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Allegri, ma non troppo. Agnelli e il rebus sulla Juve del futuro

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Presidente e tecnico in cerca di una soluzione: continuare per un altro anno o dirsi subito addio

Una cena per incontrarsi e parlare del futuro, questo il primo round del match tra Allegri e Agnelli, tenutosi ieri a Torino.

L’allenatore, spinto ad andar via dall’azione congiunta della tifoseria d’assalto e della bandiera Nedved, starebbe seriamente riflettendo sull’avvenire e necessita del massimo conforto da parte del presidente.

Agnelli, dal canto suo, non vedrebbe benissimo un ritorno di Conte sulla panchina bianconera, auspicato e caldeggiato dal dirigente ceco e da Paratici. Preferirebbe insistere con Max per tentare l’ennesimo assalto a quella Champions che non ha più voglia di finire sotto la Mole dall’ormai lontano 1996. Un’era geologica fa, calcisticamente parlando.

La Juve non si accontenta più dell’ottavo Scudetto consecutivo, vinto in un campionato al disarmo, con avversarie in cerca di identità o in preda a perenni complessi d’inferiorità.

In molti speravano che bastasse Ronaldo per afferrare la coppa, ma così non è stato. Il portoghese sposta gli equilibri (ben più di Bonucci al Milan…), ma non basta. Soprattutto quando si affrontano squadre con un gioco di alto profilo, come l’Ajax di ten Hag che ha letteralmente maramaldeggiato allo Stadium.

La Juve fatica nella costruzione della manovra e rischia di immolare, sull’altare “dell’ allegrismo”, giocatori del calibro di Dybala, Cancelo e Costa. Mai compresi fino in fondo dal tecnico e spesso inutilizzati o assenti per infortunio (anche in questo caso il tifoso juventino medio tende a buttare la croce sullo staff di Allegri).

Il paradosso quindi è la chiara messa in discussione di un allenatore che, da quando siede sulla panchina della Vecchia Signora, ha sempre vinto qualcosa. Ma non QUELLA cosa che ogni bianconero desidera. Il trofeo dalle Grandi Orecchie, che solo una squadra si aggiudica in ciascuna stagione.

Ecco allora sbandierati i nomi di possibili alternative come Pochettino, Klopp, Guardiola e il figliol prodigo Conte. Nessuno di loro sembra davvero vicino, questo il motivo per cui Agnelli ha ritenuto necessario vedersi a cena con Allegri.

Perché in mancanza di alternative “migliori” (e bisognerebbe vedere secondo quali parametri), alla Continassa si continuerà per un altro anno con il livornese.

Pare che Max stia premendo per avere più qualità a centrocampo, nel cuore del reparto deputato alla costruzione della manovra. Lì intravede una carenza che avrebbe causato la malinconica uscita della Juve da Champions e Coppa Italia.

Probabilmente sarà accontentato, a meno che non passi la “linea Nedved”; con Conte si aprirebbero scenari completamente diversi. Il leccese però è molto tentato dalla sfida-Inter lanciata dall’amico Marotta. Lì c’è da ricostruire, in un ambiente che ha fame di vincere qualsiasi cosa. Non QUELLA cosa. La “condanna” della Juve.

Antonio Soriero  

(Fonte dell’immagine: ilbianconero.com)

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