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A Gamba Tesa | Goodbye Sarriball, la Juventus si rimangia la rivoluzione

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L’eliminazione dalla Champions League dei bianconeri ha prodotto i suoi primi, immediati risultati. Solo stamattina Andrea Agnelli aveva parlato di “giorni di riflessione”, anche se a conti fatti una manciata d’ore è bastata per ufficializzare la netta decisione

DIRIGENTI DILETTANTI? – Nel momento della tempesta, un capitano poco abituato al mare mosso può verosimilmente andare in escandescenze. È quel che è capitato a Maurizio Sarri a cavallo del pre e del post Juventus-Lione, dove per due volte ha sbottato in maniera secca e piccata alle domande dei giornalisti sul suo futuro legato a doppio filo all’ottavo di finale da rimontare.
L’ex tecnico di Chelsea e Napoli aveva denunciato stupore verso il fatto che venisse posta la questione di un suo esonero in caso di mancato accesso ai quarti, affermando: “I dirigenti della Juventus non sono dilettanti, non giudicheranno il tutto da una sola partita”.
La replica, a Sky, ieri sera dopo il triplice fischio: “Una domanda sul mio futuro è offensiva nei confronti miei e della dirigenza della Juve”. No, Maurizio. Una domanda non è mai offensiva: lo può essere casomai la risposta, soprattutto quando palesemente evita questioni che nella loro praticità si sono esplicate meno di 12 ore dopo

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DIFFICILE TROVARE NOTE POSITIVE – Il lascito di Sarri alla Juventus che verrà, sotto il profilo del gioco o dell’apporto produttivo verso una rivoluzione mai iniziata, è praticamente nullo. Proprio perché i dirigenti della Juventus non sono dei dilettanti allo sbaraglio, la decisione ufficializzata oggi è figlia di una riflessione lunga una stagione. L’eredità in fraseggi e sostanza che il tecnico toscano aveva donato dopo gli addii al Napoli e (in parte) al Chelsea, nel “caso bianconero” verrà cancellata da un veloce colpo di spugna, trasposto in queste ore nei vari nomi che si stanno avvicendando su siti e notiziari: Mauricio Pochettino, Zinedine Zidane, Simone Inzaghi o addirittura Luciano Spalletti. Se dovessimo tastare il polso dell’ampia platea juventina, molto probabilmente ognuno di questi allenatori riscuoterebbe molti più consensi rispetto a quelli assorbiti da Sarri in questi dodici mesi.


INTEGRALISMO DA DIMENTICARE – Persino i suoi più convinti sostenitori, nel nostalgico ricordo di Sacchi o nell’avveneristico (e avventato, ndr) paragone con il Barça di Cruijff, hanno deposto da tempo l’ascia (e l’hashtag) da fan sfegatato.
Il Sarri edizione juventina ha intristito se stesso e i tifosi della Vecchia Signora, che pensavano di non dover rimpiangere mai la “noia scudettata” con cui “Corto Muso Max Allegri” conduceva la nave in porto ogni benedetto anno.
Esattamente un anno e mezzo fa analizzavo le caterve di gol che venivano incassati dal Chelsea, prima che una “raddrizzata generale” portasse alla conquista a fine stagione dell’Europa League. Oggi, come allora, ogni integralismo tattico sembra sempre più un “male da superare” che un “bene di cui vantarsi”.
Lo stesso Guardiola, descritto per anni come “vate intransigente verso i suoi stessi metodi”, cambia tattiche e moduli praticamente ogni stagione, rinnovando il suo calcio e costringendo gli altri a studiare sempre preventivamente le mosse a tavolino.


QUALE FUTURO PER LA ROSA? – Quel che balza agli occhi dei più è un fatto che mette d’accordo tutti: non è solo colpa di Maurizio Sarri. La genesi stessa della rosa in sede di calciomercato ha creato un ibrido pieno di equivoci tattici, con qualche giocatore che inizia tra l’altro a cedere allo scorrere del tempo e delle stagioni. Dei vari settori da rifondare, quello che necessita del restyling più corposo è sicuramente il centrocampo, dove Pjanic sicuro partente farà posto al subentrante Arthur, giocatore duttile che facilmente si adatterà a qualsiasi allenatore dovesse sedersi in panca.
Escludendo Bentancur, perno da coccolare e sul quale poggiare le basi della ripartenza, tutto il resto pare essere prossimo alla cessione.
Khedira praticamente fuori da tutto l’anno, Matuidi a mezzo servizio, Ramsey quasi nullo, Rabiot troppo discontinuo seppur confortante nel post-Covid, per chiudere con Bernardeschi divenuto oramai “meme” tra i tifosi.


SI VIAGGIA GIÀ IN RITARDO? – Tutti questi nomi potrebbero velocemente entrare nel tritacarne della rivoluzione che Agnelli dovrà inaugurare in fretta. Fra un mese e spiccioli inizia il campionato e la Juventus non potrà permettersi false partenze con la concorrenza (Inter su tutte, ndr) che si arma per l’assalto tricolore. La situazione finanziaria – seppur con le solite oneste e furbe plusvalenze – non sorride tanto da consentire investimenti folli verso nomi che andavano di moda in passato (Pogba, Milinkovic Savic, ndr): il nome del tecnico ci dirà molto su che tipo di campagna acquisti vedremo…

Fonti foto: Gonfialarete.com | Calcioj.com | LaRepubblica | SportSky.it | jmania.it

Alessandro Sticozzi

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