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A Gamba Tesa | Crollo Roma, quattro passi indietro al San Paolo per la banda Fonseca

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I giallorossi conoscono la prima sconfitta “sul campo” del proprio positivo avvio di stagione. Il poker servito dal Napoli di Gattuso ha messo in evidenza tutti i difetti che erano stati ben adombrati in avvio dal tecnico portoghese

COPERTA CORTA? – Per la prima volta nell’edizione 2020/2021 della nostrana Serie A la Roma si è trovata ad affrontare i vecchi fantasmi delle passate gestioni.
I risultati utili consecutivi, ottenuti all’infuori del 3-3 col Milan contro squadre di medio-bassa classifica o cabotaggio (in Europa League), non avevano mai racchiuso al loro interno il capitolo “infortuni a gara in corso”, se non in maniera marginale.
I forfait di Mancini al 38′ e di Veretout durante la pausa tra primo e secondo tempo hanno evidenziato come non sia sempre possibile replicare coi subentranti dalla panchina lo stesso livello dei titolari che abbandonano il campo.
Villar, entrato al posto del mediano francese ex Fiorentina, non ha illuminato la scena come in molte prestazioni recenti.
Stesso dicasi per Juan Jesus, ripescato (quasi) fuori rosa per riprendere quel posto in difesa che Fonseca stesso gli ha precluso per tutta la passata stagione.
C’è un motivo per cui i giallorossi si sono attrezzati in maniera corposa nel pacchetto arretrato: con Kumbulla, Smalling, Mancini, Ibanez e Fazio (a breve il rientro, ndr) le chance che il brasiliano giochi ancora minuti con la maglia della Roma sono risicatissime.

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DZEKO SENZA FIATO – Ritrovare il proprio centravanti ed accorgersi che l’inattività causa Covid l’ha ridotto a una boa poco mobile in giro per il rettangolo verde non deve aver rappresentato una bella sensazione per tutti quei tifosi che attendevano il rientro del bosniaco per mettere il “punto esclamativo” sul bell’avvio in Serie A.
L’Edin Dzeko visto al San Paolo, indipendentemente dalla bella prestazione difensiva di quelli di Gattuso, ha interpretato (non per sue colpe, ndr) la controfigura di se stesso, non riuscendo praticamente mai a mettere fosforo e genialità a servizio della manovra della squadra, tanto che anche le performance di Pedro e Mkhitaryan – di solito sublimati dai movimenti del capitano – ne hanno risentito parecchio.


SERATA SABBATICA – Quel che ha fatto arrabbiare di più Fonseca, come espresso anche ai microfoni nel post-gara, è stata l’idea di lassismo e disinteresse che la squadra ha mostrato dopo essere andata sotto 2-0 per colpa di Fabian Ruiz.
La Roma, che parzialmente già nel primo tempo non era scesa in campo, non ha reagito né fisicamente né tatticamente, concedendosi alle trame degli ispirati (con motivazione Maradoniana) avversari azzurri, che di contro hanno disputato la miglior partita dell’anno.
I giallorossi erano sempre stati bravi nella fase di contenimento, tanto da risultare assieme ai ragazzi di Gattuso come quelli capaci di concedere meno occasioni da rete (expected goals, ndr) agli avversari nelle otto giornate precedenti.
Baricentro basso, buona protezione dei centrali di centrocampo, abnegazione dei trequartisti: tutti e tre i capisaldi della Roma di Fonseca 2020/2021 sono stati abbondantemente traditi da una sconfitta dalla quale si potrà sicuramente imparare.

Le tre gare per ritrovare la retta via sembrano essere servite su un piatto d’argento dal calendario: prima di recarsi a Bergamo – tana dell’Atalanta – per la tredicesima, i capitolini affronteranno in serie Sassuolo, Bologna e Torino. I neroverdi sono appena stati tramortiti dall’Inter di Conte, i granata sono ancora alla ricerca dei giusti equilibri con Giampaolo in panchina, mentre i rossoblu di Mihajlovic hanno appena festeggiato la prima “clean sheet” dopo tempo immemore.
Altro dato utile alla professione d’ottimismo: 16 risultati utili consecutivi prima dell’imbarcata al San Paolo non potevano essere realmente un caso.

Fonti foto: CorrieredelloSport | 90Min | MondoRomanista

Alessandro Sticozzi

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