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A Gamba Tesa | Disorientamento Capitale

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Raramente la critica riferita alla Serie A è stata così concorde nell’additare l’allenatore dell’Inter (che in questo articolo non verrà nominato come da fioretto) come principale artefice della “non vittoria” dei nerazzurri nella sfida con la Roma delle 12:30 di domenica

VEDI NAPOLI E… NON IMPARI! – Chi osserva da tifoso o da semplice addetto ai lavori le partite dell’Inter da più di qualche anno, sicuramente sarà incappato in quella fervente sensazione che qualcosa di negativo stesse per accadere già attorno al 70′ della gara dell’Olimpico.
Esattamente il minuto in cui Arturo Vidal, giocatore che per essere acquistato a tutti i costi ha costretto i nerazzurri a svendere Godin al Cagliari, si divorava un gol automatico per un calciatore professionista di una squadra che ambisca a vincere il campionato.
L’ultima grande chance per l’1-3, che avrebbe verosimilmente finito di tagliare le gambe a una Roma già seduta, è stata il preludio di una serie di tragici eventi riferiti alle sostituzioni dalla panchina ordite dall’allenatore ex Juve e Chelsea (tra le altre, ndr).
Come col Napoli, con una situazione di vantaggio minimo e un quarto di partita ancora da giocare, l’Inter viene forzatamente arretrata di 20 metri causa scellerati innesti, offrendo ossigeno e campo aperto a un’avversaria che – da sola – difficilmente avrebbe ricominciato a respirare.
Petagna colse il palo esterno in Inter-Napoli. Il giallorosso Gianluca Mancini ha pensato bene di mirare a quello interno.

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CONFUSIONE TOTALELautaro Martinez dondolava lungo la trequarti trascinandosi dietro mezza difesa giallorossa e mandando contemporaneamente fuori fase anche le distanze del duo Veretout-Villar.
Achraf Hakimi, dopo un primo tempo a duellare con Spinazzola (sfiancandolo alla distanza, ndr), aveva guadagnato da solo il controllo intero della fascia sia in attacco che in difesa, giungendo quasi sempre alla pericolosità indipendentemente dall’accompagnamento dei compagni. Ah, il marocchino aveva anche segnato l’1-2 di “Maiconiana” memoria
Le stravaganti idee partorite dalla guida tecnica così si sono dispiegate: fuori Lautaro e dentro Perisic, esce Hakimi ed entra Kolarov.
L’indifendibile croato di questa stagione fa fatica a stoppare un pallone, figurarsi aiutare Lukaku a proteggere i rinvii di una difesa in affanno.
Il serbo, lontano parente del giocatore che fu, è stato comprato per fare il centrale di difesa in emergenza e si è piazzato largo a sinistra, causando lo spostamento dello stanco Young dal lato opposto, dove invece Fonseca aveva appena inserito un fresco Bruno Peres.


TROPPA SCELTA FA MALE – I risultati connessi ai cambi? La Roma fa salire anche i centrali di difesa nelle azioni d’attacco manovrate; il geniale Mkhitaryan capisce che il centrodestra della difesa nerazzurra è mutato da imperforabile a “sconfortato”; Brozovic, Barella e più in generale tutti i fautori di gioco dell’Inter si trovano senza punti di riferimento per articolare i contropiede, pescando sempre uomini rivolti sul piede sbagliato.
L’avere così tanta scelta nei subentranti e l’incaponirsi su un ex atleta come Vidal stanno lentamente sgretolando le granitiche certezze sulle quali questa stagione della Beneamata avrebbe potuto edificare successi e lucido ottimismo.

Il tempo è finito da un pezzo. L’unico tassello che manca, per sancire la separazione, calerà dal cielo appena le tribune di San Siro potranno ricominciare a riempirsi di giudici innamorati.
Senza appello. Senza Cassazione. Al massimo Corte d’assise.

P.S.: Skriniar, che l’allenatore nerazzurro avrebbe epurato volentieri in direzione Tottenham a settembre, ha ripreso i canoni che gli competono già da un paio di mesi, risultando tra l’altro decisivo (come non lo era da 3 anni) in zona gol.


Fonti foto: Fanpage | NapoliLive | Calcio d’Angolo

Alessandro Sticozzi

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