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A Gamba Tesa | “Don’t touch my Flaco”, l’ascesa europea dei ragazzi di Antonio Conte

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L’Inter batte meritatamente 2-1 il Bayer Leverkusen e accede alla semifinale di Europa League, rimanendo assieme all’Atalanta (gara col PSG domani sera) l’unica italiana ancora con qualcosa da raccontare in questa interminabile stagione 2019/2020

BOA “CONSTRICTOR” – Romelu Lukaku, accolto tra l’entusiasmo e lo scetticismo dato dalla cifra spesa, ha messo d’accordo tutti con numeri e comportamenti tattici fuori dalla norma. Le vedove (quasi mai nerazzurre, ndr) di Icardi hanno smesso di lagnarsi da tempo, dato che l’apporto all’economia di squadra del gigante belga non è nemmeno lontanamente paragonabile a quello di Maurito.
L’argentino era bomber d’area di rigore di un’Inter relegata a zone poco nobili della classifica in Italia e assente di lusso nella kermesse delle grandi d’Europa.
BigRom è boa continuo e avviluppante di un gioco rodato, nonché bersaglio mobile per i difensori avversari, sempre meno a proprio agio con la gestione dei quasi 100 chili di un pesante armadio dalla discreta tecnica di base. I nove gol consecutivi in gare di Europa League sono poi la pietra tombale su qualsiasi bisbiglio malevolo…

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UN’ESTATE FA – Nell’agosto dello scorso anno la creatura che poi Conte avrebbe dovuto trainare per (praticamente) dodici mesi stava prendendo forma e sostanza. Barella e Sensi già incastonati a centrocampo e il “botto” in attacco piazzato battendo la concorrenza della Juventus. Un’estate dopo, con la stagione extra-large da completare con le coppe europee, i nerazzurri si riscoprono solidi, cattivi e inclini alla crescita esponenziale di gara in gara.
Chi sta facendo la voce grossa da più di qualche settimana, nonostante qualche disattento osservatore se ne stia accorgendo solo ora, è però Diego Godin.


UN FLACO IN PIÙ“Non leggevo i titoli dei giornali quando non giocavo. Pensavo a meritare il posto e al bene dell’Inter. Pensavo esclusivamente a migliorare per poter vincere con l’Inter”.
No, non sono le parole dell’acquisto di prospettiva di turno, relegato in panchina per vario tempo in attesa del momento propizio, bensì quelle di uno dei difensori più forti e decorati che abbiano calcato i rettangoli verdi d’Europa (e Sudamerica) negli ultimi 20 anni.
El Flaco Godin si è preso la difesa dell’Inter e la fiducia dell’allenatore un centimetro e una chiusura alla volta. La stagione al ribasso di Skriniar e la necessità di schierare qualcuno che “sapesse come si fa a vincere” ha fatto il resto. Da studente umile ha captato mano a mano i dettami della difesa a 3 di Conte, dopo aver costituito il perno centrale del reparto più imperforabile d’Europa con l’Atletico Madrid di Simeone.
Già nelle ultime giornate di Serie A, quando l’Inter aveva smesso di subire gol (ieri Handanovic ha raccolto un pallone nel sacco dopo oltre 5 gare), Godin si stava ergendo a suon di prestazioni perfette, nelle quali l’uruguaiano trovava il tempo di spingersi anche oltre la linea di metà campo con discese mai banali e sempre “ponderate”.


MUTISMO SOSPETTO – Per molti (quasi tutti, ndr) è tempo di mare, riflessioni e progetti per il futuro che ripartirà a settembre, indipendentemente dal calcio. C’è però qualcuno che, volente o nolente, ha ancora qualcosa per cui giocare e/o continuare a sognare. Curioso come cambino in fretta le prospettive, quando non si considera una visione d’insieme. Ecco, quel tipo di visuale a 360°, gente come El Flaco Godin, la possiede come dote naturale in campo quando c’è da marcare un avversario calcolando spazi e tempi in maniera rapida e senza percentuale d’errore.
Prima di dare per finito un giocatore del genere, consigliamo di prendere come esempio altri difensori (più boriosi e meno imponenti, ndr) nell’atto di sciacquarsi bene la bocca prima di parlare: si evitano figure barbine e si può mostrare un alito sempre fresco e pulito.

Fonti foto: Calciomercato.com | Corriere.it | PassioneInter.com | NotizieCalcioNapoli

Alessandro Sticozzi

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