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A Gamba Tesa | Fenomenologia dello Zlatan contemporaneo

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Il campionato italiano sembra ogni settimana svegliarsi al lunedì sorprendendosi di se stesso e dei propri nuovi ed equilibrati valori.
Chi ha sempre spostato gli equilibri facendone un vanto e riempiendo le bacheche nostrane è Zlatan Ibrahimovic da Malmö


DITTATORE PIÙ CHE PRESIDENTE – È noto che al Milan di questi anni foschi, inaugurati già nell’ultima porzione del corso Berlusconi, mancassero principalmente due cose: idee vincenti e un uomo che guidasse carismaticamente tutta la baracca.
Per quanto riguarda il primo aspetto, nonostante Ibra abbia alzato al cielo l’ultimo trofeo nel febbraio 2017 (Coppa di Lega inglese, finale vinta col Southampton con la maglia dello United, ndr), il “personaggio Zlatan” è per antonomasia portatore sano del concetto di “ambizione”.
Per il secondo aspetto, quello riferito al dittatore, Ibra ha recitato, sin dal suo approdo, il ruolo perfetto d’accentratore. Non parliamo solo del gioco in campo orchestrato dalla squadra di Pioli, bensì anche quello del parafulmine mediatico e dell’argomento cardine sui giornali, indipendentemente dai risultati ottenuti in campo.

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ANTICO DOMINIOIbrahimovic sembra realmente essere andato negli USA a ricaricarsi. Nessuno, tranne Henry “solo per qualche notte speciale”, è tornato dalla MLS da giocatore competitivo.
Lo svedese ha ricaricato fame, orgoglio e voglia di stupire se stesso in primis. Conscio che il suo ritorno nella grande vetrina europea avrebbe stimolato molti detrattori, Zlatan si è reinventato sia nel personaggio che nel modo di stare sul rettangolo verde, studiando se stesso e gli avversari come forse mai era stato costretto a far prima in carriera.
Nell’epoca del suo antico dominio sui campionati di Serie A, quando bastava (a Juve, Inter o Milan, ndr) annoverarlo in rosa per tatuarsi il Tricolore sul petto a maggio, Ibrahimovic agiva già per “emanazione”, foraggiando compagni di certezze, classe e punti di riferimento.
La nuova epoca di conquista dell’autoproclamatosi più volte “The God” è caratterizzata da alcuni “status quo” dell’antico Ibra, corroborati da stilettate alla “vecchietto davanti al focolare” che delineano una figura paterna tale da sfociare da subito nel concetto di “totem”.


MUSCOLI PIÙ FRAGILI – Se è vero che a 39 anni Ibrahimovic stia realmente fermando il tempo, è altrettanto certo che il debito muscolare verso una carriera vissuta sempre al massimo non possa essere nascosto sotto il tappeto.
L’infortunio occorso contro il Napoli terrà fuori lo svedese per almeno tre settimane, col rischio “ricadute invernali” che pare purtroppo essere dietro l’angolo.
Cosa fare, allora, per rendere “leggendario” anche il momento dell’infermeria?
Semplice: ogni passo verso il rientro sarà scandito, grazie a una stampa sempre amica e ora – causa Covid – spoglia d’altri argomenti – come una “mini-maratona” del vecchio eroe che non vuole mollare di fronte a niente e nessuno.

Zlatan Ibrahimovic, in un 2020 dove il “tempo perso” è un peccato calatosi abbondantemente nelle vite di tutti, non è utile solo alla causa rossonera. Il grande campione che lotta nonostante non abbia più nulla da chiedere alla vita è metafora fondamentale da assimilare anche per chi non ha fatto della propria esistenza un romantico pellegrinaggio di vittoria in vittoria.
Se Lui (maiuscolo da grammatica biblica, ndr) può riprendersi se stesso indipendentemente dagli anni che scorrono, anche il popolo afflitto può sognare di recuperare il tempo perso di un anno da buttare in ogni senso.
È l’eroe che meritiamo? Questo non lo so, ma è certamente l’eroe di cui abbiamo bisogno…


Fonti foto: The AC Milan Offside | Highsnobiety | UnioneSarda | Goal.com | Spazio Inter | Calcio & Finanza

Alessandro Sticozzi

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