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Antonio Conte è “stanco” di riposare e vuole tornare in azione

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In un’intervista rilasciata al quotidiano inglese The Telegraph, il tecnico salentino ha parlato a tutto tondo di sé, di come intende il calcio e di quali siano le aspettative ed i desideri per il suo futuro

Si dice carico di energie, al punto da dare fastidio alla moglie e quindi lancia un segnale molto chiaro al mondo del pallone: “sto tornando!” Naturalmente il mercato su Antonio Conte è già in movimento da tempo (leggi qui), ma si sa come ragiona il salentino, lui vuole un progetto e che sia vincente. Questo significa progettualità nel tempo certo, ma anche fame di vincere da parte della società che lo ingaggia. Evidenzia questa sua ricerca facendo un confronto indiretto con Pep Guardiola del quale, da un lato tesse le lodi come miglior allenatore del mondo, ma dall’altro risalta come avere una società che lavora per rinforzare costantemente la squadra per renderla sempre la più forte, permetta di restare in cima al mondo. Conte ha dimostrato negli anni non solo di voler vincere, ma anche di saper costruire per farlo. Le esperienze con la Juventus del primo scudetto dei nove di fila, oppure del Tottenham portato in Champions nonostante una situazione deficitaria, sono lì a dimostrarlo e lui vuole rimarcarlo, non solo un vincente con squadre già pronte, ma un tecnico capace di lavorare un materiale grezzo, costruire e quindi primeggiare.

Le offerte, nel recente passato, non gli sono mancate, ma dopo un periodo sabbatico adesso è davvero pronto a rientrare in gioco. In questo periodo di riposo gli sono arrivate proposte da squadre nazionali e dai club, anche dall’Arabia, ma parafrasando il titolo di una nota canzone “oltre l’ingaggio c’è di più”, lui vuole certamente un ingaggio degno, ma altrettanto sicuramente vuole molto altro. Antonio ribadisce che vincere è l’unico vero scopo, giocare bene e far divertire va bene, ma se non si vince si va incontro ad un fallimento, senza se e senza ma! In virtù di questo svela anche uno dei suoi sogni (e di suo padre che glielo ha chiesto esplicitamente n.d.r.) e cioè quello di alzare al cielo la Champions League da allenatore. Naturalmente una méta ardua da raggiungere e sottolinea tale difficoltà ancora attraverso un parallelismo con il Manchester City di Guardiola che, pur con un progetto chiaro e saldo e con interpreti più che all’altezza, ha impiegato 7 anni per arrivare a tale traguardo.

La proverbiale grinta di Antonio Conte

Antonio si espone anche a rivedere delle situazioni tattiche e nel tempo gli hanno affibbiato delle etichette che non sente sue, come quella di essere un difensivista perché affezionato al 3-5-2. Conte spiega che anche con questo modulo le sue squadre hanno sempre segnato molto, perché tutto dipende da come si costruisce la squadra che, sopra ogni cosa, deve essere equilibrata. Inoltre afferma che bisogna rispettare le caratteristiche dei propri calciatori e adattarsi a loro. Abbiamo l’impressione che ci sia una sorta di ammorbidimento caratteriale da parte del tecnico e questo potrebbe essere il risultato di un’ulteriore crescita interiore che potrebbe far bene anche da un punto di vista professionale. Siamo davvero curiosi di vederlo all’opera e di scoprire se questa nostra deduzione possa essere corretta.

Fonti foto: goal.com; today.it

Luigi A. Cerbara

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