Home News A Gamba Tesa | Serie A spezzatino: le lacrime di coccodrillo di...

A Gamba Tesa | Serie A spezzatino: le lacrime di coccodrillo di Mamma Rai

0

L’USIGRai si scaglia senza mezzi termini contro la scelta di spalmare il prossimo campionato di Serie A in dieci orari differenti. Il sindacato dei giornalisti del Servizio Pubblico solleva una questione moralmente “logica”, dimenticando però alcuni passaggi fondamentali della storia, i quali hanno reso quasi inevitabile che si giungesse a questo punto di svolta


C’ERA UNA VOLTA LA QUALITÀ – Dov’è che la Rai ha iniziato a perdere fascino, se non direttamente dall’approdo in Italia delle pay-tv, prima con Tele+/Stream, poi con Sky, infine con DAZN?
Un’azienda resa ricchissima dalla riscossione del canone dalle tasche di tutti i cittadini (da luglio 2016 in bolletta della corrente, ndr), ha sempre deciso di indirizzare gli investimenti presso altre branche del palinsesto, pur allestendo canali tematici appositamente dedicati all’informazione sportiva.
Non fu semplice miopia, bensì una chiara scelta editoriale. La prova da sostenere dal punto di vista redazionale non avrebbe trovato al passo con i tempi un’azienda che non conduce un concorso pubblico per l’accesso di telecronisti/radiocronisti dal lontano 1989. C’era ancora su il Muro di Berlino, per dirvene una.
Come giustificare di fronte agli sponsor e all’utenza un prodotto che difficilmente sarebbe stato paragonabile a quello che le tv private contemporaneamente allestivano sulle reti Mediaset nella fascia serale della domenica? La Rai si auto-eliminava quindi dalla gara per i diritti tv, pur avendone detenuto il monopolio per la trasmissione in chiaro dal 1970 ad oggi (con rare pause, ndr).
È mai balzata in capo a qualcuno l’idea – dal momento della costituzione di RaiSport come canale tematico sul DigitaleTerrestre – di trasmettere le gare di Serie A per intero?
Giammai. Sintesi e spezzoni, in maniera completamente anacronistica col mondo del web che cavalcava l’onda di YouTube e dei social, più fruibili e immensamente più comodi per la visione degli highlights.

CLICCA QUI PER TUTTI GLI EPISODI DI “A GAMBA TESA”


IL GRANDE COMPROMESSO – A cosa era riferito poi il grande compromesso? A due fattori: il primo vedeva una grande influenza di Berlusconi (Presidente del Consiglio a più riprese e proprietario della tv privata rivale, ndr), che mai avrebbe accorpato sul Servizio Pubblico un monopolio di contenuti tanto da escludere completamente le sue aziende uccidendo vari “Controcampo” e “Guida al Campionato” (per dirne due, ndr). È da addurre a quegli anni sia la creazione di Premium Sport che in generale la legge Gasparri che rendeva in pratica obbligatorio l’acquisto di un decoder per il digitale terrestre. La legge cosiddetta “beauty contest”, regalava infine le frequenze rimaste inassegnate alle major con più ascolti, tanto da spiegare la creazione ad hoc di una miriade di canali tematici sia da parte della Rai che da parte di Mediaset.
Il secondo, più che un compromesso era una speranza: vale a dire che – qualora nessuno avesse scorporato eccessivamente gli orari delle gare – sarebbe rimasto in vita comunque “Tutto il Calcio Minuto per Minuto”, autentica pietra miliare radiofonica fatta di contenuti qualitativi e coinvolgenti, con voci straordinarie che non hanno (quasi, ndr) mai chinato il capo di fronte al tempo che passava.
Beata concorrenza e beata contemporaneità, i mercati orientali e l’incapacità di DAZN di offrire una banda decente per la trasmissione in contemporanea… ed ecco che il compromesso e i buoni intenti vanno a “farsi friggere”.


SINDACATO, DA CHE PULPITO?! – Direttamente da un’inchiesta del Corriere della Sera del 15 luglio del 2018, a firma Milena Gabanelli, scoprivamo come il nostro comparto d’informazione pubblica fosse il più esoso, pachidermico ed inefficiente di tutta Europa.
Migliaia di giornalisti a stipendio nelle sedi regionali, dove i tg servono solo ai vari governatori per esercitare il proprio potere d’inserimento e “spallata raccomandatoria”. Leggendo l’articolo ci si rende conto di come il sito istituzionale sia pressoché inesistente e di come le varie direzioni regionali siano collegate da un sistema che non permette la circolazione libera di dati, in modo da rendere inutilizzabili le immagini da regione a regione. “Un sistema studiato per non funzionare”, quello che molti sanno e che qualcuno inizia a dire, con colpevole e complice ritardo.
Quasi tutti, a dire il vero, proprio tranne il sindacato USIGRai, enorme bacino di consensi politici e “stipendificio” atto solo alla preservazione in stato di coma di un cadavere a cui nessuno – per leggepuò staccare la spina.

Con centinaia di milioni di euro ancora oggi trasbordati ogni anno nelle casse ricchissime di Rai Fiction, ci accorgiamo poi di strani collegamenti parentali tra i capi delle suddette produzioni e molti parlamentari facenti capo della Commissione Vigilanza Rai, la stessa che decreta amministratori delegati e appartenenti dei vari Cda.
I soldi per il “calcio della gente” ci sono eccome, basterebbe toglierli da esose e decrepite tasche per trasferirli verso un futuribile virtuoso progetto multimediale ed editoriale.

Scusate, fa ridere già così. Ho scritto “virtuoso” e “futuribile” nella stesso paragrafo dove parlavo di Mamma Rai. Perdonate l’umorismo spicciolo, ma inizia a far caldo per tutti.
È evidente.

Fonti foto: Televisionando | Curiosando Altervista | Fortune Italia

Alessandro Sticozzi

Comparatore Quote3

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.