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Francesco Repice: “Il derby? Ho più ansia per Juve-Roma. Subiamo il contraccolpo per mancanza di leader”

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Abbiamo intervistato il giornalista e radiocronista Rai, attuale voce della Nazionale italiana e noto tifoso giallorosso, per capire cosa pensa del momento no della squadra. Non sono mancati i ricordi sul massaggiatore Giorgio Rossi da poco scomparso, e sul suo giocatore preferito, Francesco Totti, come le riflessioni sui bianconeri e gli azzurri. Le domande sono 10 come il numero dell’ex capitano

E’ un momento difficile per la Roma. I tifosi sono sul piede di guerra, soprattutto dopo la sconfitta a Bologna. Non è tanto per il risultato quanto per l’atteggiamento in campo. Quali le cause secondo lei?

Quando si cambia non ci si può aspettare subito risultati. Partendo poi dal fatto che tutti sono tecnicamente sostituibili ci sono dei giocatori che sono fondamentali per la compagine capitolina. Basti pensare a Strootman che era, alla prima di campionato contro il Torino, di fatto titolare. Quando viene a mancare un punto di riferimento tutta la squadra subisce un contraccolpo. Non è il valore tecnico, ma il carattere e la leadership, a fare la differenza.

Oggi pomeriggio alle 15,30 nella chiesa di San Giovanni Bosco ci saranno i funerali di una figura importante per l’ambiente giallorosso: il massaggiatore Giorgio Rossi, il papà di molti giocatori. Un ricordo-aneddoto su di lui?

Giorgio era una di quelle persone che rassicurava tutti. In un mondo poco nitido come quello del calcio lui era il porto sicuro in cui attraccare. Non posso dimenticarmi il siparietto nel giorno dell’addio di Bruno Conti. Il nostro Marazico gli diede qualche schiaffetto e lui, di rimando: “Non ce la faccio, non ce la faccio”. Troppa commozione e attaccamento.

Mercoledì e sabato due impegni ravvicinati: prima con il Frosinone per cui simpatizza e poi il derby vero e proprio contro la Lazio. Come vivrà entrambe le partite?

Amo l’atmosfera che si respira a Frosinone, ovvero il calcio come era un tempo. C’è la rappresentazione della città attraverso la squadra. Ieri sera lo stadio, con i suoi meravigliosi tifosi, sembrava la Bombonera del Boca Juniors. Se invece pensiamo al capoluogo di provincia laziale il rione Giardino è una città nella città, un territorio a sè stante. La gente è attaccatissima al luogo e ai calciatori che lo rappresentano. Quindi come vivrò la contesa? Da tifoso della Roma mi auguro di vincere. Contano i tre punti. Per quanto concerne la Lazio non ho mai vissuto con particolari patemi d’animo i derby.

Non c’è un derby che ricorda con particolare trasporto?

Ovviamente ci sono state vittorie memorabili, ma sono più legato alle partite contro la Juve. Quelle le vivo con più ansia. Anche contro il Real Madrid non sono mancati i brividi.

A proposito di Juventus ed Europa…è l’anno buono per arrivare fino alla fine, agguantando la coppa dalle grandi orecchie?

Sì può farcela, non solo per i nomi altisonanti. E’ una squadra magnifica. Basti pensare a questa fotogramma: Cristiano Ronaldo, e dico Cristiano Ronaldo, che si fa 50 metri di campo per recuperare palla su Francesco Zampano, a tre minuti dalla conclusione di Frosinone-Juve. Non serve aggiungere altro.

Torniamo alla Roma e all’ex capitano. Nel libro da poco uscito per la Iacobelli, scritto con Franco Brizi, dal titolo “Un anno senza Totti”, a proposito del gesto tecnico del cucchiaio o scavetto usa la definizione “portare alla luce con uno scavo”. Cosa Francesco Totti ha portato alla luce in lei e in tutti i tifosi che lo amano? Un ricordo dello scudetto del 2001?

