Home Curiosità “Radiogol” di Riccardo Cucchi…la colonna sonora della passione

“Radiogol” di Riccardo Cucchi…la colonna sonora della passione

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Il sottotitolo scelto da uno dei più importanti radiocronisti italiani, voce della nostra infanzia, è “Trentacinque anni di calcio minuto per minuto”. Nel libro edito da Il Saggiatore e presentato a Roma due mesi fa, si incontrano due amori: quella straordinaria fabbrica di sogni che è l’emittente radiofonica ed il pallone coi suoi tumulti interiori

Il celebre filosofo del linguaggio Ludwig Wittgenstein scrisse in Osservazioni sulla filosofia della psicologia che “la forza dell’immaginazione può sostituire una figura”. La potenza evocativa delle parole, la costruzione di immagini propria della fantasia, l’adesione emotiva, romantica e onirica, segni distintivi della radio, rimpiazzano spesso nel cuore dei tifosi la tv, “considerata cinica, votata all’audience, pragmatica” per il suo eccessivo esibizionismo. La voce narrante rimane tatuata nella memoria e prelude ad una visceralità senza se e senza ma. Quante volte la nostra passione per il calcio nasce da un racconto senza immagini che ci ha fatto sognare? Non è un caso che Candido Cannavò, ex Direttore della Gazzetta dello Sport, descrisse Tutto il calcio minuto per minuto come “la colonna sonora delle domeniche degli italiani”.

Riccardo Cucchi racconta ciò che ha rappresentato per lui questa meravigliosa scatola magica, “un moderno falò intorno al quale si ascoltano storie”, gli scudetti laziali (1974 e 2000) ed i Mondiali vissuti da tifoso e poi da professionista (con in particolare il riferimento a Berlino 2006 ed il grido liberatorio di Campioni del mondo ripetuto quattro volte dopo il rigore realizzato da Grosso), la chiamata a sorpresa di Luciano Pavarotti, la serie B come gioia e dolori tra la promozione del Campobasso ed il riscatto della Juve dopo gli inferi della retrocessione, il celebre “zeru tituli” di Mourinho, l’amore per Puccini e Maradona. Colonna sonora, abbiamo detto. La musica e il calcio come paradigmi di vita: può esistere l’assolo ma è più importante l’armonia di tutti gli strumentisti guidati dal direttore d’orchestra che, sul campo, “è chi ha i piedi educati e sensibili, la testa alta, il lancio millimetrico, il contrasto pulito; quello che vede corridoi che gli altri non vedono e può intuire e suggerire lo sviluppo dell’azione di gioco. Trovando il tempo all’interno dello spartito: il modulo studiato dall’allenatore”.

Oltre all’audacia di Bortoluzzi, all’ineluttabile stacanovismo di Provenzali, campeggiano le due mitologiche figure di Ameri e Ciotti. Il radiocronista perfetto dovrebbe essere un mix tra i due: la trascinante capacità di portarti sul campo di Enrico, la ricchezza lessicale, la qualità tecnica, il racconto meticoloso di Sandro. Il suggerimento migliore di Ciotti? “Porta sempre con te uno zaino ideale, pieno di termini di scorta”. I sette insegnamenti di Mario Giobbe invece sono i seguenti: più breve sei, più bravo sei; non sprecare parole; ascolta chi è in trasmissione con te; rispetta il microfono; sii imparziale; non essere protagonista; l’evento è più importante di chi lo racconta. “La radiocronaca è una questione di ritmo. Un ritmo che è prima interiore e poi reale. Non pura velocità, ma ricerca di un’armonia tra ciò che si sviluppa sotto gli occhi e ciò che si traduce in racconto. E chi ascolta deve percepire il ritmo, non misurarlo; lasciarsi trasportare dal ritmo, non esserne travolto. Maneggiare questo materiale richiede freddezza. Ma anche la capacità di vivere le emozioni e condividerle. Logica e istinto”.

Tutto il calcio era un meraviglioso gioco di squadra, un “esercizio di abilità per mettere a dura prova la concentrazione, la proprietà di linguaggio, la capacità di lettura della gara”. Il titolo del libro non è a caso. “Radio e pallone. Le immagini invadono le nostre case. Ed è giusto così. Ma una voce che cerchi di emergere sul boato del pubblico per gridare: “Rete!” continuerà ad essere, per ogni appassionato, l’essenza vera del gioco del calcio”. Se l’essenza del calcio è il gol, quella della radio è di essere gli occhi degli altri. Ciò comporta una grande responsabilità, perchè questo strumento tanto amato è proprio “il mondo, come lo immaginiamo noi”. La parola radiofonica è testimonianza, rendendo perciò onore alla calzante definizione data da Enzo Biagi al ruolo del giornalista come testimone della realtà. Un testimone è leale e attendibile, perciò conquista tutti e…non morirà mai.

Fonti foto: marsciano7, sportpeople, tuttoilcalcioblog e ilsaggiatore

Erika Eramo

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