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Fernando Orsi docet: è “A Mani Nude” che si scala la montagna del successo

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La scorsa settimana, lunedì 4 dicembre, è stato presentato a Roma presso il Circolo Antico Tiro a Volo, il libro dell’ex portiere della Lazio, scritto in collaborazione con il figlio Gabriele e la giornalista Susanna Marcellini (che ha già firmato le biografie di Pruzzo e Tovalieri). Presenti oltre a D’Amico, Miele e Piscedda, i mister Mihajlovic e Inzaghi, ex compagni di squadra che stasera si affronteranno all’Olimpico

 Io con Fernando Orsi

Non si parla solo di calcio in questo libro. Non è una semplice autobiografia. E’ molto di più: è un figlio (Gabriele) che racconta le vicende del padre, Fernando Orsi, portiere del Siena, Parma, Arezzo, ma soprattutto della Lazio, preparatore dei portieri poi, vice allenatore di Roberto Mancini, allenatore (dal Livorno alla Ternana) e opinionista a Mediaset Premium. Tante anime in una, come le pagine di questo libro davvero particolare. Una storia di vita e di sport (da sottolineare gli incontri con persone eccezionali come Paolo Carosi e Giacinto Facchetti, gli aneddoti simpatici come i cammelli d’Egitto che si chiamavano Vialli e Mancini, il maggio 2000 doppiamente magico per il matrimonio e lo scudetto biancoceleste, la celebre tripletta subita da Maradona e le numerose rinascite sportive) che si intreccia con i momenti intensi della cronaca italiana tra gli anni Settanta e Ottanta, due decenni agli antipodi. All’interno si possono trovare i contributi di Roberto Mancini, Sinisa, Mihajolvic, Simone Inzaghi, Vincenzo D’Amico e Domenico Neri.

 Io con Sinisa Mihajlovic

L’allenatore del Torino ha spiegato nella prefazione, col suo stile ruvido e diretto, il perché di un Orsi vincente a prescindere dei risultati in campo: “E’ facile usare parole al miele verso chi in bacheca ha fatto raccolta di trionfi e di trofei. Non è il caso di Nando, almeno non da calciatore. Vedete che so essere subito netto e duro? Ma io che pure quella bacheca ce l’ho abbastanza piena vi assicuro che la cosa che oggi più mi inorgoglisce non è sentirmi fare i complimenti per le coppe o gli scudetti conquistati. Per le tante punizioni messe sotto all’incrocio dei pali. Per la buona carriera oggi da allenatore. No. Sono fiero quando mi dicono che sono un uomo vero. Leale. Onesto. Che non bara mai. Non volta le spalle e ci mette la faccia. Questa è la mia vittoria più bella. E se questi sono i veri successi di un uomo, allora Nando Orsi è un vincente molto più di tanti protagonisti di calcio che possono vantare un curriculum più lungo o importante del suo”.

 Io con Simone Inzaghi

L’allenatore capitolino ha invece dichiarato durante la presentazione: “Nando lo ricordo con molto piacere. Soprattutto l’anno che faceva il secondo a Mancini. In quel periodo c’erano altri attaccanti in rosa. Siccome Mancini non diceva le cose prima e Nando mi faceva capire, non chiaramente, se giocavo o meno. Sinisa? Lo saluto volentieri, c’è un buonissimo rapporto, poi ci vedremo lunedì prossimo”.

Tornando al libro e quindi in particolare al ruolo di portiere non si può evitare di scrivere da un’angolazione diversa. E’ un ruolo unico e speciale che unisce responsabilità, abitudine alla solitudine, al dolore e al rischio oltre ad un gran potere perché si può essere decisivi: “Fare il portiere vuol dire mettersi in gioco, rischiare, essere consapevole che per gran parte della vita calcistica si è soli. Ed è soltanto apprezzando la solitudine che il ruolo ti impone che si può godere dei momenti di condivisione. In tanti pensano che sia un ruolo folle, io credo invece che sia il più romantico e letterario del calcio…è il solo a poter avere una visione veramente globale del gioco. Vicino per capire la logica del gioco e distante per osservarlo obiettivamente”. Certo per Fernando la storia sarebbe stata diversa se avesse avuto cinque o sei centimetri in più. “Per qualche centimetro in più” doveva essere il titolo del libro, ma la neanche troppo sottile allusione erotica ha spinto Gabriele a far cambiare idea al padre.

 Io con Vincenzo D’Amico

Quale insegnamento resta per Gabriele e Fernando al di là dei rimpianti e delle sregolatezze ivi raccontate? Per il figlio scrittore: “L’amore e il tempo. L’amore per il tempo che ci è concesso e il tempo per amare ciò che conta”, per il padre: “bisogna sempre aprire la mente…tutto quello che ci si presenta davanti puoi affrontarlo in diverse maniere, in tanti modi ma mai rimanendo fermo”. Senza fermarsi mai, nonostante i centimetri in meno, per scalare la montagna del successo, senza paura, a mani nude come si conviene a chi possiede affidabilità, sacrificio e senso del gruppo. D’altronde come diceva Mark Twain: “tra vent’anni sarai più dispiaciuto per le cose che non hai fatto. Quindi sciogli gli ormeggi, naviga lontano dal porto sicuro. Cattura i venti dell’opportunità delle tue vele. Esplora. Sogna. Scopri”.

Foto presa da: Ultra Edizioni

Erika Eramo

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