Mi ha fatto camminare a testa alta. Poteva succedere qualsiasi cosa, ma c’era lui. In generale non credo si possa essere rappresentati al meglio da un giocatore. Lui c’è riuscito. E’ stato l’italiano più forte di tutti i tempi. Nei suoi tre ruoli (ala sinistra, punta e mezz’ala) per molti anni è stato il miglior interprete. Totti è il calcio. Totti è la Roma. Totti è Roma. Nel 2001 ricordo il suo sguardo in quella famosa partita contro il Parma. Io ero a bordocampo e Capello cercava di cacciare i tifosi che si riversavano in campo. Francesco viene abbracciato, piangente, da tutti. Ero lì. Sono entrato nello spogliatoio. Indimenticabile.

Parentesi azzurri. Un suo parere sulle ultime partite viste? A quale Nazionale è più legato?

Che dolentissime note! Il materiale tecnico è scarso. Spero che Mancini si affidi al blocco Juve, ripartendo da Bonucci-Chiellini e Bernardeschi. Abbiamo bisogno di certezze e non ritrovarci ancora una volta di fronte ad uno spareggio. Qualora non ci qualificassimo all’Europeo sarebbe la pietra tombale sul nostro calcio. Ho amato la squadra di Antonio Conte. E’ un allenatore che tira fuori il sangue dalle rape. Saremmo arrivati fino in  fondo se non fosse stato per i rigori contro i tedeschi. Poi è indimenticabile la notte di Dortmund nel 2006 e il viso di Totti e compagni ad Euro 2000 a Rotterdam. Totti disse qualcosa a Di Biagio nell’orecchio, Di Biagio poi fece lo stesso con Maldini che si mise le mani tra i capelli. Dopo tutti abbiamo capito perchè (ndr, il famoso cucchiaio a van der Sar). Lì c’è l’andare oltre, l’extra del giocatore.

La radiocronaca più entusiasmante?

La finale di Londra tra Manchester United e Barcellona il 28 maggio 2011. Quell’atmosfera di Wembley è irripetibile. Lo stadio, il gioco estasiante dei blaugrana, i grandi campioni in campo, Abidal e la sua storia (scese in campo al posto del capitano Puyol due mesi dopo l’operazione per il tumore al fegato). A fine gara toccava a Puyol alzare la Coppa ma Carles cede la scena ad Eric (ndr, lo stesso Puyol disse che fu quello il momento più bello della sua carriera perchè Abidal lo meritava più di chiunque altro).

Un suo mentore? A chi si è ispirato? A un giovane che vuole intraprendere la sua carriera cosa consiglierebbe?

Più di uno: Sandro Ciotti, Bruno Gentili, Riccardo Cucchi, Enrico Ameri, Claudio Ferretti e Alfredo Provenzali. Da tutti ho carpito qualcosa. Più che i segreti del mestiere ho cercato di prendere da loro la grande passione e dedizione. Ai giovani consiglio di leggere di tutto: dai cartelloni pubblicitari, passando per i fumetti fino ad arrivare a Tolstoj. Il vocabolario deve essere ricco, vario, preciso, narrativo e didascalico. Ciotti parlava, non a caso, del caricarsi di uno zaino di parole. Poi non deve mancare il ritmo.

Lei si è occupato anche di equitazione e pugilato. E’ una passione che va oltre il lavoro? Come mai si è interessato alla teologia?

Mi piacciono molto questi due sport: il pugilato per la filosofia che c’è dietro mentre per l’equitazione amo i cavalli da training, da cowboy per intenderci. La pesca in mare è il mio grande amore. Mi sono interessato in particolare ai teologi scandinavi, alla teologia della liberazione in America Latina negli anni ’70. A me interessa, sradicando l’imperante atteggiamento materialista, capire ciò che c’è dopo, intercettarne una possibilità.

Fonti foto: itasportpress, facebook, corriereroma e skysport

Erika Eramo

 

 

 

 

 

 

 

 

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