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A Gamba Tesa | Aspettando Dumfries, Inzaghi si coccola i nuovi figli del Biscione

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L’Inter vince e convince nelle prime due giornate, riuscendo a tenere il passo di Lazio, Roma, Napoli e Milan in vetta alla classifica. Nulla di scontato se si pensa alle macerie prospettate nel post “Conte-Lukaku-Hakimi”

BRILLA IN PETTO – Lo Scudetto si cuce sul petto principalmente per un motivo: devono essere gli avversari a guardarlo ed esserne rispettosamente intimoriti quando ti si trovano di fronte.
Non serve che tu dica a te stesso di essere stato il più forte nell’annata precedente. È importante che l’incertezza sorga in seno a chi sogna lo scalpo.
Calciatori come Skriniar, Brozovic e Perisic (per citarne solo alcuni, ndr) un campionato italiano non l’avevano mai vinto nelle proprie precedenti fallimentari campagne in nerazzurro.
La differenza vista nell’approccio famelico e “malvagio” a questi primi 180′ si è notata soprattutto in questi uomini, che sembrano essersi tatuati quel tricolore sulla pelle, anziché sulle maglie da gioco.

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E DENZEL? – Uno dei migliori esterni di tutto Euro2020, vale a dire l’olandese Dumfries, è stato chiamato a sostituire quello che da molti è considerato (a ragione, ndr) il laterale nettamente più forte al mondo.
Arrivo in sordina e poi pochi minuti in campo a risultato già acquisito contro il Genoa, per poi attendere seduto in panca per 90′ al Bentegodi, dove lo straripante Darmian proprio non poteva essere toccato, ma arriverà anche il momento per Denzel, in particolare quando le corsie laterali di San Siro necessiteranno un rinforzo rispetto all’asfaltatura donata da un anno di galoppate “made in Hakimi”.
Che l’ex PSV Eindhoven non sia venuto a Milano a svernare lo si intuisce già dal volto “scavato e affamato”.
Dopo quasi un decennio di inguardabili interpreti, l’Inter ha deciso di affidare la fascia battuta dal marocchino a un altro degno attore.
Ah, nel frattempo Dzeko, Calhanoglu e Correa, altri acquisti di un calciomercato oculatissimo donato da Marotta, hanno già timbrato.


I PROBLEMI DI TUTTI – Le noie economiche dell’Inter, almeno in Italia, sono un po’ le stesse che attanagliano gli altri club.
C’è chi all’estero non è riuscito a rinnovare il contratto al calciatore più forte del mondo e forse della storia del gioco (Messi, ndr).
C’è chi da inseguitore ha perso il capocannoniere della scorsa annata (CR7, ndr) piazzandolo negli ultimi giorni di mercato come un abito consunto.
Altri ancora hanno barattato il portiere più forte del mondo – ora panchinaro di lusso a Parigi – con un giovane di belle speranze.
Strano che a sentire la critica nostrana (e non solo) la perdita più ingente sia stata quella di Lukaku, che solo fino a qualche mese prima veniva tacciato d’essere addirittura dannoso per l’evoluzione delle speranze europee della “fu Inter di Conte”. Venduto quasi al doppio rispetto al prezzo d’acquisto, a differenza degli esempi sopracitati.

Storie di ipocrisia a poca attinenza con la realtà dei fatti. Che da soli parlano e assieme al campo parleranno.
Il racconto per ora descritto da Simone Inzaghi – al netto di gufate e normale sfottò – sembra appassionare anche sotto il profilo estetico.

Ma non abituatevici. Non è mai servito spellarsi le mani di applausi per vincere. Per trionfare serve la testa: a pallone si gioca con quella.


Fonti foto: Fantacalcio | Corriere della Sera | Eurosport

Alessandro Sticozzi

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