Home News Ambidestri visionari e architetti del calcio

Ambidestri visionari e architetti del calcio

1

Vezzi e tecniche indiscutibili hanno portato questi campioni, baciati dalla fortuna ad essere, oltre che giocolieri, anche determinanti nei rispettivi club

Nella storia del calcio l’unità di misura che decifra la tecnica di un giocatore è indubbiamente il modo con il quale egli dà del tu alla palla. Difatti il contatto diretto che si riesce a stabilire con essa e il modo, assolutamente personale e inesplicabile, che interpone la sinergia con il piede principale compartecipante, portano ad iscrivere il presumibile talento o all’interno del novero dei potenziali taglialegna con velleità di rottura della manovra avversaria, oppure nella ristretta cerchia di atleti cosiddetti dai piedi buoni.

Tra questi poi su scala da 0 a 100 si inseriscono giocatori modesti ma con una discreta proprietà di palleggio, buoni giocatori che riusciranno ad intraprendere una più che onesta carriera sportiva, e, relegati tra i conclamati fuoriclasse tutti quei pochi campioni che stipuleranno un vero e proprio patto di sangue con il manto da gioco, pallone e pubblico, e il cui ultimo fine sarà quello di deliziarli con rabone, rulete, no look e qualsivoglia tecnicismo conosciuto, a patto che risulti spettacolare, av/vincente e soprattutto decisivo ai fini del risultato finale.

Per riallacciarsi alla parte finale della riflessione va sottolineato un connotato caratteristico in alcuni, pochi a dire il vero, che di rado viene evidenziato e la cui dotazione porterebbe ad un incremento esponenziale delle qualità dell’atleta: l’ambidestria.

A memoria d’uomo non è lunghissima la lista di calciatori che hanno manifestato tale peculiarità e ne hanno fatto un tratto distintivo nella propria carriera.

Tra quelli che invece sono riusciti ad esaltare tale caratteristica troviamo talenti indiscussi dell’almanacco del calcio, come ad esempio Marc Overmars, velocissimo centrocampista offensivo laterale la cui peculiarità principale era quella di saltare l’uomo lasciandolo sul posto per via delle sue indubbie doti di palleggio. Immarcabile era anche un ottimo cecchino, purtroppo con l’unica pecca della fragilità che ne ha minato in parte una grandissima carriera.

Arretrando la linea di demarcazione da centrocampo a difesa troviamo un totem del calcio italiano: Paolo Maldini. Ambidestro è stato un calciatore completo, capace di giocare sia da terzino destro che sinistro, e nel corso della sua gloriosa carriera si è anche imposto come ottimo difensore centrale al fianco di altrettanti campioni indiscussi che ne hanno accelerato la crescita e la definitiva consacrazione: da Baresi a Costacurta, Tassotti e infine Alessandro Nesta.

Ad oggi uno dei più conosciuti e abili fruitori di entrambi i piedi è stato Andreas Brehme, fortissimo difensore e centrocampista ex Inter che si avvaleva della possibilità di battere i calci da fermo con entrambi i piedi, distogliendo l’attenzione degli avversari che mai sapevano fino in fondo come avrebbe calciato.

In definitiva gli ambidestri offrono la possibilità di poter giocare con una costante sensazione di déjà vu in tutti coloro che li scrutano, consci o meno della possibilità che ad un certo punto tale tiro, azione o calcio di punizione potrebbe essere rievocato in un futuro non troppo lontano da un’altra prospettiva calzando semplicemente lo scarpino opposto.

Foto: Youtube

Cesare D’Agostino

1 commento

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.