come nelle loro migliori notti europee. Palla su palla, senza paura.

Si schierano con un modulo che molte squadre della Perfida Albione adottavano allora, il 4-3-3. Davanti a Stewart i terzini sono Gray a destra e Cherry sulla sinistra, i centrali sono Mc Queen e Hunter. A centrocampo Bremner è il porta bandiera dei duri contrasti con Paul Madely e Yorath interni. Tutti appoggiano le tre punte: Allan Clarke, Peter Lorimer e il centravanti Joe Jordan. Il Barcellona decide di forzare subito, troppo tempo non ce nè. Il castello offensivo prevede tre punte: Rexach a destra, Clares a sinistra, l’argentino naturalizzato spagnolo Heredia centravanti e con il numero nove Cruijff parte dietro da trequartista per giocare a tutto campo. Neeskens corre a metà campo ed è il primo a portare il pressing che Michels vuole solo a centrocampo per avere freschi e lucidi i suoi tiratori in zona gol.

Nei primi minuti il Barcellona forza il gioco, la pressione funziona, il Leeds arranca all’indietro. Primo recupero in mezzo al campo e sulla ripartenza Neeskens tira forte da fuori, Stewart para. Secondo recupero, palla larga su Rexach traversone teso con Heredia che solo in area, ma in ritardo, non riesce a indirizzare verso la porta. Sul terzo cross lungo Stewart raccoglie la palla e rilancia un destro profondo. Michels ha spiegato ai suoi che sono i palloni lunghi la “cruna dell’ago” della linea difensiva, ma non è dato sapere se De La Cruz, Marinho, Gallego e Migueli hanno letto il best seller di Ken Follet. Su quella palla Joe Jordan salta e devia in area, lo chiamano “El Tiburon”, lo squalo mica per sport. Peter Lorimer, dal capello e dal dribbling alla Best, ha seguito: tiro forte all’incrocio di Sadurnì, è il destro che vale l’1-0 per il meglio della Perfida Albione.

Il Barcellona scosso carica a testa bassa, come il toro che vede rosso. Il Leeds che pure sa giocare palla a terra ci rinuncia. Decide di aspettare sua maestà Cruijff e i suoi in area. Più le ali spagnole crossano e più si esaltano nella contraerea Gordon Mc Queen e Norman Hunter, di testa sono tutte loro. Con i minuti che passano si cementa lo spirito scozzese e irlandese della squadra britannica. Lottano su ogni pallone, alla morte. Come gli scozzesi contro gli inglesi per l’indipendenza. Nel secondo tempo il Barcellona rovescia la formazione, ha bisogno di movimenti nuovi e maggior rapidità.

Entra un terzino, Rifé per un anonimo Asensi e la difesa scala. Il difensore centrale brasiliano Marinho Peres va a giocare a centrocampo come faranno Sergio Ramos e Pepe nel Real Madrid di Ancelotti e Mourinho ai giorni nostri. Clares passa centravanti, Heredia trequartista e Cruijff ala sinistra. Il forging è spinto da Neeskens che si inserisce per demolire il muro eretto dal Leeds che gioca ricordando gli insegnamenti di Don Revie, non si cede un centimetro cioè. Al ’63 palla in area di Gallego nella sua unica giocata buona, Clares salta di testa e la controaerea è battuta: 1-1. Esplode il pubblico, mentre nasce la corrida. Pochi minuti dopo, al ’70esimo, Clares e Mc Queen vanno a contrasto di testa sulla discesa lo scozzese si gira e molla un dritto in faccia allo spagnolo nemmeno fosse Joe Frazier. Espulsione e Leeds in dieci per gli ultimi venti minuti.

L’allenatore Jimmy Armfield fa un cambio tattico interno: il centrocampista Paul Madely, numero sette, va a giocare difensore centrale mentre Lorimer passa interno di centrocampo e Clarke con Jordan sono le punte. Il Leeds rinuncia al contropiede e difende come oggi farebbe l’Atletico Madrid di Simeone, dentro l’area. Il tempo passa, al Barcellona serve un gol per i supplementari. Quando Cruijff prende palla il piede canta e rovescia un destro sul palo lungo alla sinistra di Stewart. Sembra gol, ma il portiere ci arriva e Billy Bremner urla è il momento dello sforzo finale, tutti insieme.

Ultimo minuto Neeskens spinge l’assalto finale con la sua forza erculea nelle gambe. Palla in area piccola, Cruijff girato di spalle e marcato da Hunter gira per il compagno di mille battaglie ajacidi. Tuffo di testa di Neeskens a corpo morto e parata di Stewart. Stavolta è davvero finita. L’arbitro austriaco Erich Linemayr fischia la fine, i gotici del Leeds esultano braccia al cielo, sono in finale. Non sanno che questa sarà la loro ultima impresa di un decennio magico. Non sanno che diventeranno un libro “Il Maledetto United” che racconterà, nell’impossibile rapporto con Brian Clough l’allenatore che iniziò quella stagione in panchina, la loro storia eterna. Non sanno tutto questo, ma una cosa si la sanno: hanno ripetuto, nel calcio, l’ammutinamento del Bounty del 1789 la più famosa sedizione nella storia della marina del Regno Unito. Anche due ammiragli come Cruijff e Neeskens si sono dovuti arrendere a tanto coraggio.

Fonte foto:yorkshireeveningpost.co.uk

Matteo Quaglini

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