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A Gamba Tesa | Il calcio torna a casa, Roma è pronta: stasera si gioca

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All’Olimpico – 31 anni dopo – si inaugura di nuovo una competizione internazionale per Nazionali. Il battesimo dell’Europeo itinerante rinviato di un anno causa pandemia lancia dalla Capitale un messaggio tutto italiano: il Rinascimento – calcistico e perciò umano – può realmente partire di nuovo da qui

L’ALBA DOPO LA NOTTE PIÙ LUNGA – Il tramonto è stato di quelli interminabili. Se pensiamo in generale a marzo 2020, con il lockdown e i vari coprifuoco che ne sono nati, ma anche rivolgendoci al 13 di novembre del 2017 ci si accorge di come le tenebre abbiano permeato la nostra visione del calcio in maniera copiosa e diffusa.
Bisogna toccare il fondo per rimbalzare, rimettere forza nei muscoli e saltare di nuovo verso l’alto, guardando dal basso il punto di riemersione e il fondo l’abbiamo toccato eccome, se pensiamo ai volti smunti e vetusti di Tavecchio e Ventura. Serviva vergognarsi di essere calcisticamente italiani per provare il gusto della rivalsa, che sta unendo capi del Belpaese distanziati – socialmente e non solo – da un periodo di macerie economiche e intellettuali, ma oggi gioca di nuovo l’Italia e in quei rappresentanti rischiamo seriamente di identificarci per il mese che verrà.

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UN UNICO CLUB – Per alcuni tifosi vincere è l’unica cosa che conta. Per altri il proprio club rimarrà sempre “il più titolato al mondo”. La Capitale si è sempre divisa invece tra “chi è nato prima” (Lazio, ndr) e chi ha avuto le bandiere più indimenticabili (Roma, ndr). Altri aggiungono giustamente di non avere memoria della serie cadetta e si sono appena cuciti sul petto uno Scudetto undici anni dopo l’ultima volta.
Tutti loro, assieme a tutti gli altri, per un mese, nello stesso calderone di colori che ne genera uno solo, divisivo e unitario allo stesso momento: l’Azzurro.


FARLO TRA AMICI – Gli amici che per tanto tempo non abbiamo potuto frequentare, cioè quelli con cui si gridava senza vergogna dalle curve e dalle tribune, sono pronti ad essere riabbracciati.
Due amici però, si stagliano più di altri nel nostro immaginario collettivo contemporaneo. Roberto Mancini e Gianluca Vialli. Blucerchiati e poi azzurri, entrambi con un viaggio tortuoso, fatto di tornanti gloriosi e di curve da brivido. Uno vicino all’altro.
A ricordarci che trent’anni e passa scorrono in fretta, se il tempo lo passi vicino a chi ami.

E l’Italia, proprio per quanto riesce a corroborare speranze e diniego, sogni e incubi, rappresenta in toto le due facce della medaglia di quella cosa che in altri contesti proviamo a chiamare amore.
Che fa quasi sempre male ma è indispensabile che ci sia.

Perché la somma delle gioie nella vita di un uomo non supererà mai la somma dei dolori. Ma che gioie sono state quelle che abbiamo vissuto. E che dolori lancinanti abbiamo provato, lo sappiamo solo noi.
E che è bello è stato gioire e quanto struggente è stato soffrire.
È indispensabile ricominciare a “sentire & percepire”, togliendosi questa sorta di anestesia emotiva che regala tempi grigi e monotoni.

Il cielo è già Azzurro sopra Roma. Anche se in questa stagione, a queste latitudini qui, non è mai una novità.


Fonti foto: UEFA.com | L’Unione Sarda | Goal.com

Alessandro Sticozzi

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